Fountain of Youth è l’ultimo lungometraggio diretto da Guy Ritchie, il regista britannico famoso per successi commerciali come Sherlock Holmes eThe Gentlemen. Il film è disponibile alla visione su Apple TV.
Fountain of Youth: una regia sapiente ma “trattenuta”
In Fountain of Youth la regia spicca per l’eleganza con cui riesce a raccontare lo spazio e i momenti di concitazione che lo attraversano. La macchina da presa è pirotecnica, fluida e al contempo estremamente precisa nel racconto e nell’orientare l’azione, mantenendo vivo il senso dell’adrenalina. La regia offre il meglio di sé nella parte più espositiva della storia, per poi prediligere una frammentazione a volte un po’ abusata. Generalmente, una struttura frammentata si addice ai momenti in cui la storia si sviluppa e rappresenta un buon espediente per trasmettere instabilità.
Tuttavia, Guy Ritchie sembra finire vittima del suo stesso montaggio. Fountain of Youth perde soluzionivisive stupende da vedere, per quanto rocambolesche, che avrebbero funzionato meglio con un montaggio più al servizio di queste ultime.
In Fountain of Youth, il montaggio non è comunque privo di ottime intuizioni. Il regista raccorda tra loro le scene con brillanti rimandi tra oggetti e colori, e con un uso molto creativo della dissolvenza.
Sebbene anche la regia e il montaggio siano degni di nota, gli aspetti più interessanti di Fountain of Youth sono la sceneggiatura e l’alchimia che viene creata fra i due personaggi principali.
Due personaggi che si completano
John Krasinski e Natalie Portman interpretano due personaggi con forti dilemmi interiori. Il primo interpreta Luke Purdue, un cercatore di tesori che ha ereditato dal padre la passione per l’avventura. L’amore per il brivido è tuttavia accompagnato da un profondo desiderio di arricchirsi, che contrasta con la più disinteressata passione paterna. Natalie Portman interpreta sua sorella, Charlotte, una curatrice d’arte assorbita dal lavoro e dalla famiglia che ha perso il senso dell’avventura un tempo condiviso con il fratello.
Ciascuno di questi due personaggi, dunque, ha una questione irrisolta che verrà finalmente portata alla luce ed affrontata attraverso un aiuto reciproco.
In Fountain of Youth entrambi i personaggi si troveranno nuovamente a collaborare, e lungo il film, si aiuteranno a vicenda nel superare i propri limiti e le proprie paure. In questo modo si crea un’ ottima dinamica emotiva che vede l’uno dare voce alla parte più profonda dell’altro, in un utile scambio funzionale ben oltre le necessita del plot.
Il sogno come specchio della lotta interiore
In un film come Fountain of Youth il ritmo deve essere sempre teso ed incalzante, un’esigenza che va coniugata con l’altrettanto essenziale sviluppo dei personaggi. Da questo punto di vista, Il personaggio di Charlotte è quello gestito più convenzionalmente. A livello archetipico, i due personaggi si fanno da mentore a vicenda, ma, mentre il conflitto interiore di Charlotte è espresso in maniera più concreta attraverso azioni e dialoghi, la psiche di Luke viene esplorata dal regista con un’ incursione nel mondo onirico.
Nel corso di Fountain of Youth, ci sono delle sequenze oniriche che mettono a nudo il dilemma fatale che attanaglia il personaggio di Luke, ed i conflitti interiori che lo scuotono nel corso della storia. Guy Ritchie ha molto a cuore i tempi del suo racconto e riesce a darci le informazioni necessarie per creare una connessione emotiva con i personaggi senza penalizzare la concitazione del ritmo, sfruttando la potenza visiva di queste sequenze.
Una garbata ironia sulle convenzioni del genere
Un altro elemento apprezzabile del film è lo spirito autoironico che sembra pervaderlo.
Durante i titoli di testa possiamo ascoltare una reinterpretazione in chiave pop di Bang Bang, l’iconica canzone resa celebre da Kill Bill. Già da tale scelta si intuisce l’atteggiamento provocatorio del regista, sia per quanto riguarda i capisaldi del genere action sia per i suoi elementi ricorrenti.
Fountain of Youth: un film d’avventura che fa il suo lavoro
Il film non ha grandi pretese, ma un solido obbiettivo: raccontare bene una storia che intrattenga e che, nel suo piccolo, riesca a dare un messaggio. Guy Ritchie raggiunge l’obbiettivo in maniera più che convincente, adoperando una scrittura coesa e una buona regia.