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Umberto Baldacci: intervista al regista di ‘Julián’

Un racconto di promesse, distanze e ritorni ambientato a San Marino. 'Julián' visto attraverso le parole del regista Umberto Baldacci

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Baldacci racconta Julián

Julián è il cortometraggio sammarinese diretto da Umberto Baldacci e prodotto da Lorenzo Moraccini. L’opera è stata presentata in due proiezioni fuori concorso: la prima a Santarcangelo di Romagna, durante Short Talks, evento inserito nel programma di Luoghi dell’Anima – Italian Film Festival, e la seconda al Cinema Fulgor di Rimini, all’interno di una selezione di cortometraggi.

Il regista approfondisce il cuore del progetto, tra legami familiari, scelte e introspezione, indagando con delicatezza le sfide della crescita e del confronto intergenerazionale. 

Il cortometraggio è distribuito da Premiere Film distribution e al momento rimane inedito.

Julián: un cammino di ricordi, un intreccio di destini 

Julián racconta la storia di un personaggio che eredita un passato che non ha vissuto, ma che pesa comunque sulle sue scelte e sul suo presente. Come è nata l’idea di raccontare una storia in cui il protagonista si trova a fare i conti con una memoria familiare che non gli appartiene fino in fondo?

Il progetto nasce nel 2023. Avevo sottomano un racconto scritto da mio padre, legato ai soggiorni culturali che vengono organizzati annualmente a San Marino per permettere a giovani provenienti dall’estero di riscoprire le loro radici sammarinesi.

Inizialmente lui mi aveva chiesto di tradurlo dall’italiano all’inglese, cosa che ho fatto, e il racconto è rimasto lì fermo per un po’. Col tempo l’ho ripreso in mano e rileggendolo ho capito che avrebbe potuto trasformarsi perfettamente in un cortometraggio. Trattava, sì, il tema dell’immigrazione e del dialogo tra altri paesi e San Marino, ma ciò che mi ha davvero fatto scattare la scintilla sono stati il rapporto familiare tra padre e figlio e il valore della promessa: cosa significa mantenere la parola data, soprattutto tra due visioni del mondo diverse, tramandate più dalla consuetudine che dalla realtà scritta. Mi interessava approfondire questo valore, ma anche il percorso di crescita personale, perché alla fine il corto è un coming of age.  

Ho elaborato anche il tema delle radici, riflettendo sull’allontanarsi e sul tornare, perché anch’io ho avuto esperienze simili. Sono di San Marino, però ho studiato fuori, prima a Bologna e poi a Edimburgo, e tornare a casa dopo tanto tempo mi ha permesso di vedere il mio paese d’origine con occhi nuovi.

Poi c’è stato un lungo processo di scrittura: abbiamo realizzato numerose bozze per definire bene la trama e gli sviluppi narrativi. La scelta dello spagnolo argentino non è stata casuale, ma rispondeva a un’esigenza di forte realismo, perché per me era fondamentale mettere in scena qualcosa che potesse essere contestualizzato in una realtà riconoscibile. 

Abbiamo lavorato a stretto contatto con gli attori e con traduttori per rendere i dialoghi naturali e credibili, facendo anche una ricerca sul campo: ho intervistato tutor e ragazzi che avevano partecipato ai veri soggiorni culturali, prendendo spunti dalla realtà per trasformarli in finzione. Volevo che il contesto intorno fosse il più reale possibile.

Julián

Umberto Baldacci sul set di Julián

Il rapporto complesso tra Julián e il padre

Giustamente menzioni il rapporto padre-figlio, che vediamo complicato e talvolta carico di dolore. Ti sei mai chiesto se tra loro sarebbe potuto esistere un rapporto diverso, più diretto o più comunicativo? 

Io penso che il rapporto diverso sia possibile, ma non per come incontriamo i personaggi all’inizio del corto. Il padre, infatti, non è mai presente fisicamente, ma esiste in modo costante: attraverso la voce, attraverso il peso delle aspettative, attraverso ciò che ha lasciato in eredità.

L’esperienza che Julián vive nel corso della storia è un viaggio allo stesso tempo fisico, mentale e metaforico. È solo attraversando questa distanza che può iniziare a guardare il padre con occhi diversi e, forse, immaginare un rapporto nuovo. Non è qualcosa che si risolve davvero all’interno della storia, ma alla fine rimane un seme di speranza, una possibilità di cambiamento. Quando Julián torna in Argentina, probabilmente è diverso. 

Per raccontare questi temi era fondamentale partire da una condizione conflittuale. Senza quella distanza iniziale, il percorso di Julián non avrebbe avuto lo stesso peso. È proprio questo passaggio, tipico dei vent’anni , che segna l’uscita dalla fase ribelle adolescenziale e l’inizio di una fase più consapevole, in cui si comincia ad abbracciare prospettive diverse dalla propria. 

