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‘The Night Manager 2’ , il ritorno inaspettato
Jonathan Pine e i suoi nuovi intrighi.
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6 ore agoon
Disponibile dall’11 gennaio su Amazon Prime Video The Night Manager 2 la miniserie basata sul romanzo Il direttore di notte di John le Carré che dopo quasi dieci anni è diventata una serie regolare. La spy story, creata da David Farr con lo showrunner Stephen Garrett, è prodotta da BBC One, Amazon e la The Ink Factory (casa di produzione dei figli di le Carré). Torna a vestire i panni del protagonista l’iconico Tom Hiddleston supportato dai co-protagonisti Diego Calva (Babylon) e Camila Morrone (Daisy Jones & The Six). Riprendono i loro ruoli per un breve cameo il premio Oscar Olivia Colman e Hugh Laurie.
IL TRAILER – The Night Manager 2
The Night Manager 2 , il nuovo inizio
Anni dopo aver smantellato l’impero di Richard Roper (Hugh Laurie), Jonathan Pine (Tom Hiddleston) è costretto a tornare nel mondo dello spionaggio a causa di una nuova e pericolosa rete internazionale legata al traffico di armi e all’intelligence privata. Tra intrighi politici, doppiogiochismo e minacce globali, Pine si infiltrerà di nuovo nell’élite del potere, dove nulla è come sembra e ogni alleanza può diventare letale.
Un sequel necessario?
Dieci anni dopo il suo essere serie limitata e il marchio di prodotto televisivo pluripremiato, la spy-story tratta (o meglio dire ispirata) all’omonimo romanzo di John le Carré è tornata dall’oltretomba seriale con The Night Manager 2. Un sequel forzato e di cui probabilmente non c’era la necessità, anche perché nel corso di questa decade il genere è profondamente cambiato. Dal dramedy grottesco di Slow Horses a The Agency con Michael Fassbender (a cui il seguito con Hiddleston sembra ispirarsi).
Il soldato Pine è tornato nelle vesti di “spia da ufficio” nel primo episodio per rituffarsi, dopo il ribaltamento del suo mondo ordinario, nella Colombia dell’antagonista interpretato da Calva. La mossa dei due showrunners della serie appare fin da subito evidente, superare il soggetto di le Carré per creare un nuovo franchise seriale ispirandosi anche ad un’altra spy-story di Prime Video Jack Ryan.
The Night Manager 2 sembra essere uno strano ibrido tra la serie passata e divagazioni dentro a prodotti come Jason Bourne e Mr. Ripley. Non che la creatura di le Carré non avesse già alla base tutto quell’interessante impianto di sostituzione d’identità, ma il riciclare situazioni e ripetizioni narrative in questa seconda stagione sembra più uno sforzo esasperato al fine di sfruttare un prodotto che era già fatto e finito.
Pine e il modello Bond
Il primo episodio, oltre ad impostare (superficialmente) la nuova situazione premendo sulle manipolazioni mentali di Pine post-Roper, cerca di interpretare male il filone di James Bond, anche perché l’alterego di Hiddleston è sempre stato un calcolatore sopraffino, abile a muoversi nei sotterfugi politici e quasi mai un reale eroe action. Non è forse un caso che il passaggio sul conglomerato di Bezos abbia inevitabilmente anche snaturato un prodotto molto più tendente al cinema-televisivo di genere che al raffinato doppiogiochismo della prima stagione.
È nel suo trasferimento sul territorio colombiano, a causa di un’operazione finita tragicamente sul suolo inglese anni prima, che Pine, ora fintamente un ricco banchiere di Hong Kong, cerca di replicare la sua vendetta così come avvenuto nella prima stagione col personaggio di Hugh Laurie. E se il primo episodio appare una versione inerme di Slow Horses, dal secondo episodio The Night Manager 2 cerca di riciclarsi su se stesso con dubbi risultati.
Il triangolo tra potere e lussuria
Pine difatti ripete, proprio come il prototipo di Mission Impossible e James Bond, molte dinamiche che servono a rendere riconoscibile protagonista e saga; costruisce una nuova identità in Colombia, come Bond intesse un rapporto affaristico e sentimentale con la femme fatale della serie interpretata da Camila Morrone, e similarmente a The Night Manager 1 cerca di crearsi la fiducia del nuovo villain.
Diego Calva, già apprezzatissimo interprete in Babylon di Damien Chazelle, sarebbe un eccelso comprimario se non dovesse reggere una pesante eredità, quella di Hugh Laurie. L’antagonista nei primi due episodi si sforza in ogni modo nell’essere alle volte crudele, poi sessista e dopo ancora soggiogato, ma non apparendo mai in grado di avere quel carisma tale nel creare una reale nemesi con Hiddleston. In tutto questo Pine soffre della crisi delle sue personalità da infiltrato, cercando di impersonificare un nuovo modello di spia: fragile, pieno di contraddizioni e psicologicamente instabile.
Tutto il contrario almeno rispetto alla caratterizzazione della prima stagione, dove i giochi di potere, i conflitti psicologici, erano diretti alla scacchiera mentale con Laurie e costituendone il jolly della serie. Il protagonista, oppostamente a ciò che avveniva in The Night Manager 1, è fin troppo cauto, disilluso, ferito, ancora legato al fantasma di Richard Roper. Ed è proprio da quest’incertezza che la serie trae spunto per produrre un sequel che subisce gli effetti del suo tempo.
Dal duello psicologico alla perdita del jolly narrativo
Va detto che la geopolitica e l’attualità contemporanea (come si vede nel primo episodio con Colman e nello “sbarco” del protagonista in Colombia), riportano la serie al suo scopo originale : usare la spy story e il thriller cospirativo per sensibilizzare lo spettatore dinnanzi alle dinamiche del potere mondiale e ai suoi sotterfugi.
Una struttura, però, che attraverso i suoi continui salti temporali e i suoi cliffhangers, non riesce (almeno nei suoi primi episodi) a giustificare la necessità di una seconda stagione dopo dieci anni. Perché mentre The Night Manager 1 univa la tensione psicologica alla classicità della spy story, la seconda stagione sembra essere solo un pretesto, a tratti incomprensibile, per riattivare un prodotto per ragioni essenzialmente di profitto.
The Night Manager 2 appare un sequel forzato, dando l’idea di far riemergere forzatamente una storia che aveva già finito il suo ciclo nel suo formato da serie limitata. Dovrà farà molto di più, nei restanti episodi, per quantomeno pareggiare la bellezza della prima stagione.