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Sudestival, intervista al fondatore e direttore artistico Michele Suma
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Rallentare. Può essere questa la parola chiave per riassumere lo spirito del Sudestival. Un festival unico in Italia per la sua durata, d’altronde fin dalla locandina si può intuire lo spirito del messaggio: “un festival lungo un inverno”. L’obiettivo? Andare controcorrente rispetto a un mondo che corre costantemente e freneticamente, dando il giusto valore alle cose. In questo caso, il giusto valore al cinema.
Per scoprire a fondo lo spirito del Sudestival abbiamo avuto l’opportunità di conversare con Michele Suma, direttore artistico e fondatore del festival. Trovate l’intervista completa anche sul podcast di taxidrivers.it Film Festival.
L’intervista a Michele Suma
26° edizione del Sudestival. Festival del cinema italiano delle opere prime, del cinema del reale, dei cortometraggi e delle retrospettive. Michele, immagino che una delle domande che viene posta più spesso sia legata alla durata di questo festival, che è un’unica nel suo genere. Lo si legge anche sulla locandina: Il festival lungo un inverno. Quest’anno dal 16 gennaio al 14 marzo. Nasce dall’idea, questo lo hai detto più volte, di favorire il pubblico per permettere di vedere tutto. Vorrei scavare più in profondità con te questo unicum nel panorama festivaliero. Possiamo dire che in un certo senso, il Sudestival, in un modo frenetico, che corre, sempre più veloce, è come se ci chiedesse di rallentare e apprezzare veramente quello che ci circonda?
Ti faccio un complimento, perché hai centrato esattamente la filosofia del festival. Il Sudestival è, di fatto, un elogio della lentezza. Io stesso, da spettatore, ho sempre vissuto come un problema la corsa da una sala all’altra, le sovrapposizioni, la compressione delle visioni tipiche dei festival tradizionali. Da lì mi sono posto il tema della sedimentazione, della riflessione, del tempo necessario perché le emozioni legate al cinema possano maturare.
Questa idea si è poi sposata con un’esigenza molto concreta della Puglia, che oggi è una regione leader nel turismo: destagionalizzare l’offerta culturale. Da qui la decisione di “smatassare” il festival in otto weekend, inclusi quello inaugurale e quello delle premiazioni, così da permettere al pubblico di seguire tutto, riflettere, tornare a casa, pensare ai film. È fondamentale, per noi, anche l’incontro con chi il cinema lo fa, lo realizza, lo pensa e spesso lo patisce, soprattutto a causa di dinamiche distributive che soffocano molte opere. Il dialogo in sala, le domande, il confronto: tutto questo sarebbe impossibile con una programmazione compressa. Questo tempo dilatato crea anche connessioni diverse con il territorio. Il cinema italiano arriva a Monopoli, incontra i luoghi, il cibo, il mare, l’Adriatico, e il pubblico entra in contatto diretto con chi il cinema lo realizza.
L’edizione di quest’anno si è aperta con la proiezione di Novecento di Bernardo Bertolucci, in occasione del cinquantenario del film, con Stefania Sandrelli come ospite d’onore.
È stata una scelta dettata dalla passione e dallo studio. L’anno scorso avevamo inaugurato con il cinquantenario di Fantozzi; quest’anno ho individuato un film che è davvero un’epopea, come lo definì lo stesso Bertolucci. Novecento è un film epico e questo anniversario andava celebrato, soprattutto in un tempo di scarsa memoria, di velocità, di slogan che strappano applausi ma lasciano il pubblico impreparato. C’è una dissipazione, se non un vero oscuramento, della memoria, e spesso i rigurgiti del passato nascono proprio dall’assenza di conoscenza.
Ripercorrere quegli anni fino alla Liberazione attraverso un film come questo era per noi una priorità assoluta. La presenza di Stefania Sandrelli, icona vivente del cinema italiano, è stata preziosissima. Grazie anche all’intervista curata da Fabrizio Corallo, la serata è diventata un vero viaggio nella storia del cinema italiano, arricchito da clip e racconti che hanno restituito profondità e contesto.
Un altro aspetto centrale del Sudestival è la selezione dei lungometraggi: accanto a titoli più noti, trovano spazio opere meno conosciute dal pubblico mainstream. È una linea che prosegue nel tempo.
