Interviews

‘Gomorra – Le origini’: intervista a Marco D’amore

Dopo 12 anni da ‘Gomorra’ su Sky e Now l’attesissimo prequel

Published

on

Dopo l’enorme successo di Gomorra – La Serie, è sbarcato su Sky l’attesissimo prequel, in 6 episodi, Gomorra – Le Origini. Tratto dal bestseller di Roberto Saviano, la serie è prodotta da Sky Studios e Cattleya – parte di ITV Studios.

Gomorra: le origini

Napoli 1977. La storia di come tutto è iniziato: di come un giovanissimo Pietro Savastano entrerà nel mondo della criminalità, sullo sfondo di una Napoli in piena trasformazione, povera, segnata dal contrabbando di sigarette e all’alba dell’arrivo dell’eroina. [sinossi ufficiale]

La nuova serie, disponibile on-demand anche su NOW, è centrata sull’educazione criminale del giovane Pietro e fornisce una nuova prospettiva sulle radici del potere del ragazzo, catturando un’epoca che ha definito il volto della criminalità moderna.

I primi 4 episodi sono diretti da Marco D’amore che “ha ben chiara l’idea del progetto nonché le sue potenzialità intrinseche, permette di seguire da vicino i personaggi, di percepire la paura e condividerne la felicità” (la recensione di Sabrina Colangeli su Gomorra – Le origini).

Gomorra Le Origini è una creazione di Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano. Distribuzione internazionale di Beta Film.

Marco D’Amore, regista, supervisore artistico e co-sceneggiatore del progetto, ce ne parla nell’intervista per Taxi Drivers.

Dodici anni dopo Gomorra – La Serie

Era il 6 maggio del 2014 quando su Sky andava in onda per la prima volta Gomorra – La serie. Il primo episodio, intitolato Il clan del Savastano, inizia con Ciro Di Marzio, personaggio che con la tua interpretazione diventa tra i più iconici dell’intera saga, insieme ad Attilio (Antonio Milo). I due compiono un attentato ai danni di Conte (Marco Palvetti). Sono passati dodici anni da allora, come è cambiato Marco D’amore come cineasta e come uomo?

In dodici anni, la vita di un essere umano può cambiare tanto. Soprattutto quando si vive un’esperienza così radicale, così innovativa, che ti coinvolge in toto, rendendoti protagonista. In questi anni sono maturato artisticamente e umanamente, lungo il mio percorso ho fatto delle scelte che mi hanno consentito di crescere.

In questo enorme progetto, che è Gomorra, mi è stata offerta la possibilità di deputare come regista, cioè di realizzare il mio primo film, L’immortale, e di diventare il direttore artistico dell’ultima stagione di Gomorra – La Serie. Tutto ciò mi ha stravolto, mi ha messo di fronte a diverse responsabilità e difficoltà – sia artisticamente che umanamente – perché, quando ci si misura con i propri limiti, due sono le strade: si cede oppure si cresce.

Spero di continuare a percorrere la seconda strada, che mi ha consentito di essere alla guida di Gomorra – Le origini, poi arriverà il tempo dei bilanci, ma per il momento non posso che considerarmi soddisfatto.

Marco D’Amore e gli inizi al teatro

Dai i tuoi esordi con Toni Servillo, già avvertivi una spiccata vocazione per la regia e la scrittura, oltre ovviamente per la recitazione?

Ho iniziato a lavorare con Toni quando avevo 18 anni, ma ho cominciato a fare teatro molto prima, in maniera indipendente, cimentandomi, insieme a un gruppo, nella scrittura e nella messa in scena. Ho sempre avvertito una forte attrazione verso la dimensione autoriale, che col tempo ho coltivato, prima come allievo della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e poi con una mia compagnia. Con l’esperienza di Gomorra, poi, questa mia vocazione ha acquistato una rilevanza maggiore.

