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‘The Night Manager 2’: riattivare la nemesi

La nuova avventura di Jonathan Pine ricomincia in Colombia

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Si conclude su Prime Video The Night Manager 2, lo spy thriller seriale creato da David Farr e basato sull’omonimo romanzo di John le Carrè. La serie è frutto di una collaborazione tra case di produzione e broadcaster televisivi che vede Amazon MGM Studios e BBC al centro di questo multiforme conglomerato produttivo.

Riprendono i loro ruoli i protagonisti Tom Hiddleston e Hugh Laurie affiancati dal premio Oscar Olivia Colman. Tra le new entry di questa seconda stagione: Diego Calva, Camila Morrone e Indira Varma.

 IL TRAILER – The Night Manager 2

The Night Manager 2, la Colombia tra beghe cospirative e ricongiungimenti

L’agente segreto Jonathan Pine (Tom Hiddleston), torna in azione otto anni dopo aver incastrato il trafficante d’armi Richard Roper (Hugh Laurie). In questa nuova avventura Pine si trova coinvolto in una nuova pericolosa missione in Colombia per fermare il narcotrafficante Teddy (Diego Calva), mentre stringe alleanze con l’ambigua femme fatale Roxana (Camila Morrone).

Il nuovo mondo non cambia il cuore della serie, la nemesi tra Laurie e Hiddleston

The Night Manager 2 fin dal suo concepimento sembra muoversi come un test riuscito per le aspirazioni di Amazon, che dimostra a se stessa e all’intera industria di riuscire a caricarsi sulle proprie spalle la pesante eredità del franchising di James Bond. Pine, il protagonista della serie, come il celebre 007 è un eroe elegante e solitario che si muove costantemente nell’antologia ripetuta dello spazio, infiltrandosi in ambienti di lusso, identità multiple e sempre sul filo di cedere, ma riuscendo sempre a trovare un sicuro quanto improbabile vicolo d’uscita.

Così avviene anche con gli altri archetipi: antagonisti criminali, manipolabili da Pine, fino al villain per eccellenza rappresentato da Laurie, il simbolo della corruzione e del potere politico che ricorda i grandi cattivi di James Bond come il capo della Spectre, Ernst Blofeld. E un’altra protagonista di The Night Manager 2, interpretata da Camila Morrone, ricolloca le classiche femme fatale di Bond dotate di interessi romantici apparenti, alleanze fragili e sempre in procinto di tradire il protagonista.

Pine e Roper: la dinamica eterna tra eroe e villain

Nel suo passaggio da miniserie a serie regolare, la spy story tratta dal romanzo di le Carrè fa un po’ tutto ciò che si chiede a un prodotto che vuole essere altro rispetto a una scrittura finita, riattivando schemi e relazioni tra i personaggi con la pretesa di essere una buona base continuativa. Per dare un senso al suo ritorno inaspettato dopo ben dieci anni, The Night Manager 2 non può fare altro che resuscitare l’antagonista Richard Roper e porlo in un nuovo spazio, quello colombiano, per far risorgere una continua e stabile dinamica tra eroe e villain, buono e cattivo, bene e male, dando così un senso e un motore pulsante all’intero arco stagionale.

Superati i primi episodi dove Hiddleston e la serie sembravano una via di mezzo tra Slow Horses e The Agency, il thriller di Amazon non può fare altro che reinventarsi nel nuovo puntando tutto sulla nemesi ricostituita. Roper, nel solco delle classiche dinamiche del genere basate sui ricatti politici che coinvolgono i servizi segreti britannici, creduto morto negli episodi iniziali, ritorna nel suo splendore antagonistico riposizionandosi al centro della storia.

Tra Bond e la ricostruzione del cattivo della storia

Il suo inaspettato ritorno è ovviamente un espediente per giustificare una seconda stagione, ma anche una figura imprescindibile per l’economia del plot. L’alterego di Laurie non è un comune villain che può essere semplicemente sconfitto e questo perché la sua figura incarna il potere assoluto e continuo del capitalismo in grado di negoziare continuamente traffici di influenze, politiche, economiche e psicologiche. Il processo manipolatorio di Roper, capace di cambiare eventi globali provocando un colpo di Stato in Colombia, certificano e confermano la funzionalità narrativa del personaggio di Hugh Laurie.

Anche se potrebbe sembrare, e lo è, un ostacolo per il piano della giustizia di Pine, il trafficante d’armi viene volutamente inserito in un meccanismo che rigenera, anche se su vecchi schemi, non solo la serie nella sua totalità, ma in primis l’arco e gli obbiettivi del protagonista.

