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‘Misteri dal profondo’ – Lo sci-fi thriller di Scott Derrickson

Atmosfera curata, romanticismo misurato e fantascienza suggestiva

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Scott Derrickson firma la sua prova più solida dai tempi di Sinister. La regia dimostra una rinnovata attenzione alla messa in scena e alla costruzione dell’atmosfera.

Non tutto però funziona allo stesso livello. Accanto a una buona direzione e a interpretazioni convincenti, emergono sbavature nella caratterizzazione e una certa prevedibilità narrativa.

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Misteri dal profondo: fantascienza e romanticismo sotto la regia di Scott Derrickson, tra grande atmosfera e alcune fragilità narrative.

Il cuore in Misteri dal profondo

Uno degli aspetti più controversi del film è senza dubbio la gestione dell’antagonista. Il personaggio interpretato da Sigourney Weaver soffre di una scrittura debole e poco incisiva, che ne limita il potenziale e lo rende meno memorabile di quanto ci si aspetterebbe, soprattutto considerando il carisma dell’attrice. Anche la CGI non è sempre all’altezza, con alcune soluzioni visive che risultano meno convincenti e talvolta distraggono. Tuttavia, questi limiti non compromettono del tutto l’esperienza, perché il film riesce a compensarli con una serie di elementi decisamente più riusciti.

La componente romantica, non a caso enfatizzata dall’uscita nel giorno di San Valentino, è ben dosata e si intreccia con naturalezza alla dimensione sci-fi e drammatica del racconto. Derrickson evita facili eccessi melodrammatici, preferisce un approccio più misurato che lascia spazio ai personaggi e alle loro dinamiche.

Miles Teller e Anya Taylor-Joy non offrono interpretazioni particolarmente sorprendenti sul piano individuale, ma come coppia funzionano in modo convincente: la loro chimica è credibile e sostenuta da una scrittura solida, che gli attori riescono a rendere propria grazie a una recitazione efficace.

Misteri dal profondo

Un immaginario visivo che colpisce

Di grande rilievo è anche il comparto sonoro. Le musiche e l’uso dei silenzi ambientali giocano un ruolo fondamentale nella costruzione del climax, soprattutto nella prima parte del film, dove domina una comunicazione ridotta al minimo e il “non-linguaggio” diventa uno strumento narrativo potente. Questo lavoro sul suono contribuisce in modo decisivo alla tensione e all’immersione dello spettatore, rafforzando l’impatto emotivo di molte sequenze.

Sul piano visivo, il design dell’interno della “Gola” è uno degli elementi più affascinanti dell’opera. Le suggestioni ricordano in più punti Annientamento d iAlex Garland, sia per l’estetica che per l’atmosfera alienante e misteriosa. Rimane però un certo rammarico per la mancata esplorazione dei primi due guardiani della gola: la sceneggiatura sembra più volte voler approfondire il loro passato e il loro ruolo, salvo poi rinunciare a farlo, lasciando alcune potenzialità narrative inesplorate.

Nonostante questi difetti evidenti, il film non lascia l’amaro in bocca.

Misteri dal profondo

La sensazione è quella di un film realizzato con grande cura e partecipazione da parte di tutto il team creativo. Questa attenzione si percepisce in ogni scena e nella coerenza complessiva della messa in scena.

Pur non essendo un’opera esente da difetti, il risultato finale si rivela stimolante e coinvolgente, grazie a una direzione attenta e a una chiara visione autoriale che riesce, nella maggior parte dei casi, a emergere con forza.

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