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Ciao Varsavia, Marina, Tempi supplementari e gli altri finalisti ai David di Donatello

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C’è un momento, ogni anno, in cui il cinema italiano smette di guardarsi allo specchio e comincia finalmente a guardare fuori dalla finestra. Quel momento coincide spesso con i cortometraggi: il formato più libero, più spietato e più sincero. E infatti la short list dei David di Donatello 2026 per la categoria cortometraggi è arrivata come un piccolo inventario di ossessioni contemporanee: memoria, identità, perdita, rabbia, sopravvivenza.

Quindici titoli, una selezione che diventerà presto cinquina. E poi, inevitabilmente, un vincitore. Il meccanismo è quello noto: prima la lista lunga, poi la scrematura, infine la consacrazione. Ma il punto non è la gara. Il punto è che, dentro questa short list, si intravede un cinema che non chiede permesso.

E soprattutto, in mezzo a questo mosaico di visioni, ci sono tre corti che sembrano già parlare con una voce più nitida, più urgente. Non perché siano “più importanti”, ci mancherebbe: nel cinema, come nella politica, l’importanza la decide sempre qualcuno che non c’era. Ma perché hanno quella qualità rara che un David dovrebbe sempre inseguire: restare addosso.

La short list dei David: Quindici corti, cinque posti, un solo nome inciso

La short list cortometraggi dei David di Donatello 2026 include dieci opere selezionate tra le produzioni più interessanti della stagione. Una lista che funziona come un termometro: misura cosa sta succedendo davvero nel cinema giovane e indipendente italiano, molto più di certi titoli “da tappeto rosso” che passano e spariscono.

Da questi 15, ne verranno scelti cinque. Poi uno solo porterà a casa la statuetta.

Il resto, come sempre, sarà fatto di articoli, polemiche, entusiasmi e dimenticanze. Ma intanto, questi dieci titoli sono qui, e meritano di essere letti come si legge una mappa: non per trovare la destinazione, ma per capire dove stiamo andando:

Titolo enigmatico e suggestivo, Rukeli costruisce un racconto denso di significato, dove simboli e personaggi si muovono in equilibrio tra tradizione e contemporaneità.

Leggi anche: David di Donatello 2026 le Shortlist per dieci categorie

Ciao Varsavia: quando la distanza non è un luogo, ma una condanna

Tra i titoli che spiccano c’è ‘Ciao Varsavia’, Corto che segue Diana, una giovane che, dopo un ricovero per disturbi alimentari, torna sola nei sobborghi di Varsavia. Tra alienazione urbana, la ricerca di un ideale estetico irraggiungibile e la fragilità interiore, Diana affronta un casting di lingerie, sospesa tra il desiderio di rinascita e l’autodistruzione

Marina: l’intimità come campo di battaglia

Poi c’è ‘Marina’, anch’esso di produzione CSC, ha vinto premi in festival internazionali ed è presentato come opera didattica con riconoscimenti alla fotografia. La vicenda segue una ragazza in transizione di genere (interpretata da Silvia Ella Fois) durante un weekend estivo con amici. Sospesa tra sogni e insicurezze, Marina vive un intimo confronto con il corpo dell’amica Camilla, esplorando identità, desideri e la crescita personale

Tempi supplementari: il cinema che non finge di avere un lieto fine

Il terzo titolo che merita attenzione è ‘Tempi supplementari’, che già nel nome contiene un’immagine precisa: quella del tempo che non basta mai. Del tempo che si chiede in prestito, come se la vita fosse una partita truccata dove qualcuno decide quando fischiare la fine.

È un titolo che promette un racconto di resistenza, di rincorsa, di stanchezza. E il bello è che il corto, a quanto suggerisce la sua presenza in short list, sembra avere la lucidità di non romanticizzare nulla.

Ci racconta un pomeriggio d’estate; Claudio chiede al figlio Mattia un passaggio in motorino “verso casa di un amico”, ma la vera destinazione è un confronto inevitabile con un passato di rancori familiari. Il corto esplora il desiderio di riconciliazione in un rapporto padre-figlio segnato da anni di tensioni, tra la ricerca di una pace difficile e la possibilità di sotterrare l’ascia di guerra che ha diviso la loro vita.

Perché il cinema, quando è serio, non consola: semmai illumina. E spesso lo fa proprio nel momento in cui il pubblico vorrebbe spegnere la luce.

‘Tempi supplementari’ sembra appartenere a quella categoria rara: opere che non cercano di piacere, ma di dire qualcosa.

