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‘Amadeus’: La musica che tira i fili della sceneggiatura

L’opera capolavoro di Miloš Forman

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Due anni fa, un ottantaquattrenne Al Pacino consegnava al cast di Oppenheimer l’Oscar per il miglior film. Sembrava confuso, forse di doverlo consegnare invece che ricevere, e non annunciò le nomination. In realtà seguì le indicazione della produzione, che aveva deciso, per motivi di minutaggio, di tagliare il momento delle candidature. Prese tutti in contropiede: la musica non era pronta a partire e il silenzio di quei secondi fu assordante.

Nel 1985, Laurence Olivier, invece, si dimenticò davvero. Di nuovo, silenzio assordante. E di nuovo, come se non si dovesse passare dalle candidature, il premio per il miglior lungometraggio andò al film che aveva dominato quell’edizione: Amadeus.

Amadeus: non un biopic

La pellicola di Miloš Forman vinse quella notte otto Oscar, uno in più di quanti ne vinse Oppenheimer nel 2023. Fu anche uno dei rarissimi casi in cui due co-attori, Tom Hulce e F. Murray Abraham, venivano entrambi candidati per il ruolo di miglior attore protagonista. Il premio fu poi vinto da Abraham, a sorpresa, poiché fino ad allora non aveva mai interpretato un ruolo così importante.

Amadeus, nonostante racconti della vita di Mozart, non è un biopic. Il film è tratto dall’opera teatrale di Peter Shaffer, che a sua volta gioca con la ricostruzione storica e il fittizio. Dopo aver visto solo la prima metà dello spettacolo, Forman disse a Shaffer che, se anche la seconda metà gli fosse piaciuta, ne avrebbe fatto un film. Le sue certezze iniziali però divennero dubbi. Forman disse anche:

“A teatro nessuno si aspetta alberi veri o tramonti veri. Con la cinepresa tutto è reale: qualsiasi cosa pomposa apparirebbe falsa.”

Il film si girò lo stesso, e il gioco costante tra realtà e finzione divenne il motore della pellicola.

Antonio Salieri, interpretato da Abraham, è un compositore italiano del Settecento, servo della corte imperiale asburgica. Fin da bambino consacra tutto a Dio, perfino la propria castità, in cambio della possibilità di “essere il suo strumento”, di poter comporre con la sua voce.

Eppure, carriera e fede crollano all’arrivo di Wolfgang Amadeus Mozart, vera, purissima e unica sinfonia divina. Salieri non si capacita del “perché Dio abbia scelto un ragazzo così turpe come suo strumento”. Il compositore comincia a vivere un rapporto di amore-odio con Mozart e, tra le righe, con Dio. Ama e riconosce la genialità della sua musica, ma allo stesso tempo sente la propria fede tradita. Il suo obiettivo diventa chiaro: essere lui, adesso, a prendersi gioco del Signore.

Morte sulle note di un Requiem

Salieri è un personaggio complesso, che ha bisogno di tre ore di film per svilupparsi. Forman scelse Abraham nonostante al tempo non fosse un attore di serie A. Il regista ne parlò come di un Salieri dentro e fuori dal palco. Abraham crede di poter essere uno dei più grandi interpreti al mondo, se non fosse che non è mai dalla parte del fato: chi meglio di lui per vestire i panni di Salieri? Forman spiegò così la sua scelta. Una dinamica del genere sarebbe impossibile da immaginare nella Hollywood moderna.

Nel film, il compositore italiano arriva a escogitare la morte di Mozart. Mascherato, commissiona all’austriaco un Requiem che lo porterà allo sfinimento, soprattutto dopo la contemporanea morte del padre. Shaffer gioca con finzione e realtà per tutta la sceneggiatura. I fatti storici sono puntini che lui unisce con curve e forme inusuali.

La Messa di Requiem in Re minore K.626 fu davvero commissionata a Mozart da un uomo mascherato, morì realmente durante la sua stesura e si pensa davvero che lo stress abbia contribuito al decesso. La composizione, però, non fu commissionata da Salieri, bensì fu scritta per Anna Edlen von Flammberg, giovane moglie defunta del conte Franz von Walsegg.

Tra i due litiganti, il terzo gode

La musica, come disse Shaffer, è il terzo protagonista di Amadeus. Le opere musicali di Mozart sono i “puntini”, nonché le scene più memorabili. Il film è un continuo naufragare nella finzione per poi arrivare su spiagge sicure, nelle melodie che tutti conosciamo. Dalla famosissima e interminabile sequenza in cui Mozart detta il Requiem a Salieri, alla scena in cui i lamenti di sua suocera ispirano Der Hölle Rache, fino alle spiegazioni di Salieri della musica mozartiana e ai commenti, sempre di Salieri, sul Don Giovanni.

Neville Marriner, che diresse l’orchestra con cui furono registrati gli arrangiamenti, disse che avrebbe lavorato al film solo se non si fosse toccata neanche una nota. Se un film deve fare i conti con una musica così sacra, non gli resta che rendere quei momenti estremamente godibili, costruendo intorno a essi un contesto semplicemente epico.

Modificare gli spartiti non è concesso, ma giocare con la realtà dei fatti, paradossalmente, sì. Perché ci fa entrare molto di più nella musica. D’altronde, è il modo migliore per rappresentare Mozart, un uomo che è sempre stato bambino oltre che prodigo, come dimostrano le sue lettere sconce alla cugina e i suoi scherzi nelle composizioni.

Amadeus restituisce vita alla musica, ma sembra quasi sottrarla a Mozart. Il film è un’impalcatura strana ed estremamente originale costruita intorno a opere pure come quelle del compositore austriaco: protagoniste, intoccabili e che tirano i fili della storia. Non è un caso che un film sulla musica del Settecento, dove tutto sembra girare intorno al puro e all’ultraterreno, sia intitolato Amadeus. Dal latino ama, amare, e deus, Dio. Chiamarlo Mozart avrebbe avuto tutto un altro significato.

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