C’è un’operazione che Hollywood tenta ciclicamente con l’aria di chi sa di stare camminando su un campo minato ma finge sicurezza: resuscitare un mito comico e sperare che il pubblico non chieda il certificato di autenticità. Una pallottola spuntata (2025) nasce così: consapevole, rispettoso, persino affettuoso. E proprio per questo, inevitabilmente, incompleto.
Il film funziona. E funziona spesso. Il problema è che il confronto non è con una commedia qualsiasi, ma con Leslie Nielsen, cioè con un uomo che aveva trasformato l’assenza di espressività in una forma superiore di anarchia.
Il peso di un fantasma comico
La nuovaPallottola spuntata fa una scelta chiara: non imita, non copia, non fa cosplay. Ed è una decisione intelligente. Il protagonista non tenta mai di “fare Nielsen”, perché sarebbe un suicidio artistico. Al suo posto troviamo un personaggio più consapevole, più moderno, più “scritto”. Ed è qui che si annida il paradosso.
Perché Nielsen non era scritto: era. Era la battuta che arrivava dopo. Era il tempo sbagliato. Era la faccia che non capiva di essere dentro una gag. Il film del 2025, invece, sa sempre di essere una commedia. E questa autocoscienza, nel cinema comico, è spesso un limite.
Ridere oggi: mestiere contro follia
La regia è solida, il ritmo tiene, le gag sono ben calibrate. C’è mestiere, c’è rispetto del tempo comico, c’è un lavoro di scrittura che evita il caos gratuito. Ma proprio qui sta il peccato originale: manca la follia degli Zucker-Abrahams-Zucker.
Manca l’idea che una gag possa nascere da un dettaglio irrilevante sullo sfondo. Manca la stratificazione assurda, quella in cui una battuta ne contiene tre senza dichiararlo. Manca il senso che il film possa deragliare da un momento all’altro, fregandosene della coerenza narrativa.
Il risultato è una commedia efficace, ma controllata. Una pallottola che colpisce il bersaglio, sì, ma senza rimbalzare sui muri.
Detto questo, sarebbe profondamente ingiusto liquidare il film come un’operazione nostalgica mal riuscita. Una pallottola spuntata (2025) è una buona commedia contemporanea, che capisce il pubblico di oggi senza insultarlo e senza rincorrere il meme a tutti i costi.
La satira è più sociale che demenziale, più attenta ai meccanismi del potere e dell’istituzione che al puro nonsense. È un film che vuole dire qualcosa, non solo far inciampare qualcuno. E questo, nel panorama comico attuale, è quasi un atto di resistenza.
Il confronto impossibile
Il problema, però, resta strutturale e non aggirabile: Una pallottola spuntata non è solo un titolo, è un metro di paragone. E quel metro si chiama Leslie Nielsen dentro un cinema che non aveva paura di sembrare stupido.
Qui il film del 2025 perde inevitabilmente qualcosa: l’innocenza del delirio. Perché oggi tutto è spiegato, tutto è motivato, tutto è contestualizzato. Gli Zucker facevano il contrario: buttavano la gag e scappavano.
Conclusione: promossa, ma non canonizzata
Una pallottola spuntata (2025) è una commedia riuscita, intelligente, spesso divertente. Ride bene, corre veloce, non cade quasi mai. Ma non vola.
È un film che dimostra che si può ancora fare comicità solida senza scadere nel rumore di fondo. Ma dimostra anche, involontariamente, che certe follie appartengono a un’epoca irripetibile, non perché fossimo migliori, ma perché eravamo meno consapevoli.
E nel cinema comico, a volte, l’inconsapevolezza è tutto.
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