Gomorra Le Origini: un coming of age

Con Gomorra – La serie arriva il successo, ma giungono anche tante polemiche, c’è chi ha parlato di glorificazione del male e si è arrivati perfino a ipotizzare proposte di legge per censurare l’intera serie. Polemiche e iniziative ingiuste e spesso figlie di sterile propaganda, visto che, almeno secondo il mio parare Gomorra è sostanzialmente una storia d’amore e di amicizia. Gomorra Le origini, invece, è la vicenda di giovanissimi personaggi nati in un contesto sociale emergenziale su tutti i fronti che sopravvivono nutrendosi della speranza di riscatto sociale ed esistenziale, con la speranza di realizzare i propri sogni, come quello di riuscire a giocare nel Napoli, oppure quello dei giovanissimi Pietro (Luca Lubrano) e Imma (Tulia Venezia) di andare a vivere in America. Questi sogni, però, si scontrano con una realtà ben diversa che li trasforma in criminali?

Gli americani direbbero che questa serie è un coming of age e i sogni dei protagonisti sono tangibili perché, a differenza di Gomorra La serie, cambia radicalmente il punto di vista, infatti dove agivano personaggi già adulti, incrociati in una fase operativa della vita in cui avevano rinunciato a sogni e speranze, proiettandosi a capofitto nella folle corsa del potere e nella prevaricazione verso l’altro, distruggendo lentamente il proprio essere; in Gomorra Le Origini ha come protagonisti dei giovanissimi e nonostante la loro totale indigenza, a quell’età è impossibile rinunciare ai propri sogni, che si declinano rispetto alla vita, alla possibilità di riscatto, all’amore, all’amicizia, che è la dominante di questa prima stagione.

L’omaggio a Sergio Sollima

Questa voglia di sognare ci ha consentito di costruire dei momenti giocosi, allegri, conviviali in cui si percepisce un’atmosfera calda e accogliente in cui i protagonisti si ritrovano, s’innamorano, sognano e percepiscono, con gioia, che la spensieratezza tocca le loro tristi esistenze.

Uno di questi momenti è quella scena corale in cui tutti protagonisti si ritrovano davanti a un televisore a colori per guardare Sandokan, un grande successo dell’epoca in cui è ambientata la storia, un omaggio che ho voluto fare a Stefano Sollima, visto che quel sceneggiato aveva la regia di suo padre Sergio.

Nelle storie dei personaggi di Gomorra Le Origini ho percepito un senso di impotenza. C’è un necessario desiderio di emanciparsi dalla triste realtà, ma qualcosa impedisce una reale evoluzione, un senso di impotenza nei confronti di un destino già deciso.

È una lettura la tua che rispetto, ma non so se si può parlare di impotenza, perché dietro a ogni movimento c’è una scelta, seppur generata da fatti che avvengono, perché le speranze sono state disilluse, perdendo la fiducia in sé e perché si ha una visione della vita totalmente ridimensionata, in ogni modo dietro ci sono sempre delle scelte. È il caso di Angelo (Francesco Pellegrino), di Pietro e di Imma… c’è, senza dubbio uno scontro con la durezza e la solitudine della vita che, però, ripeto, sorte dopo delle scelte ben precise.

Dalla guapperia alla Camorra di Cutalo

A differenza di Gomorra, dove si parte subito con l’azione, in questo caso c’è un ritmo diverso, più disteso, in alcuni casi riflessivo e contemplativo che, dopotutto corrisponde a un tuo specifico stile, se penso a film come Caracas. È stata una scelta voluta? Una possibilità offerta allo spettatore per meglio assimilare e riflettere?

Gli attacchi sono completamente diversi. Gomorra inizia e siamo già nel bel mezzo di una guerra, invece, qui l’incipit è caratterizzato da un presupposto diametralmente opposto. C’è stata la necessità di lasciare al pubblico la possibilità di inquadrare una dimensione temporale e sociale. Un mondo che circonda questi protagonisti e innanzitutto la loro età, fondamentale per comprendere al meglio la narrazione e, attraverso il loro sguardo, avere consapevolezza di una precisa dimensione, non reale, incapace di percepire il pericolo e, un certo punto, in questa dimensione Pietro si lascia sprofondare in una notte da incubo che gli stravolge completamente la vita.

