Ida Who Sang So Badly Even the Dead Rose Up and Joined Her in Song è il lungometraggio della regista slovena Ester Ivakič, in concorso alla 43ª edizione del Torino Film Festival e ora al Trieste Film Festival 2026.
In un giorno come tanti, una nonna crolla mentre annaffia i fiori nel cimitero locale. Ida, la nipote, va nel panico. Improvvisamente, un canto meraviglioso inizia a risuonare dal nulla e la nonna finalmente si alza. Sbalordita dal potere di quel canto magico, Ida decide di unirsi al coro della scuola con l’intento di salvare dalla morte.
Una fiaba a occhi aperti
Come in un subconscio collettivo che ricorda la maestria registica di Fellini in Giulietta degli Spiriti, voci sussurrate, flare che pervadono il volto e gli occhi dei protagonisti, la natura che abbraccia i sentimenti, il vento che danza tra le tende nel pomeriggio sonnolento di una giornata nella campagna Slovena e nella vita di Ida, sussurrano la via per la maturità.
La realtà ritorna dura nella quotidianità, i compagni e le insegnanti di scuola sono crudeli e vedono in Ida e la sua amica Terezka solo difetti, come due reiette incapaci di allinearsi al mondo e inadatte nell’esprimere i soliti sentimenti positivi.
Ida cantava così male che anche i morti si sono alzati e si sono uniti a lei nel canto
Nel titolo c’è la frase chiave che ci aiuta a comprendere quell’inadeguatezza nel diventare adulti che abbiamo provato tutti nella vita. Quella difficoltà nel trovare un posto nel mondo dei vivi. Solo chi ha vissuto una vita intera e non è più con noi, può aiutarci a comprendere come occupare un posto nel mondo.
Quanta irrequietezza nel crescere e nel comprendere gli altri soprattutto quando usciamo dal nido famigliare. Per Ida lo è ancora di più, quando scopre che suo padre Stanko sceglie di tradire la madre, compromettendo la comprensione con la dimensione maschile.
Quanto dolore nell’essere visti diversi e non capire perché tutta quella normalità non ci appartiene. Ida non può e non vuole cantare bene, non vuole essere la prima voce del coro, è solo incuriosita dalla musica e del suo ruolo salvifico.
Quanta paura nel vedere sua madre Ivana divertirsi, tornare a farsi bella per un uomo che non è suo padre.
Un senso di perdita che può renderci forti
Quanto può essere liberatorio incontrare un perdente (Petja Labović), qualcuno che ha già accumulato abbastanza ferite dalla vita da riuscire finalmente a essere se stesso, a trovare la propria strada e a raccontarla agli altri con calma, senza bisogno di giustificarsi. Una persona capace di trasformare il fallimento in un’occasione di crescita, di aumentare la propria resilienza e di coltivare una maggiore consapevolezza di sé.
Tutto questo contribuisce a solidificare la nostra identità. E così, come Ida che con il suo canto stonato ha saputo raccontarsi in una sera d’estate, mentre tutti ballavano, si divertivano e aspettavano di ascoltare la sua voce, anche noi possiamo trovare il coraggio di dire ciò che abbiamo dentro.
Cosa è rimasto di noi
Ida Who Sang So Badly Even the Dead Rose Up and Joined Her in Song è il film che mancava, che spiazza e che non può essere visto una sola volta. Una narrazione onirica, in grado di prendersi il suo spazio con delicatezza e con un punto di vista tutto al femminile sulla crescita personale. Per chi vorrà perdersi nel film, ascoltare i silenzi e farsi trasportare dal vento che riecheggia nel viaggio interiore di Ida cercando di ricordare come eravamo e cosa è rimasto di noi.