Esattamente. Il Sudestival è e deve essere un’occasione di conoscenza. Da un lato permette di scoprire film che faticano a raggiungere le sale, un cinema spesso invisibile; dall’altro è una possibilità concreta per gli autori di farsi conoscere sul grande schermo. Nella storia del festival, tra i “nomi sconosciuti” ci sono stati Paolo Sorrentino con la sua opera prima, Francesco Costabile, Giorgio Diritti, Claudio Giovannesi. Intere generazioni di cinema contemporaneo sono passate da Monopoli.
Il festival svolge una funzione di ricerca, selezione e proposta, ma anche di riconoscimento, grazie ai premi: quello della giuria nazionale, quest’anno presieduta da Silvio Soldini, quello del pubblico, che diventa giuria popolare, e quello della giuria giovani, composta da circa 400 ragazzi tra i 15 e i 19 anni. È un test fondamentale per i film, che iniziano così a misurarsi davvero con il pubblico.
Per noi è una grande soddisfazione vedere come certi percorsi si sviluppino nel tempo. Francesco Costabile, per esempio, lo abbiamo avuto con il suo primo film, poi con il secondo per una masterclass, e oggi arriva fino alla nomination agli Oscar. È uno dei regali più grandi che un festival possa ricevere. Altri autori si sono persi, altri continuano e danno lustro non solo al Sudestival, ma al cinema italiano.
La retrospettiva dedicata a Bernardo Bertolucci e il programma del Sudestival
Il festival è iniziato il 16 gennaio. Siamo alle battute iniziali: che sensazioni ti ha lasciato il primo weekend?
Direi benissimo. Abbiamo aperto anche con il docufilm Rumore Dentro di Francesco Fei, che tornava a Monopoli dopo aver presentato qui, anni fa, la sua opera prima. Il film è dedicato a Piero Pelù, che è stato nostro ospite: 400 persone al Teatro Radar, entusiaste ma attentissime. Pelù non ha offerto uno spettacolo, ma riflessione, profondità, scambio. È stato un momento molto intenso.
C’è stato un pubblico diverso tra la prima e la seconda serata. Alla proiezione inaugurale, per esempio, i giovani erano completamente assenti. Questo dice molto sul tema della memoria, che in Italia si sta perdendo, forse anche volontariamente. È un tema che ci interroga profondamente.
Il programma prosegue con una retrospettiva dedicata a Bertolucci e con molte altre sezioni.
Sì, andremo avanti con una retrospettiva sul primo Bertolucci, fino al 1976, includendo Novecento – Atto I e II, Prima della rivoluzione e Ultimo tango a Parigi, fermandoci al 1972. Poi ci sarà la selezione dei cortometraggi, realizzata insieme ad altri festival: il Dorico International Film Festival di Ancona, il Sulmona International Film Festival, il Molise Cinema e il Sudestival. È nata così una rete dei festival dell’Adriatico, all’interno dell’AFIC, che riunisce quattro regioni e culmina a Monopoli in una finale giudicata dai giovani.
Accanto a questo, abbiamo la sezione dedicata al cinema del reale, con sei docufilm in concorso, tutti legati alla musica italiana, selezionati con la supervisione di Maurizio Di Rienzo. Da Giovanni Allevi a Bruno Risas, passando per De Gregori e Rino Gaetano, sarà il nostro “giovedì dei doc”.
Fuori concorso assegneremo anche il Premio “Buono alla Prima” a Lorenza Indovina per La verità migliore, un’opera prima che affronta uno dei misteri italiani legati alla morte del padre, inizialmente archiviata come incidente. È un lavoro di indagine e recupero della memoria molto potente, a cui dedicheremo una serata intera il 7 febbraio.
C’è poi la sezione internazionale, inaugurata lo scorso anno.
Sì, dopo anni di scambio con il cinema armeno, grazie a un gemellaggio con il GAIF di Yerevan, da due anni abbiamo aperto una sezione internazionale dedicata all’Albania, l’altra sponda dell’Adriatico. La Puglia ha con l’Albania un rapporto storico di accoglienza e integrazione. In collaborazione con l’Istituto Gramsci, l’Università di Bari e l’Archivio di Stato di Tirana, proponiamo film restaurati, nuovo cinema albanese e ospiti. Anche questa è un’occasione di conoscenza, curiosità e scoperta, che chiuderà il festival.
Si ringrazia Michele Suma per la disponibilità.
Per il programma completo del Sudestival: www.sudestival.org