Approfondimenti
‘Bugonia’ vs Save the Green Planet
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5 giorni agoon
Fra i film più discussi degli ultimi mesi, Bugonia (qui la nostra recensione) ha fatto parlare di sé per molti motivi: le quattro candidature agli Oscar, da poco annunciate; il cast stellare, con Emma Stone e Jesse Plemons protagonisti; ma anche semplicemente per essere l’ultima opera di un triennio molto intenso per il regista Yorgos Lanthimos, dopo Povere creature! e Kind of Kindness.
Uno degli aspetti più interessanti di Bugonia è però il fatto che il film sia un remake di una pellicola sudcoreana del 2003, Save the Green Planet, diretta da Jang Joon-hwan. Il rapporto fra i due film è di estrema somiglianza. In entrambi viene rapito il CEO ritenuto responsabile del coma della madre del protagonista. In entrambi il complottismo esasperato si rivela inaspettatamente veritiero. La struttura narrativa e molti elementi della trama coincidono e, tuttavia, il film di Lanthimos si dimostra originale nel dare un nuovo taglio a una storia già di per sé di grande impatto.
Le differenze
In Save the Green Planet sono presenti flashback più chiari sul passato del protagonista, Byeong-gu: sul padre morto, per esempio; sulla fidanzata uccisa brutalmente dalla polizia durante una protesta; sulla violenza e sul bullismo subiti durante gli anni scolastici. Tutti elementi che ci portano a empatizzare maggiormente con Byeong-gu, piuttosto che con Teddy (Jesse Plemons, in Bugonia).
Anche Teddy ha i suoi traumi: una madre in coma a causa di una casa farmaceutica e l’allusione a un abuso sessuale subito da bambino. Tuttavia, l’esplicita presentazione degli eventi in Save the Green Planet rafforza il nostro senso di identificazione nei confronti di Byeong-gu, mentre Teddy ci appare più distante, mosso da una rabbia ancora più paranoica e meno ancorata al reale.
Don e Sun-ni
Fondamentale nella definizione dei due protagonisti è anche il rapporto con l’aiutante. Nel film di Jang Joon-hwan, Su-ni, la fedele compagna di Byeong-gu, lo aiuta mossa da un impellente desiderio di compiacerlo. In quello di Lanthimos il suo personaggio è sostituito da Don, il cugino di Teddy.
Don è un personaggio neurodivergente, interpretato dal debuttante Aidan Delbis, un diciannovenne autistico (termine che l’attore preferisce) che ha molto impressionato la critica. Come Sun-ni, Don è fortemente legato al suo partner in crime, ma il suo pensare fuori dagli schemi gli permette di essere più lucido di Teddy. Quest’ultimo lo vuole proteggere, ma finisce per essere egli stesso il pericolo, portando Don prima alla castrazione e poi al suicidio.
Don diventa così l’accesso del pubblico all’assurdità della situazione: permette di vedere oltre il complotto, di riconoscere che, per quanto Teddy possa non essere completamente nel torto, i suoi motivi sono più personali che politici e i suoi metodi violenti non porteranno la rigenerazione sperata. Così, mentre Sun-ni viene uccisa, Don sceglie quando uscire di scena, perché il suo sguardo non è più offuscato.
La scelta di un corpo femminile
In questo senso è fondamentale anche il gender swapping della figura del CEO: un uomo nell’originale, una donna (una grande Emma Stone) nel remake. Dal momento che il cinema mostra, e non si limita a raccontare, le immagini di una donna torturata e privata di ogni possibilità di difesa da due uomini riecheggiano violenze brutali nella nostra memoria. Violenze indifendibili.
Non che questo manchi in Save the Green Planet, per esempio nella scena di lotta fra Kang, il CEO alieno, e Su-ni. Tuttavia, i vent’anni di distanza fra i due film hanno sicuramente contribuito a spostare il focus su un esempio di femminile di successo: una donna che ha potere nel suo lavoro, capitale sociale ed economico. Una donna che prende decisioni e per questo viene punita, ma che riesce effettivamente a mantenere il controllo della situazione durante la maggior parte del film.
Un’antieroina, se vogliamo, metonimia di una classe sociale di giovani milionari senza scrupoli, che insabbiano le proprie azioni dietro una facciata di progresso e rispetto reciproco. In ogni caso, il femminile come alieno, ancora oggi.
Pessimismo e speranza
Dopotutto, il film di Lanthimos è pervaso da una compresenza di pessimismo e speranza. Il primo emerge dalla decadenza mostrata sin dall’inizio. Bugonia riprende il titolo di un episodio delle Georgiche di Virgilio. Dal grande autore romano, Lanthimos e lo sceneggiatore Will Tracy recuperano il tema della generazione spontanea delle api, che nel film — presentato a Venezia — continuano a volare anche dopo la fine dell’umanità.
Il tema dell’ambientalismo, già centrale nell’opera originale, trova qui uno spazio visivo più ampio. Se nei primi anni Duemila la questione della salvaguardia ambientale era già sollecitata da diverse direzioni, negli ultimi anni ha assunto una centralità evidente in ogni mezzo di comunicazione.
Infatti, se nel finale di Save the Green Planet la storia è addolcita dai pochi ma significativi ricordi felici della difficile vita di Byeong-gu, in Bugonia è la Terra a prendersi gli ultimi momenti sullo schermo. Una speranza di rigenerazione che può essere letta come la totale delusione dell’umanità, dalla quale il pianeta deve prescindere. Oppure come un monito.
Il cinema, infatti — soprattutto quello di Lanthimos — non è uno spazio di costrizione. Bugonia non ci dice che siamo dannati: ci ricorda che il nostro tempo non è infinito e ci spinge a non sprecarlo adagiandoci in soluzioni troppo semplici per la nostra coscienza. Non è troppo tardi.