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Cactus International Children's and Youth Film Festival

“Il primo passo è cercare le proprie persone”: intervista a Enrica Ilari

In occasione del Cactus Industry Forum abbiamo intervistato Enrica Ilari, divulgatrice social e artista poliedrica

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Intervista Enrica Ilari

Il 7 e 12 febbraio il Salone Ducale del comune di Aosta ha ospitato nuovamente Cactus Industry Forum – Networking for Film and Media Professionals, il forum che ha l’obiettivo di formare i giovani lavoratori del mondo dello spettacolo. L’edizione 2026  ha riflettuto sul fare cinema e comunicazione oggi, sulle forme della narrazione contemporanea e la relazione con il pubblico.

Il Forum vuole essere uno spazio dedicato allo scambio e alla costruzione di reti, connessioni sociali capaci di sostenere nel tempo percorsi professionali diversificati ed eclettici. Un appuntamento per saldare il legame tra discipline e sostenere il sistema creativo nazionale, attraverso gli interventi di professionisti e professioniste capace di creare un linguaggio. Tra queste, il 12 febbraio è presente Enrica Ilari, attrice, regista e content creator, classe 1996.

 

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Ilari si è diplomata in sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinema nel 2024, ha vinto il Premio Mattador per la Miglior Sceneggiatura per Satàn e da un paio d’anni ha ottenuto grande successo sui social grazie a cinem.atika. Pagina dove parla di cinema e serie tv, cinem.atika ha avuto un grande successo (più di 250mila followers fra TikTok e Instagram) sfruttando una comunicazione accattivante e un’attenzione per i tesori nascosti.

L’abbiamo incontrata.

Enrica Ilari: un workshop per parlare di comunicazione

Quest’anno, il focus del workshop di cui sarai protagonista è il modo in cui il cinema incontra e si trasforma attraverso essi. Tu sei un ottimo esempio di cinema trasmesso e condiviso. Come credi che stia cambiando la percezione e diffusione del cinema grazie ai social media?

Anche se spesso si tende a concentrarsi sui risvolti negativi, i social hanno anche un utilizzo positivo, e la divulgazione è uno di questi. Molte persone sentono un interesse verso il cinema e la letteratura, ma non sanno da dove partire o non hanno, nella vita quotidiana, un contesto di confronto che le incoraggi. I social possono quindi diventare uno spazio di accesso: non solo per riscoprire una passione, ma per avvicinarsi a un ambito che viene spesso percepito come distante, astratto o riservato a chi possiede già determinati strumenti culturali.

Credo che la percezione del cinema stia cambiando proprio perché oggi può essere raccontato in modo diretto, quotidiano, condivisibile. Esiste più di un modo di fare cultura sui social. Al di là del livello di competenza, è importante evitare gli intellettualismi e usare un linguaggio che non escluda, ma inviti. In questo senso, i media digitali non semplificano il cinema, ma lo rendono più accessibile.

Uno degli aspetti più interessanti di cinem.atika è la tua capacità di alternare contenuti mainstream a serie televisive o film di grande valore, ma di cui poco si parla in questo tipo di canali. Come decidi quale sarà il tuo prossimo argomento? Sulla base dei tuoi gusti personali o sulla voglia di allargare un po’ gli orizzonti?

La linea guida del mio lavoro è sempre l’autenticità. Consiglio in modo onesto ciò che ho amato davvero, senza inseguire necessariamente i trend del momento. I miei gusti personali sono il punto di partenza, ma non in senso autoreferenziale. Per me sono uno strumento per orientarmi nella qualità. Quando parlo di titoli meno mainstream, lo faccio proprio perché credo che esistano moltissimi film e serie di grande valore che restano invisibili, o vengono percepiti come “vecchi”, distanti o poco rilevanti solo perché non fanno parte della conversazione dominante.

Alternare contenuti più noti ad altri meno raccontati è un modo per allargare gli orizzonti senza imporli, partendo sempre da un entusiasmo reale.

Enrica Ilari: l’importanza dell’eclettismo. Dalla recitazione ai social media

Oltre alla tua attività di divulgazione social, tu hai studiato come sceneggiatrice e hai già all’attivo la stesura di corti e lungometraggi, partendo però dallo studio della recitazione. In che modo pensi che la tua carriera come attrice abbia influenzato e plasmato quella come scrittrice?

