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‘Bus 47’ e Torre Baró: quando “non si può” diventa una forma di potere

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In realtà, quella corsa del Bus 47 è il punto finale di una storia molto più lunga, fatta di migrazioni, quartieri costruiti di notte, diritti rimandati e giustificazioni tecniche che, messe alla prova dei fatti, smettono improvvisamente di funzionare.

Il film diretto da Marcel Barrena non nasce per celebrare un gesto isolato, ma per riportare alla luce una memoria urbana rimasta a lungo ai margini: quella di Torre Baró, un quartiere che per anni è esistito più nella vita delle persone che nelle mappe ufficiali della città.

Bus 4 di Marcel Barrena, storia di lotta e di ribellione

Torre Baró: un quartiere costruito prima dei diritti

Torre Baró nasce tra gli anni Cinquanta e Sessanta come conseguenza diretta della migrazione interna verso Barcellona. Famiglie provenienti da Andalusia, Estremadura, Galizia arrivano in città per lavorare, trovando però un mercato immobiliare inaccessibile e nessuna alternativa concreta.

La risposta non è l’attesa, ma l’azione.
Non si trattava di baracche improvvisate o di occupazioni casuali, ma di insediamenti abusivi che nascevano da un processo collettivo di autorganizzazione e mutuo aiuto. Le case venivano costruite in una sola notte, seguendo una regola non scritta ma ben conosciuta: se all’alba c’erano muri e un tetto, le autorità non potevano demolire.

Si lavorava di notte, in silenzio, a turni. Chi non posava mattoni portava materiali, chi aveva competenze aiutava chi non ne aveva. Non era improvvisazione, ma una strategia condivisa, ripetuta nel tempo, che trasformava la necessità in metodo. Così prendeva forma un quartiere che nessuno aveva pianificato, ma che esisteva già nei fatti, prima ancora di essere riconosciuto.

Prima ancora di ottenere servizi, Torre Baró aveva già fatto qualcosa di fondamentale: aveva dimostrato di saper collaborare. Ed è proprio questa capacità collettiva, costruita notte dopo notte, che rende comprensibile tutto ciò che verrà dopo. Non solo la richiesta di un autobus, ma la pretesa di essere considerati parte della città.

Un autobus che decide fin dove arrivano i diritti

Negli anni Settanta, Torre Baró resta esclusa dal trasporto pubblico. La motivazione ufficiale è tecnica: strade troppo strette, pendenze eccessive, percorsi inadatti.
In realtà, l’assenza degli autobus diventa una forma di esclusione più ampia. Il quartiere esiste, ma resta scollegato. È dentro la città, ma fuori dalla città allo stesso tempo.

Il trasporto pubblico, in questo contesto, non è solo un servizio. È una dichiarazione di esistenza. Dove arriva l’autobus, arriva anche il riconoscimento. Dove l’autobus non arriva, Barcellona smette di esistere.

Torre Baró non è una periferia: è semplicemente un problema che la città ha deciso di non affrontare.

Manuel Vital: la dimostrazione che smonta una scusa

Il film affida il ruolo di Manuel Vital a Eduard Fernández, che lo interpreta senza mitizzazione. Vital non è un eroe carismatico, ma un lavoratore che conosce il mezzo, il percorso e il contesto umano in cui opera.

Quando decide di portare il Bus 47 fino a Torre Baró, non compie solo una dimostrazione pratica ma trasforma quel gesto in un atto di ribellione civile, rendendo visibile un diritto negato e dimostrando, senza troppi discorsi, che il problema non è mai stato la strada.
Il film concentra la narrazione su di lui, ma la realtà storica è più ampia: quell’atto è il punto di arrivo di anni di mobilitazione collettiva, fatta di associazioni di vicini, riunioni informali, sindacati e pressioni continue, che avevano già preparato il terreno molto prima che l’autobus salisse la collina.

Barrena evita ogni retorica. Racconta i fatti aderendo al terreno, alle strade, alle curve. Vital ha già attraversato uffici, sportelli e conoscenze, collezionando solo rifiuti. Quando l’autobus arriva davvero a Torre Baró, non resta più nulla da spiegare.

Perché raccontare questa storia oggi

Bus 47 nasce per raccontare una storia che per anni è stata ignorata perché scomoda. Le città preferiscono celebrarsi nei loro centri, mentre le periferie vengono ricordate solo quando diventano un problema.

Torre Baró ricorda una verità semplice: in molte città i diritti non sono stati concessi, ma rincorsi. E ciò che sembrava impossibile era, nella maggior parte dei casi, semplicemente indesiderato.

Quando il cinema sociale convince

Bus 47 ha ottenuto cinque Premios Goya, tra cui Miglior Film e riconoscimenti per le interpretazioni. Un risultato tutt’altro che scontato per un’opera che parte da un episodio locale e lo trasforma in una riflessione più ampia sul rapporto tra città, diritti e istituzioni.

Il successo ai Goya non segnala solo l’apprezzamento per il tema, ma soprattutto per il modo in cui viene raccontato: una scrittura semplice, una regia che evita deliberatamente la retorica per mostrare ciò che di solito resta fuori campo come le disuguaglianze che diventano abitudine e le resistenze che nascono quando l’esclusione viene trattata come normalità.

Un autobus che non cambia una città, ma ne rivela le scelte

Un autobus, da solo, non cambia una città. Ma può smascherarla.

Bus 47 non racconta una rivoluzione e non mitizza un gesto. Racconta qualcosa di molto più imbarazzante: quanto a lungo sia possibile nascondere un’ingiustizia dietro una spiegazione tecnica.

Per anni bastava dire “non si può” perché nessuno provasse a farlo davvero. Quando qualcuno lo fa, non crolla un sistema. Crolla una scusa. E con quella scusa crollano anche le motivazioni, i rinvii, le competenze invocate a vuoto. Non era una questione di pendenze, né di curve, né di sicurezza. Era una scelta ripetuta, comoda, protetta da uffici e linguaggi abbastanza neutri da sembrare ragionevoli.

Bus 47 non parla di autobus. Parla di quanto sia facile tenere qualcuno fuori dalla città senza dirlo apertamente. Basta non arrivarci. Basta fermarsi prima. Basta decidere che da lì in poi non è più affar tuo.

E quando un autobus arriva dove “non poteva arrivare”, non dimostra che il percorso era possibile. Dimostra che qualcuno, per anni, aveva scelto di non percorrerlo. Ignorare, emarginare.

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