Interviews
Violenza di genere, IA e cinema emergente: la visione di Fabrizio Ferrari per il nuovo RIFF
Published
1 settimana agoon
Dal 21 al 28 novembre, torna il Rome Independent Film Festival, presso il Cinema Aquila e il Cinema Farnese. Per l’occasione, il fondatore del festival, Fabrizio Ferrari, ci ha concesso una lunga intervista in cui ci svela il programma e gli obiettivi di questa ventiquattresima edizione che vanta la direzione artistica di Paul Haggis, 88 anteprime italiane, 13 sezioni in concorso e un’ampia gamma di proposte cinematografiche, con uno sguardo al futuro nella sezione dedicata ai corti realizzati con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.
Focus sulla violenza di genere e sulle opere sperimentali
Com’è cambiata la mission del RIFF nel corso degli anni (se è cambiata)?
Allora, il tema, il focus, la mission principale è sempre quella di promuovere opere prime e seconde per i lungometraggi e soprattutto film indipendenti italiani e internazionali, quindi, diciamo, è rimasta un po’ sempre quella. Per esempio, quest’anno abbiamo questa nuova sezione dedicata ai film realizzati con l’intelligenza artificiale che sembra un tema molto attuale. Sono arrivati circa 100 progetti, ne abbiamo selezionati 10, italiani e stranieri. Diciamo che ci sono dei cambiamenti che sono imposti un po’ dalle tecnologie, però la mission del festival è sempre quella, cercare di coinvolgere un pubblico giovane.
Forse quest’anno abbiamo dato un po’ più di attenzione a opere sperimentali. Oltre a questa sezione dedicata all’intelligenza artificiale, abbiamo, anche in concorso, insieme ai classici titoli, commedie o tematiche sociali, sono molti titoli sulla violenza di genere. Però ecco, sono cose che arrivano, non è che andiamo a cercarle perché vogliamo sottolineare il tema.
Arrivano dei progetti su queste tematiche, ma anche per esempio sull’autismo, sul maltrattamento dei minorenni. Anni fa, agli inizi del 2000, si parlava più di droga o più di olocausto. Adesso le tematiche sono un po’ cambiate, abbiamo anche alcuni documentari sulla guerra, sulla Siria, e poi sono arrivati anche dei progetti, che magari non abbiamo selezionato, su alcuni giornalisti che sono stati uccisi in anni di guerra.
La tematica del RIFF la decidiamo noi del Comitato, però siamo influenzati da quello che arriva. Quest’anno abbiamo voluto dare un pochino un po’ anche ai film un pochino più sperimentali.
Quest’anno avete annunciato che il Premio Oscar Paul Haggis sarà il nuovo direttore artistico. Lui ha apportato dei cambiamenti, degli orientamenti particolari al festival?
Lui è venuto subito a questo festival, lo conosceva già e ha lasciato carta bianca al Comitato della selezione, . Ha voluto vedere, insomma, i titoli in concorso, però non ha obbiettato su nulla. Tra l’altro, ecco, si è proposto di presentare un panel sulla sceneggiatura che sarà al Cinema Farnese, lunedì 24 novembre, insieme a Stefano Bises e Daniele Cesarano.
Mi ha detto che voi proponete essenzialmente quello che vi arriva e che ritenete valido: riesce ad individuare un fil rouge di questa edizione, una tematica particolare, una linea guida?
No, non c’è proprio una linea, come ho detto, abbiamo notato che in concorso ci sono diversi progetti che hanno questo tema sull’identità di genere, abbiamo anche dei titoli a tematica LGBT, un tempo facevamo proprio una giornata dedicata, ma ormai anche su questo tema non c’è più una differenza, non c’è bisogno più evidenziare o sottolineare il tema, perché per noi è normale. Se c’è la qualità, se c’è una storia, se ci sono degli attori, c’è una sceneggiatura e poi c’è una tematica LGBT, gay, lesbo, non c’è differenza per noi. Se devo sottolineare qualcosa, sono questi progetti che evidenziano la violenza sulle donne, che purtroppo è un cancro che continua.