La formazione come attrice ha avuto un’influenza molto concreta sul mio lavoro di scrittura. Recitare insegna a riconoscere immediatamente quando un dialogo funziona e quando, invece, suona artificiale. Si è obbligate a confrontarsi con il corpo, il ritmo e la verità della parola detta. Mi ha anche aiutata a immaginare ciò che è sulla pagina come qualcosa di già vivo, non astratto, e soprattutto ad affrontare uno degli aspetti più complessi della scrittura: l’introspezione psicologica dei personaggi.

Nel mio ideale di percorso, mi piacerebbe che le mie esperienze come attrice, sceneggiatrice e regista potessero coesistere e dialogare tra loro, dando forma a un’identità artistica unitaria.

 Tu sei molto attiva sia su Instagram che su TikTok. In che modo differiscono queste due piattaforme quando si tratta di divulgazione?

Entrambe le piattaforme richiedono una forte immediatezza, che non sempre si accorda con i tempi più riflessivi della settima arte. Questo è un limite strutturale con cui chi fa divulgazione è costretto a fare i conti. Instagram tende a favorire maggiormente il dialogo: gli utenti commentano, fanno domande e spesso si aprono confronti costruttivi. TikTok, invece, è più orientato alla reazione rapida: c’è una forte attenzione per l’opinione impopolare, per il contenuto che divide o che ha un potenziale virale immediato.

Di conseguenza, anche il modo di divulgare cambia: su Instagram il discorso può essere più disteso, mentre su TikTok è necessario essere più sintetici e consapevoli delle dinamiche di polarizzazione che la piattaforma incentiva.

Legami e condivisioni: per il cinema e oltre i social

Il workshop di Cactus Industry si rivolge a tutti professionisti, ma con uno sguardo particolare ai giovani. Quali sono i tuoi consigli, da persona che si è approcciata in modo trasversale all’audiovisivo, per chi è agli inizi?

Il primo consiglio è cercare le proprie persone: creare connessioni con chi condivide una visione e una sensibilità simile è fondamentale. Ma quando questo non è possibile, non bisogna vivere il lavorare da soli come un fallimento. A volte è una fase, a volte una necessità, e altre volte è semplicemente il modo più onesto di portare avanti un’idea. Credo molto nel valore delle peculiarità: se si hanno tratti, interessi o modalità espressive non allineate, è meglio metterli in luce piuttosto che nasconderli. Spesso è proprio lì che nasce una voce riconoscibile. Gli artisti hanno molte risorse creative, ma serve il coraggio di farle emergere senza vergogna. Il coraggio di non lasciarsi bloccare dalla paura del giudizio.

È un percorso tortuoso, fatto anche di molti rifiuti e porte chiuse. È importante ricordare che questi ostacoli non sono giudizi sul valore personale, ma parte di un sistema che non sempre riesce a valorizzare subito ciò che è fuori dagli schemi.

Intervista Enrica Ilari

Ilari con il Premio Mattador alla miglior sceneggiatura

cinem.atika è stato infatti luogo anche di collaborazioni con altre pagine sul mondo cinematografico e seriale. Pensi ai social più come un ponte, piuttosto che come bolle separate? Credi nella possibilità di creare comunità al di là delle difficoltà che questi mezzi di comunicazione possono portare nelle relazioni interpersonali?

Cinem.atika mi ha permesso di incontrare persone con la mia stessa passione. Da lì sono nate collaborazioni, progetti condivisi e, in alcuni casi, legami molto forti. Ma anche e soprattutto spazi di confronto sincero sulle gioie e sulle difficoltà di un lavoro che, essendo ancora di nicchia, spesso è difficile raccontare a chi ne è esterno. Credo molto nella possibilità di creare comunità. Questo perché arriviamo da background diversi, ma siamo uniti da una forte esigenza comunicativa. Abbiamo il desiderio di trasmettere una passione. I social possono diventare luoghi di isolamento, è vero, ma possono anche offrire uno spazio a chi fatica a trovarlo altrove.

Molti creator sono persone riservate, eppure hanno trovato qui un modo per sentirsi in relazione con gli altri e far circolare idee, creatività ed entusiasmo.