Inoltre, va ricordato che la vicenda si svolge più di 40 anni fa, quando esisteva una criminalità ben diversa da quella di Gomorra La serie, che mostrava una camorra professionalizzata . In Gomorra Le Origini siamo ancora ai tempi dei guappi di quartiere che inizieranno a trasformarsi solo con l’avvento di Raffaele Cutolo che, con la Nuova Camorra Organizzata, rivoluzionerà il panorama della criminalità, con le famiglie del centro di Napoli che cominceranno a fare rete. È stato molto interessante confrontare queste due facce della stessa medaglia.

La devozione della camorra

A proposito di Raffaele Cutolo, a cui dedichi dei piccoli inserti sul finale di ogni episodio, per poi dargli maggiore spazio verso il finale della serie. Hai mostrato questo personaggio, tra finzione e realtà, in modo molto suggestivo, su quali fonti avete lavorato, insieme agli altri sceneggiatori, per ricostruire questa parte fondamentale di quel particolare momento storico?

Il lavoro è stato lo stesso fatto per Gomorra La serie, guidato dalla necessità di imbattersi con ciò che è accaduto ed esplorare tutte le fonti a disposizione: interviste, documenti processuali, libri che sono stati scritti che trattano le vicende che raccontiamo … insomma, partire dal reale, per poi concederci il lusso, come fanno i narratori, di sceneggiare rispetto alla realtà il nostro racconto di finzione, con qualche licenza poetica, piccoli strappi rispetto a quello che è realmente accaduto, avendo però un grande rispetto e una grande curiosità nei confronti dei fatti e delle storie.

Reale come i tratti biblici che caratterizzano il personaggio di Cutalo/O Paisan (Flavio Furno), gli stessi tratti, poi, si estendono all’intera narrazione della serie, soprattutto quando si affronta il concetto di nascita, intesa come colpa e in particolare mi riferisco alla scena tra Pietro e sua madre. È questa un’ulteriore differenziazione con Gomorra La serie, dove predomina una gamma tematica e linguistica più simile alla tragedia?

I tratti di alcuni personaggi provengono esattamente da quello che ti dicevo prima, da quella prassi di studio che ha attinto dalla realtà, che ci ha consentito di costruire dei riferimenti riconducibili a persone reali, che avevano la prerogativa di delineare la propria vita come un cammino messianico, in altri, invece, abbiamo trovato un profondo rispetto religioso, una devozione al limite della superstizione. È ovvio che mettere in scena questi tratti religiosi, in ambito criminale vai a generare dei cortocircuiti molto interessanti.

I riti del potere in Gomorra La Serie e in Gomorra Le Origini 

La stessa dinamica la ritroviamo in Gomorra La serie, basti pensare al personaggio di Salvatore Conte e i suoi continui riferimenti alla Bibbia, la sua ossessione per la preghiera. In fondo quel mondo criminale è permeato di questa vocazione religiosa, intesa come una sorta di protezione divina per le azioni commesse, piuttosto redimersi, ma questo, fondamentalmente, è un tratto umano.

Questa particolare devozione che travalica spesso in superstizione genera in Gomorra Le Origini non pochi episodi rituali, che spesso precedono azioni criminose, come l’omicidio e tu, con la regia sottolinei questi momenti, ponendo la cinepresa vicinissima ai fatti che stanno avvenendo e forse non è un caso che questi riti, in maniera diversa, vengono mostrati in episodi di Gomorra La serie, diretti da te, come quando Patrizia si reca nella masseria dei Levante per il pranzo domenicale?

