Lo Schermo dell'Arte

‘Panorama’ di Amie Siegel, dietro i diorami museali

Sulla distorsione operata dalla scienza occidentale all’interno della realtà museale

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Panorama di Amie Siegel è un documentario d’archivio, presentato al Festival Lo Schermo dell’Arte in anteprima italiana. La pluripremiata artista americana riflette sulla distorsione operata dalla scienza occidentale all’interno della realtà museale. Una distorsione che ha dettato le sorti della ricerca globale.

Abbiamo mai pensato a cosa si nasconde dietro alla riproduzione benché posticcia degli habitat naturali e degli animali nei Musei di Scienze Naturali? Qual è la storia di questi ex-esseri viventi adesso imbalsamati, di cui rimane solo il guscio per nostro diletto e conoscenza?

Panorama (2023) di AmieSiegel – (C)Amie Siegel – Courtesia di Thomas Dane Gallery

Panorama, l’idea

Amie Siegel raccoglie l’archivio video del Museo di Storia Naturale Carnegie, che ha documentato pedissequamente le spedizioni dei propri studiosi tra gli anni 30 e 70. Il rientro da queste battute di caccia “per la scienza”, la catalogazione delle conquiste, l’espoliazione e la purificazione degli animali per adattarli al contesto espositivo, in altre parole tramutarli in statue dalla vita eterna.

Ha inoltre incluso la testimonianza in 16 mm del curioso artigianato pittorico dei fondali, delle rocce, e quello più scultoreo dedicato ai fiori, dedicato ai diorami un po’ vetusti che sicuramente ci sarà capitato di vedere altrove, nei musei più datati. In quegli anni il feticcio era concesso se votato alla diffusione della cultura. Nello specifico, la conoscenza della Madre Terra e dei suoi abitanti, che purtroppo a quanto pare non è servita fino in fondo a sensibilizzare il genere umano alla cura di questi tesori.

Panorama (2023) di AmieSiegel – (C)Amie Siegel – Courtesia di Thomas Dane Gallery

La riflessione oltre il montaggio d’archivio

Il documentario quindi è un lavoro di montaggio di materiale di archivio, per lo più, che si chiude con alcune riprese effettuate ai giorni nostri al museo, dove la regista attraversa proprio quei corridoi e guarda con attenzione i cubicoli e le teche di vetro che ospitano questi animali ormai immortali. Che evidentemente, malgrado le opinabili tecniche di conservazione della fauna, hanno permesso alla loro pelle di arrivare fino a noi.

Tuttavia, questo excursus sulla sete di conoscenza del mondo occidentale, svela anche qualcosa di distorto, fazioso, se non proprio razzista, transitando dal mondo animale al genere umano: le popolazioni locali infatti compaiono anch’esse, forse, come oggetti di curioso interesse. Siamo lontani dell’etnografia responsabile, sebbene ci sia una chiara inclinazione verso quella direzione. Sono anni di transizione e di cambiamento anche per la scienza.

Benché favorisca l’emergere di domande e di riflessioni molto profonde, Panorama ci richiede una certa pazienza. Il suo linguaggio è volutamente lento, pensieroso; si attarda sui dettagli. Per giunta privo di parole, elabora un dialogo complesso con il suono, quantunque affascinante e avvolgente.

È necessario prestare attenzione alle panoramiche che sono spesso il veicolo di una sottilissima critica che raccoglie una certa incredulità e a suo modo un appello ambientalista. Ed è altrettanto necessario guardare questo prodotto di delicata arte visiva, lasciandosi trasportare appieno dalla distintiva colonna sonora.

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