Torino Film Festival

‘Kiss of the spider woman’ Un musical per elaborare la realtà

Kiss of the spider woman di Bill Condon adatta per lo schermo l’omonimo musical di Broadway.

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Fuori concorso al 43esimo Torino Film Festival, dopo il passaggio in anteprima mondiale al Sundance, Kiss of the spider woman è l’adattamento cinematografico dell’omonimo musical di John Kander, Fred Ebb e Terrence McNally. Alla base di quest’ultimo c’è il romanzo di Manuel Puig, Il bacio della donna ragno, da cui era tratto un altro film del 1985, diretto da Héctor Babenco. In cabina di regia ritroviamo Bill Condon – noto al grande pubblico per gli ultimi due capitoli di Twilight – che torna al musical a distanza di quasi un ventennio dal suo Dreamgirls.

Secondo il cineasta statunitense, i musical di Broadway meritevoli di una trasposizione sul grande schermo sono davvero una manciata. Motivo per cui la scelta di Kiss of the spider woman appare ancora più significativa. E gli permette di esplorare, ai tempi d’oggi, tematiche complesse e delicate, che all’epoca sembravano assolutamente tabù.

Kiss of the spider woman | La trama

Nel maggio del 1983 l’Argentina vive uno dei suoi periodi più bui, la cosiddetta “Guerra sporca“. Chi si oppone politicamente al regime viene arrestato o fatto sparire. In questo scenario, Luis Molina (lo straordinario Tonatiuh) finisce a dividere la cella con il marxista Valentín Arregui Paz (Diego Luna). Il motivo è molto semplice: deve ottenere informazioni dal suo compagno, in cambio della libertà. Dopo aver tastato il terreno e capito che che pasta è fatto Valentín, Luis decide di rompere quel muro invisibile che li separa attraverso un racconto legato alla leggenda della donna ragno.

 

Sogno con ogni respiro che faccio.

Se inizialmente l’uomo è restio ad assecondarlo, ben presto viene a stabilirsi tra i due un rapporto fatto di fiducia e di confidenze. Ma la lotta tra coscienza ed egoismo inizia a pendere più da una parte, costringendo Molina a escogitare, di volta in volta, scuse diverse per mantenere calme le acque. Man mano che la situazione peggiora, anche il racconto assume tratti più oscuri.

Oltre il musical, un’opera unica e potente

Un’opera come Kiss of the spider woman non ha solo la forza del musical a giocare a suo favore. Ed è una forza di per sè parecchio travolgente. L’idea di utilizzare un simile genere di intrattenimento, come filtro per raccontare una realtà che più dura non si potrebbe, rende il progetto quasi unico. Il contrasto tra immaginazione e vita è stringente e spiazzante, accentuando le caratteristiche proprie dell’una e dell’altra. Seguendo un doppio binario narrativo, a cui fa da specchio quello stilistico, la pellicola parla di esistenze in bilico. Tra ciò che è giusto e sbagliato, tra i desideri e le responsabilità, tra la salvaguardi di se stessi e un bene più grande.

Non sei un mostro.

Molina e Arregui appaiono come due facce della stessa medaglia; il tempo e le decisioni che hanno preso li hanno portati così lontani che adesso è difficile riconoscersi. La piccola cella diviene però un luogo magico, esattamente come l’immaginazione solleticata dalla voce e dal racconto di Luis. All’interno avviene qualcosa di sorprendente e fondamentale, che li cambia e li arricchisce. I sentimenti smettono di essere una debolezza e i sogni sembrano avvicinarsi sempre più, salvo poi fare i conti con una realtà che non lascia mai scampo. Tra sacrificio, amore, dignità, morte, dipendenze e rimpianti, Kiss of the spider woman è tra le migliori pellicole del 43esimo Torino Film Festival.

*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

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