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‘My father’s shadow’ e quei bambini cresciuti troppo in fretta

La prova che il cinema sa far emozionare senza la frenesia dei tempi moderni

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My father’s shadow sta facendo parlare di sè in queste ultime settimane, come un film di grande valenza estetica e simbolica. Ma perché? E, soprattutto, cosa significa un film tanto delicato, e al tempo stesso forte, all’interno dell’attuale panorama cinematografico?

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L’ombra del padre: la trama di My father’s shadow

My father’s shadow, presentato in Un Certain Regard, è il primo film nigeriano ad approdare in una selezione ufficiale a Cannes. Il suo eco difatti risuona fino in Italia, adesso che è alle porte dei nostri cinema italiani. Akinola Davies Jr. dirige la sua – straordinaria – opera prima affondando le mani in una novella dolce amara sul rapporto padre/figli. La sceneggiatura è co-scritta dal regista esordiente e da suo fratello Wale Davies.

I protagonisti sono due bambini, due fratelli, che con tacito assenso seguono “l’ombra del padre”. Il loro papà Folarin (Sope Dìrísù), infatti, li porta con sé nel suo viaggio a Lagos, città all’avanguardia, ma non risparmiata dai problemi di cui soffre tutto il continente africano.

Sullo sfondo della crisi elettorale, il trio dovrà restare unito per portare a termine le commissioni di lavoro del padre e tornare a casa. Lo sceneggiatore è molto chiaro riguardo il messaggio. Il film ha l’obiettivo di incapsulare i ricordi, come spiega Davies in un’intervista, e far sentire ogni percezione del passato famigliare del trio, con tutte le luci e le ombre di cui è dotato.

Cambio di città, cambio di sguardo

Il viaggio attraverso la città non è solo un cambio spaziale, ma anche l’assunzione di una nuova prospettiva sul mondo, specie da parte di due bambini. Bambini che si fanno ancora i dispetti per chi ha più cibo nella ciotola e che adesso vedono il mondo oltre la coltre afosa del loro villaggio. A Lagos l’aria è diversa e i grattacieli toccano le nuvole.

La regia insegue la luce del sole, per colorare di meraviglia gli occhi dei bambini. Eppure non è un mondo di soli petali, quello là fuori. I soldati si aggirano minacciosi e l’alba di un nuovo spaccato politico si avvicina. Cosa resta di questo viaggio in città? La consapevolezza di ciò che ciò che conta davvero: non dove si è, ma con chi. Il padre è la quercia a cui i bambini si stringono davanti a ogni sussulto dell’animo e tutto può essere sopportabile, anche la disperazione della crescita.

My father’s shadow e Ladri di biciclette

Sembra quasi istantaneo il richiamo al falso movimento di Ladri di biciclette. La camera si abbassa anche qui allo sguardo dei bambini e ama osservarli. Mentre la figura dei padri, così alti e imponenti, si rivelano i più fragili. Quelli dei bambini sono le colonne portanti delle rispettive narrazioni.

I padri compiono impauriti un passo dopo l’altro, verso la possibilità di guadagnare e sostenere la propria famiglia mentre il mondo attorno sembra crollare. L’erranza neorealista di Ladri di biciclette trova un’erede moderno in My father’s shadow. Film in cui a essere compromesso non è solo il futuro economico di questa famiglia, in bilico sulla precarietà del Paese, ma anche la famiglia stessa.

Alla fine, emergeranno numerosi segreti che macchieranno la figura del padre e lasceranno ai bambini l’unica possibilità, lavorativa e valoriale, per il futuro della loro famiglia. Il ricambio generazionale arriva solo alla fine di un film che ha ritagliato un mondo meraviglioso, fatto di odori, spezie, colori e luci, che i bambini notano nel corso del viaggio e da cui partiranno per essere persone nuove, forse, cresciute troppo in fretta.

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