Rieti International Film Festival

‘Hold On’: l’inferno dell’attesa secondo David Barbieri

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Quattro minuti e quattro secondi. Tanto basta a David Barbieri per costruire un piccolo universo grottesco, incredibilmente riconoscibile, in cui lo spettatore si immedesima fin dal primo squillo. Hold On, distribuito da PunxFilm e in concorso al Rieti International Film Festival, è una commedia amara che trasforma un’esperienza quotidiana, la chiamata a un call center, in un’odissea kafkiana capace di raccontare le ossessioni dell’uomo contemporaneo.

Dopo il successo di Subtitles (2022), Barbieri torna con un film pungente e attualissimo, presentato in anteprima nazionale a Cortinametraggio 2025, dove ha vinto il Premio PromoTurismo FVG. Hold On è un cortometraggio capace di condensare in pochi minuti una riflessione più ampia sul rapporto tra individuo, tecnologia e burocrazia.

L’odissea quotidiana

Al centro della vicenda c’è Eugenio, interpretato da un esilarante Antonio Bannò, impiegato esasperato da un problema di connessione Wi-Fi. Quello che dovrebbe essere un semplice contatto con il servizio clienti della propria compagnia telefonica si trasforma presto in una spirale surreale fatta di musichette d’attesa interminabili, trasferimenti infiniti e risposte impersonali. Una lotta contro l’assurdo che diventa progressivamente un viaggio nell’alienazione.

Un’estetica distopica

Barbieri sceglie una regia che richiama suggestioni distopiche, anche grazie all’uso del formato 4:3, che comprime lo spazio e accentua il senso di claustrofobia. La scenografia è ricca di minimi dettagli che fanno percepire il lento deterioramento interiore del protagonista. La voce telefonica squillante e inquietante (Lavinia Pini) diventa quasi un’entità astratta e onnipresente, simbolo di un sistema impersonale che inghiotte l’individuo. La ripetizione ossessiva della canzone d’attesa, Jarabe Tapatío, non irrita soltanto il protagonista, ma finisce per coinvolgere lo spettatore stesso, trasformando l’esperienza di visione in una condivisione sensoriale del disagio.

Tecnologia, alienazione e capitalismo

La comicità nasce dall’esasperazione: una situazione ordinaria viene portata all’estremo fino a diventare paradossale. Eppure, sotto la superficie ironica, emerge una riflessione amara sulla contemporaneità capitalista, in cui l’essere umano, incapace di vivere senza tecnologia, finisce per diventarne schiavo. Eugenio arriva perfino a fare terapia per gestire la propria rabbia, ma nulla sembra liberarlo dalla frustrazione e dal senso di impotenza. Senza connessione, tutto appare sospeso; con la connessione, l’individuo è comunque prigioniero di un sistema inefficiente.

Barbieri mette così alla berlina tanto i disservizi delle multinazionali quanto l’incapacità dell’uomo medio di affrontare con lucidità queste dinamiche.

La performance di Antonio Bannò

Il risultato è un equilibrio comico perfetto, sostenuto dalla performance di Bannò, già apprezzato accanto a Carlo Verdone nella serie tv Vita da Carlo, e protagonista del precedente cortometraggio Subtitles di David Barbieri stesso. La sua interpretazione restituisce tutta la fragilità, l’ironia e la rabbia di un personaggio che incarna un disagio collettivo.

Hold On è l’esempio ideale di ciò che un cortometraggio può essere: breve ma completo, essenziale ma potente, capace di raccontare una vicenda universale in pochi minuti. Un film che, con sarcasmo e lucidità, costringe il pubblico a guardare le piccole follie quotidiane in cui si è intrappolati, tra tecnologia, burocrazia e attese infinite.

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