È una ritualità avvenuta, che dimostra in maniera lampante come dietro il leaderismo di questi personaggi si nasconde un’illusione di appartenere a un universo divino, che li trasforma in una specie di superuomini, di semidei invincibili. Ma soprattutto, attraverso quel poco che hanno compreso nella lettura dei testi sacri, si illudano di intontire chi gli sta intorno che, per mancanza di cultura e insufficiente capacità interpretative, si fanno abbindolare. Da ciò nasce la ritualità che poi diventa religiosa, quando si spezza il pane, si beve il vino… segni che mitizzano un momento e agiscono profondamente sulle coscienze e sul sentire di chi si approccia a quel mondo.

Alleanze e Guerre

Sono certo che lo spettatore capisca molto profondamente che, dietro a questa ritualità si nasconde una volontà mistificatoria e per quanto riguarda Gomorra Le Origini, che è lontana dalla realtà del presente, si sottolinea come la stessa ritualità stia scemando, lo stesso sta avvenendo per quei riti, spirituali o meno, capaci di mettere insieme un’intera comunità.

Negli anni Settanta, invece, tutto ciò era molto vivo e nel presente lo ritroviamo solo in determinati nuclei, come l’esempio che facevi dei Levante, una famiglia di provincia, di campagna, ancora strettamente legata alla Chiesa, alla preghiera e anche quei riti, come il pranzo domenicale. Questo è interessante anche in chiave sociologica, per comprendere quanto sia cambiata la società e l’individuo.

Sempre attraverso i Levante, inoltre, individuiamo in Gomorra La serie una particolare spartizione, una differenziazione all’interno della criminalità. Due tipi di camorra, quella Napoletana e quella casertana che si incontrano e poi si scontrano. Lo stesso avviene in Gomorra Le Origini, tra le famiglie del centro storico e quelle della periferia di Secondigliano, prima alleati e poi in guerra tra loro.

Queste distinzioni sono fondamentali, perché tra le tante cose diventano anche dei spartiacque molto precisi all’interno di queste storie criminali, oltre a determinare, nell’animo dei protagonisti, determinati sentimenti, questo avviene sia in Gomorra La serie, per quanto riguarda Genny nei confronti dei Levante, sia in Gomorra Le Origini per quanto riguarda Angelo A Sirena nei confronti dei Villa.

I codici della camorra

In Gomorra Le Origini c’è un evento molto importante che segna una decisiva svolta all’interno della narrazione e mi riferisco al battesimo della figlia di Corrado Arena (Biagio Forestieri), un momento caratterizzato da una forte ostentazione di potere delle varie famiglie. Come hai lavorato nella messa in scena di questa sfida, fatta di atti simbolici, tra i vari personaggi?

Torna in rito anche in questo caso. È un momento apicale del racconto, ormai le fazioni sono dichiarate e lo scontro è aperto. Ma per rispettare un codice, appunto un rituale, non si può, almeno per il momento, giungere allo scontro diretto, nonostante ormai gli animi siano accesi. E allora il tutto si realizza attraverso gli sguardi che diventano veicoli di messaggi ben precisi.

È stato un lavoro molto affascinante lavorare intorno a un evento rituale che, necessariamente, deve mettere tutti insieme, per firmare un patto di non belligeranza. Questa ricostruzione ha dato forma a tutta una serie di codici di comportamento che dettano le regole non scritte di un intero mondo, un sistema fatto di leggi e credi. Spero che tutto questo accendi la curiosità dello spettatore, che lo spinga a fare delle personali ricerche, per giungere alla sua personale riflessione.

Sbaglio nel dire che c’è una sostanziale differenza tra il linguaggio di Gomorra La Serie e Gomorra Le Origini? Nella prima si fa spesso ricorso alla metafora, ancora una volta simile a quella della tragedia greca, usata dai personaggi come strumento di diplomazia, visto che, come già hai fatto notare, ci ritroviamo difronte a uomini arrivati al potere; in Gomorra Le Origini, invece, dove il potere non è stato ancora conquistato, c’è un cambio di registro e troviamo un linguaggio più quotidiano.

