Premiato al Sundance Film Festival 2026, Everybody to Kenmure Street è una di quelle opere che dovrebbero circolare sempre, tra sale cinematografiche, scuole, piattaforme e quant’altro, per dare modo a tutti di capire come va il mondo. Necessario, potente, chiaro, il documentario di Felipe Bustos Sierra parte da un particolare e significativo evento, ma alla fine parla di ciò che ci circonda, costantemente, sin da quando esistono le società (cosiddette) civilizzate. La pellicola alterna scene di repertorio con ricostruzioni, video amatoriali e interviste, sfruttando abilmente la presenza di una grandissima attrice quale Emma Thompson, che si presta a dare voce a una figura nevralgica nella storia.
Everybody to Kenmure Street | La trama
Maggio 2021, Glasgow. Una giornata come tante si trasforma in quella che sarà ricordata per sempre, un atto della Storia scritto nei libri. Durante un raid del dipartimento di immigrazione scozzese, un uomo decide di mettersi sotto il van delle forze dell’ordine, in procinto di prelevare alcune persone dalle loro case, così da impedirne la deportazione. Qualcuno lo nota e si siede intorno al mezzo per impedire che parta. Poco alla volta, la gente si affaccia alle finestre e nota una piccola folla che cresce.
Un giorno è niente nella tua vita.
La notizia si diffonde e i vicini cominciano a riunirsi intorno al van, riprendendo con i cellulari e sedendosi l’uno accanto all’altro. C’è chi lascia la bicicletta in terra, chi prepara uno striscione e lo appende fuori dalla sua finestra, chi raggiunge gli altri dopo aver preso il figlio a scuola e chi chiama a lavoro per spiegare la propria assenza. Nel frattempo la polizia non accenna a spostarsi, nè a liberare gli uomini all’interno del van, immersi nel buio e inconsapevoli di quanto sta avvenendo lì fuori.
Un’opera che insegna e fa riflettere
Ciò che coinvolge ed emoziona di Everybody to Kenmure Street è l’energia sprigionata da queste persone in strada. Persone tra le più diverse, per il colore della pelle, per la fede religiosa, per l’età. Eppure tutte unite. Con un unico scopo, umano, condivisibile, importante. La protesta pacifica messa in scena possiede una potenza indescrivibile, capace di superare i confini dello schermo e di far partecipare, nonostante la distanza temporale e spaziale, a un momento fondante. Con gli occhi, il cuore, lo spirito, ci sentiamo parte di quella comunità, attraversati dal desiderio quasi inarrestabile di fare qualcosa, di non restare in silenzio e dare il proprio supporto.
Abbiamo vinto oggi, ma abbiamo grandi battaglie davanti.
E se da un lato le occasioni non mancheranno di certo, soprattutto ai tempi d’oggi – basta scorrere un attimo la cronaca quotidiana nazionale e mondiale – fa riflettere quanto i cicli storici tendano a ripetersi, spesso in maniera negativa. Da ogni protesta, da ogni rivoluzione, si dovrebbe imparare. L’umanità ha la capacità di evolversi, di trovare la forza in posti inaspettati, ma purtroppo spesso sceglie altre vie, quelle della violenza e dell’incomprensione. Ecco allora che un progetto come Everybody to Kenmure Street indica alla perfezione quale strada seguire, insegna che l’unione fa davvero la forza, che è fondamentale combattere per i diritti considerati umani e per una giustizia inalienabile.
*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.