Interviews
Intervista a Nicolas Morganti Patrignani, ideatore del Rieti International Film Festival
Nicolas Morganti Patrignani racconta la nascita e la visione del Rieti International Film Festival.
Published
6 giorni agoon
Il RIFF – Rieti International Film Festival debutta con la sua prima edizione dal 18 al 22 febbraio 2026, inserendosi nel panorama dei festival cinematografici italiani come un nuovo spazio di confronto tra cinema indipendente, industria e istituzioni. Un progetto che nasce in un territorio finora privo di un evento strutturato dedicato al linguaggio audiovisivo contemporaneo, e che punta a colmare questo vuoto attraverso una proposta culturale attenta sia alla dimensione artistica che a quella produttiva.
Il RIFF si propone come luogo di valorizzazione dei nuovi talenti e del cortometraggio, inteso come spazio di sperimentazione e ricerca, e come occasione di riflessione sulle trasformazioni in atto nel cinema contemporaneo, dalle dinamiche produttive all’emergere di nuovi linguaggi.
A guidare il progetto è Nicolas Morganti Patrignani, co-founder & CEO di REA Film e ideatore del Festival, con cui abbiamo approfondito le motivazioni alla base del RIFF, le sfide di una prima edizione e la visione culturale che ne orienta lo sviluppo.
Intervista a Nicolas Morganti Patrignani
Il RIFF è alla sua prima edizione, un momento sempre carico di aspettative ed entusiasmo. Quanto è stato stimolante dare forma a questo progetto fin dall’inizio?
Organizzare un evento culturale di questo tipo è senza dubbio molto impegnativo, ma allo stesso tempo restituisce una forte consapevolezza: quella di stare costruendo qualcosa di utile per la comunità. È questa consapevolezza che rende sostenibili le difficoltà e che, alla fine, regala una profonda soddisfazione.
Vedere nascere e crescere il Festival è un po’ come assistere alla crescita di una propria creazione. Essendo anche regista, riconosco molto questo processo: accade con ogni opera audiovisiva, dall’ideazione al confronto con il pubblico. Affrontare la prima edizione di un festival internazionale in una città che non aveva mai ospitato un evento simile è stata una grande sfida, ma anche una grande opportunità. A Rieti mancava uno spazio strutturato dedicato al cinema contemporaneo, e il nostro obiettivo è stato proprio quello di provare a colmare questo vuoto.
C’è poi una dimensione personale molto forte: se qualcuno mi avesse detto, qualche anno fa, che sarei stato direttore artistico di un festival a Rieti, non gli avrei creduto. Oggi è una sensazione che unisce emozione, responsabilità e grande motivazione.
REA Film nasce con una forte vocazione culturale e produttiva. Quali esigenze ti hanno spinto a fondarla?
REA Film è nata più da una necessità che da un’aspirazione. Dopo la mia formazione a Cinecittà e l’esperienza del cortometraggio Partenze, non ho trovato subito occasioni concrete per continuare a lavorare nel settore. Ho svolto altri lavori per restare a Roma, cercando comunque di non abbandonare il mio percorso artistico.
A un certo punto ho capito che, se volevo trasformare davvero la mia formazione in una professione, dovevo creare da solo le condizioni per farlo. Grazie a un incentivo statale per le nuove imprese, ho fondato REA Film insieme a Gerardo Lamberti. È stato un percorso complesso e continua a esserlo, ma oggi la società cerca di coniugare ricerca artistica, sostenibilità produttiva e adattamento ai cambiamenti del settore, compreso l’impatto dell’intelligenza artificiale.
Il RIFF ha ottenuto il sostegno di importanti Istituzioni. Quanto è stato complesso costruire questo dialogo?
È stato un processo complesso ma estremamente formativo. Non si tratta solo di ottenere un sostegno, ma di dimostrare la solidità e la visione di un progetto. Fin dall’inizio abbiamo presentato il RIFF come un’iniziativa strutturata, con obiettivi culturali chiari e un forte legame con il territorio.
Il supporto delle Istituzioni ha inciso in modo concreto sulla struttura e sulle ambizioni del Festival, permettendoci di lavorare secondo standard professionali elevati e di pensare al RIFF come a un progetto destinato a crescere nel tempo.
Il coinvolgimento di una giuria composta da figure di rilievo del cinema e della televisione è uno degli elementi distintivi del festival. Che valore ha?
La presenza di una giuria autorevole non è solo una questione di prestigio, ma di valore culturale. Professionisti come Giorgio Colangeli, Daniele Ciprì, Marco Spoletini, Massimo Cantini Parrini, Daria D’Antonio e molti altri portano sguardi diversi e competenze maturate in ambiti differenti del cinema.
Per gli autori selezionati significa confrontarsi con giudizi competenti e consapevoli delle dinamiche artistiche e industriali del settore. Anche per il pubblico questo contribuisce a rafforzare la fiducia nella qualità delle opere e a stimolare una fruizione più attenta e consapevole.
Dal tuo punto di vista di produttore, quali sono oggi le principali criticità del cinema indipendente italiano?
Le criticità riguardano sia lo sviluppo che la distribuzione. L’accesso alle risorse economiche resta difficile, soprattutto per i progetti emergenti, e i canali distributivi tradizionali sono spesso poco accessibili.
Lo posso dire anche per esperienza diretta: con REA Film abbiamo appena concluso la produzione del lungometraggio Roman, interamente autoprodotto. Ora la sfida è farlo arrivare al pubblico. Per questo credo sia fondamentale pensare fin dall’inizio all’integrazione tra produzione, promozione e distribuzione, oltre a investire nella formazione strategica degli autori e dei produttori.
REA Film e il RIFF si propongono come luoghi di incontro tra talenti, industria e istituzioni. Quali azioni concrete mettete in campo?
Il festival nasce come spazio di relazione e confronto. Oltre alle proiezioni, promuoviamo momenti di approfondimento e scambio che permettano agli autori di avvicinarsi in modo consapevole alle dinamiche dell’industria audiovisiva.
Siamo consapevoli che, alla prima edizione, il lavoro da fare è ancora molto, ma il RIFF vuole essere un punto di partenza: un luogo in cui talenti emergenti, professionisti e istituzioni possano iniziare a dialogare e costruire nuove opportunità.
Il RIFF dedica una sezione alle opere realizzate con intelligenza artificiale. Come interpreti l’ingresso dell’IA nel cinema?
L’intelligenza artificiale rappresenta soprattutto uno strumento creativo e una grande sfida etica. Può affiancare il processo produttivo tradizionale, ma non sostituirlo. Il cinema resta un processo profondamente umano, fatto di scelte artistiche e responsabilità creative.
La sezione dedicata all’IA nasce proprio con l’obiettivo di osservare criticamente questi nuovi strumenti, interrogandosi su come stiano influenzando il linguaggio audiovisivo e su quali limiti sia necessario porre. Il filmmaker del futuro dovrà sviluppare competenze tecniche aggiornate, ma soprattutto una forte consapevolezza culturale ed etica.