Costruire Julián: introspezione e misura

Julián è un personaggio molto trattenuto, che esprime poco le proprie emozioni in modo esplicito. Quanto è stato importante il lavoro con l’attore (Laureano Sposato) per rendere credibile questa chiusura emotiva o costruire un personaggio che comunica soprattutto con poche parole e sguardi? 

È stato fondamentale. Il corto è centrato sui personaggi, soprattutto sul protagonista, quindi avevamo bisogno di fare un lavoro dettagliato con l’attore. 

Infatti, il processo di casting è stato selettivo: cercavamo qualcuno che parlasse spagnolo argentino e capisse il discorso dell’immigrazione. A un certo punto ci siamo resi conto che l’unico modo per trovare davvero la persona giusta era prenderla dal contesto reale. Non è stato facile, soprattutto a San Marino.

Una serie di fortunati eventi ci ha portato a conoscere Laureano, appena arrivato dall’Argentina e con una conoscenza dell’italiano molto limitata. Se Julián è introverso, comunica poco ed è introspettivo, Laureano era l’opposto: estroverso, aperto, con gusti musicali completamente diversi. Però dall’altra parte a me piace sempre lasciare spazio alla sperimentazione e all’ibridazione, e Laureano si è dimostrato subito motivato e determinato.

Molte sue caratteristiche sono entrate in Julián e sono diventate parte del personaggio, soprattutto perché stavamo lavorando non con un attore professionista, ma con qualcuno che condivide l’autenticità della storia. Per questo c’era bisogno di creare uno spazio sicuro in cui potesse recitare liberamente ed essere se stesso al 100%. Ha lavorato molto sul lato introspettivo, che possiede naturalmente, e ha aggiunto elementi personali nei dialoghi e nella sceneggiatura, rendendo Julián un personaggio sfaccettato. 

Abbiamo anche introdotto elementi concreti: i suoi tatuaggi, per esempio, o la collana che porta al collo e le sue scarpe, che ho prestato io. Piccoli oggetti che aiutano a trasmettere lui e, allo stesso tempo, il personaggio di Julián, che in qualche modo mi assomiglia un po’.

Prima del corto, abbiamo fatto anche molte chiacchere, parlato dei nostri rapporti familiari e di come ci relazioniamo. Un passaggio essenziale per costruire insieme il personaggio, a cui ho dedicato molta attenzione sia nella fase preparatoria sia durante le riprese.

Julián

Laureano Sposato in ‘Julián’

San Marino, più di una cornice

Oltretutto vediamo San Marino, che non è solo uno sfondo, ma qualcosa che accompagna Julián nella sua ricerca personale. Un luogo dove si confronta con persone e contesti diversi dal suo ambiente di origine, l’Argentina. Avevi immaginato altre possibili location prima di arrivare a questa scelta?   

L’ambientazione è sempre stata San Marino, fin dal racconto originale. L’elemento stimolante era proprio cominciare a raccontare storie sammarinesi.

È stato interessante, soprattutto per me che ho fatto corti in Italia e nel Regno Unito, iniziare a costruire delle storie che riguardano l’immaginario sammarinese. Non essendoci una filmografia tanto estesa sul territorio, sentivo di avere una sorta di responsabilità, ma anche un desiderio, di dare vita a storie dove sono nato e cresciuto. 

Oltretutto, molte delle scelte sono state fatte nell’ottica di non raffigurare una San Marino turistica. Ma raccontare il territorio nella sua totalità, partendo dal centro storico fino a includere le campagne e i borghi (amministrativamente “Castelli”), ugualmente protagonisti dell’esplorazione di Julián.

Composizione e spazio: la scelta visiva su Julián

In molte inquadrature Julián è inserito in campi molto larghi, talvolta piccolo rispetto allo spazio che lo circonda. Qual era l’idea dietro questa scelta fotografica: creare un senso di introspezione o semplicemente enfatizzare il rapporto tra il personaggio e l’ambiente che lo circonda?   

Da un punto di vista fotografico, sicuramente c’era una volontà — anche rispetto ai lavori che avevo fatto prima — di lavorare molto sulla composizione.

Ogni inquadratura è stata pensata insieme alla direttrice della fotografia Eva Castellucci come un “tableau vivant”, uno spazio preciso in cui il personaggio si muove in relazione all’ambiente. Erano fondamentali entrambe le cose: avere un personaggio che attraversa un conflitto e allo stesso tempo uno spazio che accompagnasse questo viaggio. 

Anche la scelta del formato va in questa direzione: è vero che ci sono molte inquadrature ampie, di campi lunghi, però il corto è girato in formato 4:3, così da focalizzare lo sguardo sui personaggi.

Quello di Julián è un punto di vista straniero su una terra per lui inizialmente sconosciuta, che andrà a esplorare nel suo percorso di ricerca.

La musica come guida emotiva

Mi parlavi anche della colonna sonora, dove uno dei brani in questione è Here She Comes degli Slowdive, che ha un ruolo centrale nel cortometraggio. Come avete lavorato su questa scelta musicale? 