Le donne in Gomorra Le Origini

Non sbagli, c’è una profonda distinzione lessicale. In Gomorra La serie è stato usato una sorta di slang, perché oggi il napoletano contemporaneo è questo, ma anche lì sono state usate delle formule proverbiali. In Gomorra Le Origini c’è un ritorno a un napoletano più pulito, una lingua che partiva dal centro della città per poi irradiarsi sulla periferia e sulla provincia.

È stato fatto un grande lavoro, soprattutto sui più giovani per far perdere quelle abitudini lessicali del presente, spesso caratterizzate da certi anglicismi, del tutto assenti nell’epoca in cui è ambientata la serie. La differenza, dunque, c’è ed è stata voluta.

In Gomorra Le Origini emergono dei personaggi femminili, fondamentali per la struttura della narrazione, come Concetta Rizzo (Diana Hobel), che ha già conquistato il potere, poi, ovviamente, c’è la giovanissima Imma, che si scontra con la criminalità e, infine, un’altrettanta giovanissima Annalisa Magliocca (Fabiola Balestriere), la Scianel di Gomorra la serie. Le donne, quindi, hanno un ruolo principale in questo contesto?

Una lotta contro il patriarcato

È un’eredità che proviene da Gomorra in termine di rilevanza delle figure femminile e di capacità narrativa della serie che ha sempre raccontato sia gli uomini, sia le donne, collocandoli sullo stesso livello d’importanza. Abbiamo voluto continuare a lavorare nella stessa direzione, avendo al nostro vantaggio la possibilità di raccontare le origini di questi personaggi, fondamentali per le vicende.

Donne tra loro molto diverse, con diversa provenienza: Imma è una borghese, Annalisa ha un’origine sicuramente più proletaria, Donna Concetta, rappresenta il potere dei cosiddetti colletti bianchi e una provenienza agreste, simile a quella dei Levante, per quanto riguarda Anna, la sorella de O Paisan.

Sono figure femminili che intercettano delle istanze che partano in quegli anni, per stravolgere completamente la visione femminile nel mondo. Mi riferisco, ovviamente, a tutti i movimenti, nati nel nord Europa e che hanno poi attecchito in Italia. Dunque, sono delle figure non solo femminile, ma femministe, perché tutte, in modo diverso, con i propri mezzi, riescono a tradurre quelle istanze movimentistiche. La loro è una personale rivolta verso il mondo che le circonda, un mondo sostanzialmente patriarcale.

Angelo e Pietro in Gomorra Le Origini

Con il rapporto che intercorre tra il giovane Pietro e Angelo, suo mentore, c’è un tentativo di replicare la dinamica interpersonale, che ricorda molto il rapporto padre – figlio, presente in Gomorra La Serie, tra Pietro Savastano e Ciro Di Marzio?

No, non si tratta di replicare, è una questione che riguarda gli archetipi narrativi, intorno ai quali si costruiscono i rapporti che danno la possibilità di tracciare le coordinate narrative. I modelli di scrittura, sostanzialmente, si basano su 4, massimo 5 mega rapporti universali che, di volta in volta, assumano contorni diversi in base ai personaggi.

Angelo è sicuramente un mentore per Pietro, una sorta di figura maschile che manca nell’esistenza del giovane, allo stesso tempo, Pietro diventa una forma di incoraggiamento per Angelo, quando quest’ultimo pare arrendersi. È stato questo rapporto a darci la possibilità di esplorare il carattere dei personaggi, la loro psicologia e i loro desideri.

I Luoghi della Camorra

C’è un dialogo tra Imma e Pietro in cui parlano della loro terra. I due ragazzi si trovano su una spiaggia, Imma guarda il mare e dice: “ Siamo in un posto brutto, ma potrebbe essere bellissimo”. Questa battuta riesce a esprimere una realtà tangibile della vita: i luoghi della camorra sono violentati e deturpati, ma all’origine erano luoghi meravigliosi, ma un certo tipo di mentalità e non mi riferisco solo alla camorra, almeno non alla camorra che spara, ha reso questi paesaggi i non luoghi.

