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MUTAZIONI SOCIALI

“I figli degli uomini” di Alfonso Cuarón

Letture filmiche su una società in trasformazione. Rubrica a cura di Antonio Pettierre

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L’ agonia dell’umanità

Inghilterra 2027. In uno scenario di degrado urbano un gruppo di persone  assiste sgomenta alla diffusione della notizia della morte dell’uomo più giovane del mondo, nato nel 2009 e ucciso da un suo “fan”.

La macchina da presa segue il protagonista Theo Faron (Clive Owen) che fa in tempo a uscire da un locale che una bomba scoppia, distruggendolo. Con poche inquadrature e un paio di lunghe sequenze, il regista messicano Alfonso Cuarón ne I figli degli uomini mette in scena una società distopica  agonizzante, dove non nascono più figli.

Tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice inglese P.D. James, la pellicola è pervasa da un senso di malinconia  e disillusione, rappresentante una società morente, un’umanità dove regna il disordine, le guerre, le rivolte, dove ondate migratorie sono all’ordine del giorno.

In questo mondo si muove Theo che Cuarón descrive con poche informazioni  e dettagli disseminati tutti nella prima parte del film: negli anni giovanili è stato un contestatore; svolge un’attività impiegatizia in un ufficio; ha il cugino ministro dell’ Arca delle Arti (dove si conservano i resti delle opere salvate dalla distruzioni delle città europee); un vecchio amico hippie Jasper Palmer (un istrionico Michael Caine) ex vignettista, che si nasconde in un cottage in mezzo ai boschi inglesi con la moglie catatonica e un cane; ma, soprattutto Julian, la sua ex moglie che è la leader dei “Pesci”, un gruppo terrorista che combatte il regime al potere e vorrebbe l’apertura dei confini e la libertà di movimento e di residenza per tutti.

E’ un mondo di ex quello de I figli degli uomini: anche la moglie di Palmer è stata una giornalista liberal, ridotta nello stato in cui si trova dalle torture subite dopo un arresto.

 

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Julian (Julianne Moore) chiede aiuto a Theo per ottenere un “permesso di transito” per una giovane donna. Theo accetta solo perché ancora innamorato di lei e ha il permesso richiesto dal cugino ministro.

Dopo i primi 27’ del film, dove la sceneggiatura fornisce allo spettatore tutte le informazioni sui personaggi e sul tempo dove essi agiscono, abbiamo il primo vero snodo diegetico: mentre Theo, la ex moglie, la giovane ragazza di colore si stanno dirigendo in auto verso la costa sono attaccati da un gruppo di persone e nello scontro Julian viene uccisa.

Cuarón gira un lungo e complesso piano sequenza, pieno di tensione  che dà inizio alla rivelazione  della realtà: la giovane donna è incinta e gli stessi “Pesci” hanno assassinato la propria leader, perché lei voleva salvare la ragazza, nuova speranza per l’umanità morente, mentre l’organizzazione la voleva usare come “vessillo” intorno a cui lanciare la rivolta totale.

Ormai il confine tra il giusto e sbagliato è stato eliminato, in una realtà anarchica e caotica in cui non esiste nessun punto di equilibrio. Per Theo l’unica certezza che rimane è quella di mettere in salvo la ragazza gravida di nome Kee verso la nave “Domani” che la porterà al “Progetto Umano”. 

L’infertilità della società capitalista

Il viaggio di Theo con  Kee diviene una fuga verso l’Egitto, un percorso fatto di dolore e sacrifici. Del resto, la rivelazione dello stato di gravidanza avviene nella stalla di una fattoria dei “Pesci”, dove momentaneamente si sono rifugiati dopo l’attentato e Kee rivela di non sapere chi sia il padre. Kee è il simbolo mistico e il bambino è la metafora cristologica del recupero di un punto di riferimento storico di pacificazione.

Come dice Slavoj Žižek, I figli degli uomini riesce a compiere “un’attiva diagnosi della disperazione ideologica del capitalismo, di una società senza storia. Questa è la vera disperazione rappresentata dal film”. (1)

In una società sterile, senza futuro, prospera lo stato di polizia in cui i pochi privilegiati del mondo occidentale escludono i popoli più poveri da ciò che resta  della società del capitale. Chiunque non sia inglese viene arrestato e portato in centri di espulsione (in realtà dei veri e propri lager).

Cuarón mette in scena quindi gli effetti finali dell’ideologia capitalistica, dove  l’unico “credo” è il consumo totale di risorse non solo economiche ma spirituali e umane. La metafora della società non più fertile è quella della distruzione della memoria umana che vive perennemente in un presente astorico fatto di soprusi dei pochi sulla moltitudine. Insomma, citando ancora il filosofo sloveno, “l’infertilità è la mancanza di una significativa esperienza storica”.(2)

Kee diviene così il contenitore del nuovo seme che potrà far ripartire il tempo e allontanarsi da un presente di violenza e caos verso appunto un “domani”, un nuovo futuro.

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L’urlo di una bambina salverà il mondo?

Prima di arrivare a tutto ciò, Theo e Kee dovranno attraversare l’inferno di Bexhill, un campo profughi che nella realtà è un centro di concentramento e di sterminio dei rifiutati dalla società capitalista che è disposta a tutto per la sua esistenza.

Inseguiti dai componenti dell’organizzazione dei “Pesci”, Theo cerca in tutti i modi di portare in salvo Kee. I “Pesci” attaccano infine Bexhill e  fanno scoppiare una rivolta violenta e sanguinaria, in una messa in scena metonimica delle tante situazioni di guerra e violenza di massa.

Theo aiuta a partorire Kee che mette alla luce una bambina (figura femminina simbolo della nuova fertilità del pianeta) in una stanza sporca e spoglia, al buio e freddo della notte.

In un altro piano sequenza egregiamente diretto da Cuarón, il pianto della bambina riesce a fermare temporaneamente i combattimenti. Il rumore delle armi cessa e questa trinità laica passa in mezzo alla folla adorante che le consente di fuggire da Bexhill.

L’ultima sequenza vede Theo, ferito a morte, insieme a Kee e alla figlia su una piccola barca al largo delle coste inglesi. Theo fa in tempo a vedere la nave “Domani” avvicinarsi prima di morire e il suo sacrificio diviene un possibile nuovo inizio.

Alfonso Cuarón riesce con I figli degli uomini a intercettare uno dei malesseri della società contemporanea. Non dà risposte sicure, ma mantiene accesa la speranza in un domani migliore. Scorrono i titoli di coda e si può sentire il vociare di bambini in un mondo dove la vita continua, al di là di tutto.

Antonio Pettierre

 

Note

(1)Dichiarazioni fatte nell’intervista all’interno degli extra del dvd del film edito da Dvd Video Universal, 2007.

(2 Ibidem.

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