Short Film italiani

‘Case cadute’ corto di Gianluca Abbate

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Che dire di Case cadute di Gianluca Abbate?

Nata come espediente narrativo nell’epoca d’oro del noir americano, la voce fuori campo rinforzava l’aspetto onirico di quelle atmosfere, sospese tra sogno e realtà.

Uno stratagemma adottato, in maniera massiccia dai registi dell’epoca, influenzati dalla marea di psicoanalisti ebrei, rifugiatisi negli States dopo l’avvento del nazismo.

Ai nostri giorni, invece, la voce off è utilizzata spesso in maniera scolastica.  Il più delle volte, cerca di sopperire all’incapacità del regista di tradurre in immagini ricordi ed emozioni o come dècor a storie incerte e balbettanti.

In Case cadute, Abbate mescola colore e bianco e nero, sogno e realtà

Anche Abbate non rinuncia a questa fascinazione e mescolando colore e bianco e nero, dopo un paio di immagini surreali (un letto e una porta che si stagliano in un giardino) con la voce off commenta del materiale di repertorio a colori, relative al terremoto dell’Irpinia dell’80 e ricorda che in quei terribili momenti era in compagnia del padre.

“Ogni luogo porta con sé un ricordo e ogni persona è un luogo.”

Da quel trauma ha iniziato a immaginare che tutti gli edifici fossero degli organismi viventi con cuore, polmoni, orifizi e possono perfino muoversi.

Animati, questi edifici sono popolati da persone che si agitano e protendono le loro braccia verso l’alto o l’esterno dell’edificio, si allungano fino alle strade, attraversate da auto e furgoni.

Siano essi grattacieli o palazzine popolari di cemento armato, o sventrati da bombe, queste costruzioni vivono, palpitano e su di essi si stagliano figure umane che compiono dei movimenti similia a delle danze.

“Quando una persona attraversa un periodo difficile, dalle mie parti, si dice che è una casa caduta.”

Ricorrendo alla voce off, il regista racconta di un maliano giunto in Italia con un barcone, con un amico diciassettenne, morto lungo il viaggio e, poi, di un ragazzo ucraino che vive a Milano.

Il corto si chiude con una citazione a Zabriskie point di Michelangelo Antonioni con gli edifici che crollano grazie a degli esplosivi.

Grazie alle figure che si animano tra i palazzi, il corto, inizialmente affascina, ma poi diventa un mero esercizio di stile. L’ingresso in campo delle storie del maliano e dell’ucraino tolgono unità al corto che, nel complesso,  ha, però, dei momenti lirici e poetici.

 

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