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‘Motorvalley’: la nuova serie di Matteo Rovere

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Italia e motori: un binomio storico che trova una nuova declinazione seriale con Motorvalley. La serie italiana in sei episodi diretta da Matteo Rovere è disponibile su Netflix. Prodotto da Groenlandia e interpretata da Giulia Michelini, Luca Argentero e dalla giovane Caterina Forza (già vista in Prisma), il serial porta lo spettatore dietro le quinte del mondo delle corse automobilistiche, là dove i motori si accendono prima ancora di arrivare ai box di partenza.

Motorvalley è una storia di famiglia, di riscatto, di colpe irrisolte e segreti pronti a riemergere, raccontata a colpi di rombi di marmitte e con il piede costantemente sull’acceleratore.

Motorvalley. (L to R) Giulia Michelini as Elena Dionisi, Luca Argentero as Arturo ‘Barnie’ Benini in episode 103 of Motorvalley. Cr. Enrico Bellinghieri/Netflix © 2026

Dietro i box di partenza, storia di famiglie e riscatti

Elena Dionisi (Giulia Michelini), dopo la morte del padre, viene estromessa dalla scuderia di famiglia a causa di una scelta sbagliata compiuta in passato per assicurare una vittoria “in casa”. Il fratello, deciso a risanare i debiti ereditati, rinomina la scuderia Alphaville, cancellando di fatto il nome di famiglia. Elena, però, non accetta l’esclusione e decide di rifondare la scuderia di famiglia per riportarla al vertice del campionato GT.

Per farlo ha bisogno di alleati. Il primo è Arturo Benini (Luca Argentero), ex pilota di successo che, dopo la morte del suo migliore amico in pista, si è ritirato dalle corse e ora insegna go-kart ai ragazzini. L’uomo, inizialmente restio, accetta l’offerta di Elena per saldare un debito del padre con degli strozzini.
Il terzo elemento del gruppo è Blu Venturi (Caterina Forza), una giovane donna appena uscita dal carcere, con un talento innato per la guida sportiva e un passato difficile alle spalle. Nessuno crede in lei, tranne Elena – e, in parte, Arturo.

Nasce così un trio improbabile e istintivo, pronto a tutto pur di vincere. Ma, chilometro dopo chilometro, il passato torna a bussare alla porta.

Motorvalley un déjà-vu chiamato ‘Veloce come il vento’

Il mondo delle corse automobilistiche raccontato da Motorvalley richiama inevitabilmente Veloce come il vento: stesso regista, atmosfere simili, personaggi spezzati. A tratti la serie sembra voler replicare quella formula fortunata, risultando quasi nostalgica, come un rimpasto di elementi già noti.

Questo non significa che Motorvalley sia una brutta serie. Al contrario: nel panorama italiano, spesso ancorato a formule più rassicuranti, rappresenta un prodotto diverso e consigliabile. Le sequenze di gara sono visivamente molto riuscite e il punto di vista interno al mondo delle competizioni — fatto di pressioni, compromessi e scelte morali discutibili — è uno degli aspetti più interessanti.

Resta però poco chiaro il “perché” di alcune scelte: la serie riprende così da vicino un immaginario già esplorato senza preoccuparsi né di dichiararne un legame (come sequel o spin-off), né di prenderne davvero le distanze. Inoltre, la volontà di mettere molta carne al fuoco porta i personaggi a vivere molte vite contemporaneamente: in sei episodi accadono moltissimi eventi, come se la serie avesse fretta di correre non solo in pista.

Motorvalley. (L to R) Caterina Forza as Blu Venturi, Luca Argentero as Arturo ‘Barnie’ Benini in episode 106 of Motorvalley. Cr. Enrico Bellinghieri/Netflix © 2026

Un trio imperfetto ma centrale

I protagonisti di Motorvalley non sono vincenti nella vita: un ex pilota in declino, una ragazza segnata da un’infanzia difficile e una donna in cerca di approvazione familiare. Un trio che sembrerebbe perdente in partenza, eppure centrale e catalizzatore della narrazione.

Caterina Forza regge bene il peso del ruolo da protagonista, dando vita a una Blu enigmatica e imperfetta. Il suo percorso — dalle corse clandestine alla pista ufficiale — non la snatura, ma mantiene intatta la sua essenza contraddittoria.
Luca Argentero si allontana dall’immagine rassicurante di Doc per interpretare un Arturo Benini più oscuro e tormentato, un mentore severo e fragile, carico di segreti che emergono gradualmente.
Giulia Michelini è invece il vero motore della serie: Elena Dionisi è una figlia d’arte sopra le righe, determinata e disposta a rischiare tutto per la propria rivincita.

A completare il quadro c’è Giovanna Mezzogiorno, che interpreta Arianna, la madre di Blu. Un personaggio ambiguo, che riappare nella vita della figlia apparentemente per bisogno di denaro, ma le cui reali intenzioni restano volutamente sfuggenti.

Motorvalley: una corsa non perfetta, ma diversa dal solito

Motorvalley è una serie che prova a uscire dai binari consueti della serialità italiana. Il connubio tra cinema, motori ed Emilia-Romagna funziona quasi del tutto, nonostante alcune scelte narrative possano far storcere il naso ai puristi. Non è una serie perfetta, ma le sei puntate scorrono veloci come una macchina in curva. Un prodotto tipicamente Netflix, con un finale aperto che lascia intuire la possibilità di una seconda stagione.

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