Prime Video porta Bad Genius su schermo con un remake brillante e adrenalinico, trasformando il cheating scolastico in un vero heist cinematografico. L’idea di partenza è molto interessante: studenti che barano tra test e esami come piccoli truffatori in uniforme, con tensione, astuzia e colpi di scena che catturano subito lo spettatore. Il film scorre veloce, mantiene ritmo e adrenalina, con sequenze di barare ingegnose, dialoghi serrati e un montaggio che amplifica la suspense. Alcune scene, come l’organizzazione dei compiti o il passaggio furtivo delle risposte, mostrano creatività e attenzione ai dettagli, e sono piacevoli da seguire. Eppure, proprio in questa corsa liscia, si percepisce un limite: manca l’impatto emotivo. I personaggi restano spesso superficiali, più pedine della trama che individui con desideri, paure o conflitti reali. Senza questa profondità, l’adrenalina resta pura forma e il film, pur divertente, non lascia un segno duraturo nella memoria dello spettatore.
Regia brillante, scrittura che arranca
Gran parte della tensione è affidata alla regia: movimenti di camera decisi, inquadrature strette nei momenti chiave, ritmo serrato del montaggio e colonna sonora che spinge lo spettatore a trattenere il fiato. Alcuni colpi di scena, però, si intuiscono in anticipo e la posta in gioco emotiva dei personaggi non incide mai davvero. L’inseguimento finale è emblematico: spettacolare, rumoroso e movimentato, ma derivativo. Serve a dare spettacolarità visiva più che a completare una trama già costruita, ricordando cliché da action scolastici o giovanili già visti. In diverse scene, l’effetto di tensione sembra più un’illusione tecnica che un coinvolgimento reale, e lo spettatore resta spesso spettatore passivo più che immerso nella vicenda. La regia fa miracoli dove la scrittura arranca, ma non basta a far diventare i protagonisti credibili o memorabili.
Critica sociale in superficie
Il film accenna a temi sociali rilevanti: disuguaglianza, privilegi, meritocrazia rovesciata. Il contrasto tra studenti che devono lottare dieci volte più degli altri e coetanei che pagano per saltare prove importanti è forte, ma trattato in maniera superficiale. La divisione economica resta più mostrata che vissuta: i personaggi parlano della loro posizione senza farla sentire realmente, e la tensione derivante dalle scelte morali non arriva mai al cuore dello spettatore. La critica sociale diventa così un graffio che non incide, mentre l’originale thailandese riusciva a trasmettere il peso delle scelte dei protagonisti e il senso di ingiustizia in maniera palpabile. Alcuni momenti avrebbero potuto essere approfonditi per dare un respiro più umano alle difficoltà dei protagonisti, ma il film preferisce concentrarsi sull’azione e sul ritmo, sacrificando la sostanza.
Intrattenimento immediato, senza ricordo
Il remake è intelligente nella forma e tecnicamente curato: fa vedere, muovere e respirare il thriller scolastico in modo convincente. Funziona, intrattiene, crea momenti tensivi e piccoli sorrisi nervosi, ma rimane tutto sul momento. Quando arrivano i titoli di coda, il divertimento è reale, ma non lascia nulla di memorabile. È un’esperienza immediata, presente, che non si imprime nella memoria. Alcune scene restano nella mente per la loro energia, altre svaniscono subito dopo la visione.
In sintesi, Bad Genius di J.C. Lee appare come uno studente brillante che copia perfettamente senza rischiare di scrivere qualcosa di proprio: capace, prudente, tecnicamente impeccabile, ma timido nel cuore della storia. Corre bene, intrattiene, crea adrenalina e momenti di tensione, ma non affonda mai davvero nelle emozioni, nella psicologia dei personaggi o nella complessità dei temi che tocca. È un film da guardare nel momento, godersi la corsa e lasciar andare, senza aspettarsi di portarsi via qualcosa che resti davvero con sé.