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‘Max’: una storia vera di crescita e lealtà

Boaz Yakin dirige questo commovente film tratto da una storia vera

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Uscito per la prima volta sul grande schermo nel 2015, Max risale in classifica tra i titoli più guardati di Netflix, sfidando le nuove uscite del mese sulla piattaforma americana.

Boaz Yakin dirige questo commovente film tratto da una storia vera, che vede come protagonista Max, un cane addestrato per fiutare esplosivi e armi, inviato in missione insieme al suo fedele marine Kyle Wincott, interpretato da Robbie Amell.

Durante una missione in Afghanistan, Kyle perde la vita a causa di un’esplosione in un villaggio, dinanzi a Max e al suo caro amico Tyler, membro della stessa unità. Tyler però sembra nascondere un segreto. Dopo la morte di Kyle, Max è turbato dal trauma della perdita del suo più caro amico. L’esercito decide di congedarlo, e, per evitare che venga soppresso, la famiglia Wincott lo prende in affidamento.

Max: chi trova un amico, trova un tesoro

Uno dei temi più profondi affrontati nella storia di Max riguarda l’elaborazione del dolore in seguito alla perdita, e la capacità di affrontare tale sofferenza con l’aiuto di un amico speciale. Dopo la scomparsa del suo amato padrone, Max soffre una vera e propria sindrome da stress post-traumatico, dalla quale non sembra essere capace di uscire. Fin quando non incontra Justin (Josh Wiggins), il fratello minore di Kyle, con il quale sentirà una connessione speciale sin da subito, e che lo aiuterà a superare il lutto.

Nonostante ciò, Justin inizialmente non sembra essere d’accordo con l’idea dell’affidamento, riluttante al pensiero di occuparsi di un cane, soprattutto a causa del legame che quest’ultimo aveva con suo fratello. Ma il rapporto tra di loro si rivelerà essere la chiave di tutto: impareranno ad affrontare il dolore per la perdita comune, crescendo insieme e affidandosi l’uno all’altro. 

Una storia vera

Il film Max è liberamente ispirato alla storia vera di Jon Tumilson, uno dei 30 soldati Navy SEAL vittime della caduta di un elicottero Chinook in Afghanistan. La sua storia è molto simile a quella raccontata nel film, dove pure viene ripresa una delle scene più toccanti, diventata famosa sul web: il fido Hawkeye (il cane a cui si rifà la storia) esprime il suo cordoglio dinanzi alla bara del suo padrone, sdraiandosi davanti a essa durante il funerale.

Max nasce con l’intenzione di esprimere un riconoscimento a tutti i cani che dal 2003, al fianco dei propri soldati in Afghanistan, non sono più tornati a casa. Si tratta di cani speciali, addestrati con degli obiettivi ben precisi: trovano armi, esplosivi nascosti e soprattutto salvano vite. I cani addestrati per operare in contesti di guerra sono spesso soggetti a disturbi da stress post traumatico: non obbediscono agli ordini, hanno paura dei rumori, e presentano casi di depressione.

La storia raccontata attraverso le avventure e il dolore di un ragazzino dimostra quanto sia difficile affrontare il dolore in casi come questo, e soprattutto mette in risalto la lealtà di un compagno fedele per la vita.

Racconto di formazione e avventura

Se da un lato Max è un racconto ricco di patriottismo e di rispetto verso i caduti americani in guerra, d’altro canto emerge una vera e propria storia di formazione. La cura migliore per Max a un tale dolore sembra essere l’amicizia con Justin, il quale a sua volta abbandona i videogiochi per dedicarsi al mondo reale.

Justin è un adolescente turbato, ha un rapporto complicato con i suoi genitori (Lauren Graham e Thomas Haden Church) dai quale si sente ignorato, in modo particolare da suo padre, veterano del Vietnam e dal carattere molto forte. Dopo la morte di suo fratello, Justin sente di vivere nella sua ombra, fuori posto all’interno della sua stessa famiglia.

Con l’arrivo di Max e di una ragazza con la quale Justin farà amicizia, le cose prendono una piega inaspettata. Inoltre, Justin è l’unico a cui il cane dà ascolto, un chiaro segno di un forte legame. Insieme affronteranno il dolore che li accomuna: Justin scoprirà la bellezza del mondo che lo circonda, e Max imparerà a fidarsi nuovamente di qualcuno. 

Finale prevedibile, ma sincero

Nella seconda metà del film, viene a galla una serie di verità legate alla morte di Kyle. A scoprirle è proprio Justin, che con l’aiuto di Max farà luce su quanto accaduto al fronte, e in particolare sui segreti di Tyler, il marine e amico di suo fratello presente il giorno del triste accaduto. Nonostante i dubbi iniziali sulla sua lealtà, Max dimostrerà alla sua famiglia di essere molto più che un semplice cane addestrato, ma un amico vero, che ama e protegge i suoi cari.

Sul finale, tutti i nodi vengono al pettine: Justin elabora il lutto per suo fratello grazie a Max, che a sua volta affronta il trauma subito in guerra legato ai rumori e alla violenza. Anche i genitori vedono il figlio minore in una luce diversa, non più oscurato dalla vita eroica di Kyle.

Max insegna ad affrontare il dolore, senza respingerlo, dimostrando come, lasciandosi aiutare dagli altri, anche i momenti più complicati della vita possano essere affrontati, superando ogni aspettativa. 

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