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SI FARÁ?

‘The Great’ 4: il destino della corte russa

Un viaggio narrativo che ha sorpreso e incantato, capace di ribaltare ogni aspettativa

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The Great 4

Tre stagioni hanno trasformato The Great in una delle serie più originali e sorprendenti degli ultimi anni. La corte russa di Caterina la Grande è stata raccontata con ironia e audacia, mescolando satira e dramma in un modo che ha conquistato critica e pubblico. Ma dopo gli eventi della terza stagione, la domanda che aleggia è inevitabile: quale sarà il prossimo passo?

Trovate qui la recensione della serie.

Una storia che non smette di sorprendere

La terza stagione ha portato la narrazione verso territori inaspettati. Catherine ha dovuto affrontare prove che hanno messo in discussione il suo ruolo e la sua capacità di governare. Le dinamiche di corte si sono fatte più intricate, i rapporti di potere hanno subito scosse profonde e ogni episodio ha lasciato la sensazione che la serie fosse pronta a reinventarsi ancora una volta.

Successo di critica e riconoscimenti

Durante la sua messa in onda, The Great ha ottenuto sette nomination agli Emmy, vincendo il premio per i costumi d’epoca. Elle Fanning e Nicholas Hoult hanno ricevuto candidature prestigiose per le loro interpretazioni, mentre Tony McNamara e Matt Shakman sono stati celebrati per la scrittura e la regia. La serie ha saputo distinguersi per la sua capacità di raccontare la storia con un linguaggio moderno e irriverente.

Nonostante l’apprezzamento della critica, rimane un mistero quanti spettatori abbiano seguito la serie. Hulu, come molti altri servizi di streaming, non ha condiviso dati ufficiali, e la terza stagione non è entrata nella top 10 Nielsen delle produzioni originali più viste.

The Great 4 – Si farà?

Ed è proprio qui che la storia si ferma. Dopo tre stagioni, The Great non avrà un seguito: Hulu ha deciso di non rinnovare la serie per una quarta stagione. La corte di Caterina resta sospesa, congelata in un momento di transizione, lasciando i fan con un finale che non è solo una conclusione, ma anche un invito a immaginare ciò che sarebbe potuto accadere.