Quando si scrive bisogna assolvere due compiti, da una parte bisogna restituire alla storia che stai raccontando il suo sviluppo, lo svolgimento, la precisione delle dinamiche, attraverso cui si esprime, quindi essere coerenti con quello che accade, dall’altra parte occorre aprire dei buchi neri che nulla hanno a che fare con la storia.

In quel momento Imma e Pietro, che potrebbero essere due ragazzi comuni degli anni Settanta, ma anche del presente e perché no, anche del futuro, si rivedono in quel luogo, che potrebbe essere bellissimo, ma fa schifo e questo significa tanto.

È una critica a se stessi, è un mettersi in discussione, è un non accontentarsi di ciò che una determinata vita ti ha offerto e di non essere capaci di reagire rispetto a certe situazioni. Si tratta di strappi che vanno oltre i rapporti della storia che si racconta e che conducano lo spettatore a fare i conti con se stesso.

La dedica a James Senese in Gomorra Le Origini 

Imma e Pietro sono difronte a un panorama di mare che dovrebbe lasciare basito chiunque per la bellezza, però, trasportati dal sentimento che li conduce lì, dopo aver fatto quello che hanno fatto, lei non può vedere nulla di bello e persino il mare fa schifo, perché lo schifo è dentro di lei.

Gomorra Le Origini è dedicata a un grande artista come James Senese, dunque, è obbligo accennare alla musica che accompagna la serie.

La musica prova a raccontare un periodo storico, declinato a secondo dei personaggi, ad esempio c’è molto rock statunitense degli anni Settanta, perché quello è il mondo di Angelo e di questo sogno americano che si insegue, c’è della musica originale che rispetta le melodie del tempo, un movimento artistico – musicale che da Napoli ha rivoluzionato il panorama della musica italiana, non al caso nel 1977 esce l’album Terra mia.

Poi, ovviamente c’è la musica di James Senese che, all’epoca, insieme a Mario Musella, è stato uno dei rappresentati più alti di una generazione di napoletani che hanno innovato la musica italiana. Avrei tanto desiderato che James avesse visto con i propri occhi gli esiti di questa collaborazione, ma sono sicuro che dove si trova ora sarà contento di quello che abbiamo fatto insieme.

Lo studio della sceneggiatura e il lavoro di conoscenza

Come è stato scelto il cast?

Nel 2018 ho iniziato a fare regia e d’allora ho sempre lavorato con Davide Zurolo, che è diventato il mio casting director, lo stimo tantissimo e mi considero davvero fortunato che stia al mio fianco.

Quando si tratta di scegliere e soprattutto mettere le mani nella fragilità, nei desideri, nelle speranze altrui è il migliore nel suo campo. Condividiamo lo stesso metodo di lavoro e la stessa visione del mondo, per cui i nostri provini diventano dei momenti di lavoro molto lunghi, che tendono di mettere insieme tante cose. Da una parte, ovviamente non può mancare un certo innamoramento che deve scattare verso qualcosa che è anche impalpabile, che percepisci in un essere umano e che credi possa portare delle cose al personaggio.

Ma alla fine sono gli attori che ti scelgono in una forma di magia che si viene a creare e ciò è avvenuto per Gomorra Le Origini, io mi sono limitato a condurli verso quel mondo, attraverso un lungo lavoro di preparazione. Abbiamo trascorso tanto tempo insieme, un grande lavoro di preparazione, di prove, di studio della sceneggiatura, ma anche di conoscenza tra di noi, con lo scopo di stabilire un linguaggio comune.

Infine, si farà la seconda stagione di Gomorra Le Origini?

Così come è stato per Gomorra La Serie, si farà se varrà la pena, il finale della prima stagione è aperto, per cui è possibile e siamo già a lavoro per trovare qualcosa di potente di bello, sicuramente c’è il desiderio di continuare questo progetto.

Exit mobile version