Giustificare il sequel

Cosa sarebbe Harry Potter senza Voldemort o Batman senza Joker? Probabilmente solo eroi che fanno ciò che è necessario. Ma è il cattivo, il cosiddetto villain, che ha il compito di creare un legame psicologico con il “buono”, riuscendo a formare l’eroe nella sua interiorità, e fornendo a quest’ultimo l’adrenalina competitiva che permette al suo arco e a quello della storia di progredire e di rendere il conflitto sempre vivo e accesso.

Pine e Roper sono dei sistemi identitari che si cercano continuamente. La spia cerca un equilibrio morale e psicologico, mentre Roper vuole la stabilità nel caos, stabilizzando continuamente il suo potere. La loro relazione nella seconda stagione, il continuo essere in bilico tra vita e morte, il loro esitare nell’eliminarsi a vicenda, ne rappresentano non una semplice opposizione tra due contrasti valoriali, ma un controllo narrativo che si apre ai sequel delle stagioni future, dando un senso all’inaspettato ritorno dopo dieci anni.

The Night Manager 2 è un tradimento del mondo di John le Carrè?

Ma può quindi bastare la consolidata chimica tra Hiddlestone e Laurie, e quindi tra Pine e Roper, per considerare la seconda stagione di The Night Manager come un prodotto interamente riuscito? Sì e no. Quella che nel 2016 era e doveva rimanere una miniserie, funzionava per due principali motivi: l’ampio respiro da thriller internazionale della serie e l’etica del romanzo d’origine, dove geopolitica e lealtà politica si intrecciavano. The Night Manager 2 invece appare qualcosa di più tradizionale, vicina a un classico thriller mainstream. Il nuovo spazio colombiano, nella tendenza antologica della serie, tra giungle, violenza e alberghi patinati, è l’ambiente adatto per la doppia maschera di Pine ma costringe la serie ad avere un volto nuovo su una stessa struttura.

Da le Carrè a intrattenimento mainstream

La seconda stagione, come gli ultimi film di James Bond, è carica di azione, cambi di passo e frenetici contraccolpi che nutrono la nemesi Pine-Roper. Senza però rendere l’azione diegeticamente interessante. La trasposizione di le Carrè segue la sua tradizione con pedinamenti, incontri segreti, conti off shore in un thriller che corre votato all’intrattenimento, non scavando quasi mai nella propria orizzontalità drammatica. Assistiamo alla rincorsa perenne tra i due antagonisti, un comune arco narrativo a discapito di altri elementi che nella miniserie ne rappresentavano l’arma in più. Come accade al personaggio di Colman, Angela Burr, che risente il passaggio da forza morale a semplice garanzia di continuità. Ma il cortocircuito più evidente lo vediamo nel personaggio di Diego Calva, il suo Teddy parte da crudele contraltare del protagonista a oggetto sconosciuto e depotenziato nel proprio ruolo di villain principale.

Una seconda stagione che depotenzia story concept e personaggi

Il confronto quindi con la prima stagione sembra abbastanza ingeneroso. In The Night Manager 1 il passaggio dalla penna letteraria a quella del piccolo schermo era denso di contrasti e bivi morali, lotte tra sistemi incarnati da Angela Burr e Jonathan Pine contro il potere illegale e maestoso di Richard Roper. Qui, invece, abbiamo una classica operazione nostalgia, una specie di reboot in perfetta continuità col passato, ma non potendone sostituire la bellezza attrattiva.

I sei episodi funzionano se la seconda stagione viene letta all’interno del formato seriale delle piattaforme streaming, che vogliono intrattenere fingendo di creare un prodotto all’altezza degli altri due medium, quello del cinema e della letteratura. Una spy story diretta all’intrattenimento che fa il suo per molti versi (il climax e la risoluzione dell’episodio finale chiudono con il passato aprendo le porte a una nuova storia che è appena iniziata), senza essere però John le Carrè fino in fondo. La serie sembra affannarsi in un’estetica generalista da spy story classica, più che costruire un vero racconto che possa essere veramente all’altezza dei fasti della prima stagione.

The Night Manager 2 non riesce quasi mai a raggiungere la raffinatezza machiavellica del suo esordio, puntando tutto sulla riproposizione eroe/villain. Il ritorno della serie Amazon è quindi l’inizio di un franchising seriale destinato a rendere il raffinato e intrigante Jonathan Pine un ennesimo alterego del celebre 007.

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