E oggi, nel panorama audiovisivo saturo di contenuti e povero di idee, è quasi un gesto rivoluzionario.

Gli altri titoli in corsa: un panorama che racconta più dell’Italia che del cinema

Accanto a questi tre, la short list dei David di Donatello 2026 presenta altri sette cortometraggi che completano un quadro variegato e interessante: dieci opere diverse per stile, tono e linguaggio, ma accomunate da un’urgenza evidente.

Perché il cortometraggio italiano, oggi, sembra essere l’unico luogo dove la narrazione non è ancora diventata un prodotto in saldo.

Non è un caso: nel corto c’è meno denaro, meno compromessi, meno “strategie”. E quindi più verità.

O almeno, più tentativi di verità.

E se la short list serve a qualcosa, serve proprio a questo: ricordare che prima dei premi, prima delle cerimonie, prima delle standing ovation, esiste ancora il cinema.

Quello vero.

Arca

Un titolo che evoca origine e simbolo, Arca gioca è una distopia fantascientifica incentrata su un programma segreto nato durante la Guerra Fredda per salvare l’umanità dall’annientamento nucleare.

Astronauta

Con un nome che porta subito lontano, Astronauta in lista per il titolo di miglior corto della stagione dei David del 2026. Racconta la storia di Audely, 39 anni, un taglialegna la cui figlia undicenne Carol sogna di esplorare la foresta. Dopo averlo scoperto, il padre decide di “andare sulla luna” per lei, unendo temi di sacrificio, sogni e resilienza

Bagarre

Un corto che risulta inoltre tra le opere riconducibili alla produzione della Scuola Nazionale di Cinema (CSC) secondo comunicazioni ufficiali della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia., Bagarre mette in scena scontri e contrasti esplorando la complessa fine di un’amicizia universitaria tra Anna e Silvia.

Bratiska

Bratiska racconta la storia di Hlib, un giovane rifugiato ucraino in Italia, che vive in condizioni economiche precarie col fratellino Vlad. presentato per la prima volta ad Alice nella Città 2025

Confini, canti

Un titolo che unisce territori e voce, Confini, canti suggerisce un viaggio sonoro e visivo concentrandosi l corto si concentra sul superamento delle barriere fisiche e mentali, offrendo uno sguardo profondo sulle dinamiche di confine

Everyday in Gaza

Con un nome che richiama contesti di profondissima attualità, Everyday in Gaza propone uno sguardo diretto sulla vita quotidiana in un teatro di conflitto, restituendo dignità e sguardi umani alle storie di tutti i giorni.

Festa in famiglia

Il titolo promette calore interpersonale, e Festa in famiglia risulta anch’esso indicato tra i titoli collegati alla produzione della Scuola Nazionale di Cinema (CSC) secondo comunicazioni istituzionali. La narrazione si concentra su un evento traumatico che frantuma l’apparente normalità di una riunione familiare.

Kushta Mayn – La mia Costantinopoli

Un ponte tra passato e presente, Kushta Mayn – La mia Costantinopoli è un corto prodotto nell’ambito didattico della Scuola Nazionale di Cinema ed è stato presentato in concorso in sezioni festival internazionali; distribuito con Premiere Film e Rai Cinema.  I due giovani inseparabili cercano rifugio dai massacri in Europa centrale. La loro finzione di conversione, necessaria per essere curati e istruiti, genera un conflitto interiore e relazionale, poiché una volta entrati nella struttura, l’uscita è preclusa.

Lacerazioni

Titolo che evoca rotture e tensioni profonde, Lacerazioni. Il titolo stesso evoca rotture, tensioni profonde e ferite interiori. Il film affronta tali dinamiche attraverso un linguaggio visivo incisivo, dove tagli narrativi e simbolici si intrecciano in una trama emotiva intensa.

Le faremo sapere

Una frase che suona sospesa tra attesa e rifiuto, Le faremo sapere Racconta le dinamiche di un colloquio di lavoro e la selezione, con un tono che evidenzia la difficoltà e l’incertezza del processo.

Le prime volte

Tema universale e sempre coinvolgente, Le prime volte  Il corto esplora la relazione tra le due donne come un atto di riappropriazione del passato e memoria collettiva.

Rukeli

narra la vera storia di Johann “Rukeli” Trollmann, pugile sinti tedesco che divenne campione dei pesi medi nella Germania nazista

I nostri David si confermano in Short

In una stagione in cui il cinema italiano spesso cerca conferme, i cortometraggi in short list ai David di Donatello 2026 sembrano invece cercare verità: e già questo, oggi, è un atto politico.

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