A lavorare sulla colonna sonora è stato Neil Halstead, il cantante e frontman degli Slowdive. Già dalla pre-produzione avevo in mente il genere musicale che rappresentano, lo shoegaze, molto vicino a un’idea di introspezione e quindi a qualcosa che il personaggio stesso potrebbe ascoltare.

Il privilegio di poter collaborare con Neil, artista di una band che ascolto da tantissimo e a cui sono molto legato, si è concretizzata grazie a due incontri avuti con lui in occasione dei due concerti italiani del gruppo nel 2024 e nel 2025.

Neil si è dimostrato gentile da subito. Dopo essermi presentato e aver raccontato la mia esperienza, gli ho parlato di quanto mi sarebbe piaciuto poter utilizzare dei loro pezzi per un cortometraggio, che in quel momento esisteva solo sulla carta. Quando poi il progetto ha preso forma e glielo abbiamo presentato, l’idea lo ha convinto tanto da accettare di partecipare al film in maniera attiva realizzando l’intera colonna sonora. 

Il lavoro finale è qualcosa di cui sono molto grato e orgoglioso. Quello di Neil è un riferimento musicale fondamentale, anche perché oltre a essere sceneggiatore e regista suono la chitarra in un gruppo: la musica è una parte centrale della mia vita e anche del mio modo di fare cinema. 

A partire dalle prime bozze, ho sentito subito che la musica originale avrebbe amplificato il messaggio del film e arricchito la sua identità. La musica accompagnava il protagonista nel suo viaggio, lo rendeva malinconico quando serviva, oppure più intenso e confuso in altri momenti. L’unico brano non originale è proprio Here She Comes, che avevo inserito tra le musiche di riferimento del premontato. Insieme a Neil, abbiamo valutato che la scelta di utilizzarla per quel passaggio era molto coerente e non ci sarebbe stato bisogno di comporre un nuovo brano.  

Baldacci racconta 'Julián'

Dialogo e distanza: emozioni in bilico

Invece per quanto riguarda il finale, Julián torna a casa dopo aver parlato con il padre, in un dialogo che rimane ambiguo e aperto. Quale tipo di conclusione emotiva volevi trasmettere attraverso questo finale?

Sì, in realtà quello che mi interessava non era risolvere un mistero. Più di tutto, era importante spostare il focus dal motore della trama – che comunque resta un filo rosso narrativo ben presente – verso qualcos’altro, ovvero una maturazione emotiva: accettare il fatto che magari non si ha ragione e che potrebbe avere ragione l’altro, il cui pensiero va preso in considerazione.  

Il cortometraggio si apre come una ricerca che in realtà serve ad aprire un’altra ricerca: quella di un rapporto, più che di qualcosa di concreto e verificabile.

Lo sguardo creativo dietro il corto

Durante la costruzione di Julián, ti sei confrontato con riferimenti cinematografici o con un immaginario autoriale preciso? E in che modo il tuo approccio alla scrittura ha influito sul risultato finale? 

Questo è il primo cortometraggio che realizzo partendo da un soggetto che non era, di partenza, completamente mio.  

Normalmente parto sempre da cose che scrivo io, in cui compaiono esperienze che ho vissuto, pensieri, cose che ho visto. In questo caso, invece, ho inserito la mia realtà personale all’interno di qualcosa che era diverso da quello che faccio di solito. Però normalmente tendo a scrivere e dirigere, quindi il mio sguardo entra sempre in maniera molto forte nel progetto. 

Per quanto riguarda i riferimenti, l’immaginario di Guadagnino, quello di Sofia Coppola e di Wong Kar-wai sono mondi che fanno parte del mio percorso. A livello tematico, soprattutto per quanto riguarda il paesaggio e l’idea di ricerca, può esserci una vicinanza: c’è il viaggio, il vagare, l’esplorazione. Ma non sono mai stati riferimenti diretti o consci. Nello specifico di Julián, è più il frutto delle mie visioni passate e di tutto ciò che ho assorbito nel tempo. 

Oltre Julián, nuovi orizzonti

Guardando al futuro, hai in progetto altri lavori che seguano questa stessa linea oppure senti l’esigenza di sperimentare nuovi temi rispetto alla storia di Julián? 

Cerco sempre idee nuove, e in questo momento sto lavorando a due nuovi progetti. Per quanto riguarda Julián, sotto l’aspetto teorico ci sarebbe anche spazio per sviluppare un lungometraggio, ma al momento sono soddisfatto di come il suo percorso sia stato esplorato.

Ovviamente, dal punto di vista dei temi, alcune cose tendono a ritornare. Mi interessa il modo in cui le persone si relazionano tra loro, quello che succede nello spazio tra un individuo e l’altro. C’è sempre qualcosa da sistemare, qualcosa che si insegue e una tensione tra l’andare e il tornare, e di che cosa si considera “casa”.

Julián

‘Julián’

Julián

  • Anno: 2025
  • Durata: 20'
  • Distribuzione: Premiere Film distribution
  • Genere: Cortometraggio, Drammatico
  • Nazionalita: San Marino
  • Regia: Umberto Baldacci