Trieste Film Festival

‘ History of Love’ tra dolore e memoria

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Ci sono film che non si guardano soltanto, si sentono e si respirano. History of Love appartiene a questa categoria. La regista slovena Sonja Prosenc costruisce un cinema intimo e sensoriale fatto di pause, silenzi e immagini che parlano direttamente al cuore. È un film sul lutto, sulla perdita e sulla difficoltà di accettarla, raccontato con uno stile che privilegia l’emozione pura rispetto alla linearità narrativa. In Italia è arrivato nel 2019 grazie a Nefertiti Film, ma oggi è possibile riscoprirlo su RaiPlay, dove merita davvero una visione attenta e senza distrazioni.

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La trama

Iva ha diciassette anni. Sua madre, musicista, è morta in circostanze tragiche. La ragazza si trova a fare i conti con una famiglia frammentata e un vuoto che nessuno riesce a colmare. I legami che prima costituivano un tessuto ora sembrano fili isolati difficili da riannodare. Quando Iva scopre che sua madre aveva una relazione segreta con un uomo che non conosceva, Erik, un direttore d’orchestra, si apre davanti a lei un mistero da esplorare. Questo segreto non offre risposte immediate ma genera nuove domande, trasformando la narrazione in un pellegrinaggio emotivo dentro il dolore. Le immagini rimangono sospese nell’aria, quasi tangibili, e invitano lo spettatore a sentirle sulla propria pelle.

Un cinema di sensazioni, raramente lineare

Prosenc utilizza il linguaggio del cinema in modo radicale. Non si viene guidati dalle parole ma suono, luce e immagini diventano protagonisti, parlando più dei dialoghi. L’immersione nella camera d’acqua permette di capire meglio il deficit uditivo della protagonista e aumenta la sensazione di isolamento dal dolore e dal mondo esterno tipica del lutto. Gli spazi riflettono gli stati d’animo e i silenzi pesano come pietre. La fotografia cattura attimi sospesi tra memoria e presente, trasformando ogni scena in un’esperienza sensoriale. Non è un cinema che allontana ma nemmeno che culla. Prende per mano lo spettatore e lo conduce nei vuoti, nelle pause e nei silenzi. Il dolore non viene mostrato con enfasi ma suggerito come una ferita che pulsa sotto la pelle.

Stile narrativo e personaggi

History of Love richiede attenzione e invita a guardare oltre le immagini, accettando che non tutto possa essere spiegato a parole. È un cinema che si sente prima di essere compreso, e chi ama questo tipo di esperienza resterà affascinato. Chi invece cerca trame lineari, personaggi chiari o colpi di scena evidenti potrebbe sentirsi smarrito. Iva non è facile da afferrare. Più che essere capita, si percepisce come viva nella sua fragilità, nella sua continua ricerca di un senso a quello che le è accaduto. La narrazione a volte sembra sfuggire di mano, lasciando lo spettatore sospeso, in attesa di un finale che arriva come un sussurro e non come un colpo di scena. Ed è proprio in questa apparente difficoltà che risiede la forza del film. History of Love non vuole intrattenere, spiegare tutto o semplificare il lutto. Vuole mostrarlo per quello che è davvero inspiegabile, caotico e pieno di silenzi che parlano più di mille parole.

Perché non dimenticare History of Love

In un cinema spesso dominato dalle apparenze, History of Love colpisce per la sua sincerità emotiva. Non è un film semplice. Richiede tempo, attenzione e cuore aperto. Ma chi decide di lasciarsi trasportare scopre un’opera capace di parlare dei sentimenti più profondi senza filtri. La ricerca di Iva riflette una sofferenza universale, il bisogno di capire chi abbiamo amato e perso e di trovare finalmente un modo per andare avanti.

La regia di Sonja Prosenc è coraggiosa. Non racconta tutto a parole ma lascia che siano immagini, gesti e silenzi a trasmettere ciò che è più difficile da esprimere. Questo equilibrio delicato può mettere lo spettatore in bilico, ma proprio lì nasce la forza del film, nella sua capacità di catturare emozioni sfuggenti che non si lasciano definire facilmente. Doroteja Nadrah è straordinaria. Ogni sguardo, ogni movimento, sembra un piccolo racconto di dolore, rabbia e speranza. Non ha bisogno di parole per farti sentire ciò che prova e quando lo fa, è così autentico da lasciarti senza fiato. History of Love resta con te molto dopo i titoli di coda. È un film che ti scuote, ti fa sentire, ti fa riflettere. Un’esperienza da vivere con cuore e mente aperti, pronta a lasciare un segno profondo, dolce e struggente allo stesso tempo. Chi si affida al film scopre un cinema che ascolta prima di parlare e uno sguardo che cerca di tradurre l’indicibile in immagini. In un panorama cinematografico odierno spesso veloce e superficiale, questa è una scelta coraggiosa.

Al Trieste Film Festival, History of Love si presenta come un film che resta impresso, un’opera che tocca il cuore, fa riflettere ed emoziona con una forza discreta ma potente. È un cinema che entra lentamente dentro lo spettatore lasciando una sensazione di bellezza e malinconia insieme.

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