E così anche per esempio anche la tematica ambientale, è un tema su cui, da anni, il RIFF è sempre stato attento. Abbiamo sempre presentato in anteprima documentari dove si parlava di inquinamento petrolifero in Amazzonia.
Il RIFF è sempre stato attento a queste tematiche e poi, per fortuna, continuano ad arrivare perché evidentemente anche i registi sono attenti a questi temi, quindi diciamo che camminiamo proprio di pari passo con l’idea dei registi che poi partecipano al RIFF.
Titoli da segnalare e masterclass
Quest’anno presenterete 88 anteprime; c’è qualcosa che vuole sottolineare di questa edizione?
Io punterei sui titoli stranieri, quelli che hanno più bisogno di visibilità, specialmente a RIFF che è seguito da un pubblico eterogeneo. Abbiamo un’anteprima mondiale che è Eva di William Reyes, che sarà presente in sala, è una coproduzione tra Honduras e Columbia, e parla di un trans che prende in carico e adotta a una bambina. Poi c’è The Anatomy of the Horse di Daniel Toche; c’è anche lui qua a Roma a presentare il film che è in contemporanea con il festival di Torino. E poi per la Polonia, Where Do We Begin?: questa è un’opera prima di una regista polacca.
Anche qui vediamo che, in questi ultimi anni , vengono selezionati molti progetti realizzati da registe donne. Questo non perché vogliamo avere questa parità o queste quote, è perché evidentemente anche le registe riescono a fare dei progetti, a realizzare delle opere che qualitativamente sono alla pari di quelle dei registi uomini. Quindi anche tra i corti e i lungometraggi italiani abbiamo Sole Tonnini, c’è Tecla, abbiamo diverse registe.
In un contesto così competitivo, sempre in evoluzione, come quello dei festival cinematografici, cosa significa realizzare un festival per il cinema indipendente? Come si colloca? È una rassegna che si discosta dai vari festival che cercano il nome altisonante, l’autore già affermato.
A volte vengono selezionati dei progetti molto scarsi qualitativamente solo perché dentro c’è l’attore famoso che porta risonanza. Da quello che sento, per fare polemica se vuoi, da alcuni registri, da alcuni autori, dove prima gli viene proposto il premio. Poi se l’autore o l’attore non va in presenza a ritirarlo, il premio viene consegnato a un altro titolo.
Noi puntiamo sempre sulla qualità, forse il problema potrebbe essere quello che i film, specialmente italiani, di qualità, riescono fortunatamente da qualche anno a trovare una distribuzione e quindi per noi è più difficile andare a selezionare un’anteprima italiana perché vengono già presentati da altri festival.
Diciamo che per il 90% abbiamo tutte anteprime. Poi ci sono delle eccezioni come per esempio 606 di Tecla Taidelli, che è stato a Venezia, E se mio padre di Sole Tonnini, che è stato a due o tre festival questa estate, però non hanno avuto una proiezione a Roma e abbiamo voluto inserirli perché conosciamo già i registi, perché hanno già partecipato al RIFF con i loro cortometraggi. Ci sembrava opportuno inserire anche il loro primo lungometraggio, proprio perché vogliamo seguire il regista dal suo inizio fino alla realizzazione del secondo film.
Ci sono degli autori esordienti interessanti, dei nomi che vuole segnalare?
C’è Roberto Mariotti che porterà il suo film L’acqua non è mai ferma, è un’anteprima mondiale; è il film d’apertura e Roberto, per esempio, partecipò al RIFF con due cortometraggi 7-8 anni fa, questo è il suo primo lungo e siamo felici di poter presentare un autore che ha già partecipato al RIFF.
Quello di Sole Tonnini non è un’anteprima, è un’anteprima romana, però anche lei partecipò al RIFF. Poi ci sono tantissimi autori di cortometraggi, insomma, abbiamo circa 10 anteprime mondiali tra i cortometraggi italiani.
Tra i lunghi stranieri c’è anche Violent Butterfly, un documentario molto bello, e un altro lungo tedesco Impatience of the Heart di Lauro Cress dove c’è anche un attore italiano che vive adesso in Germania.
I produttori ormai si sentono quasi obbligati a seguire ciò che gli streamer (cioè le piattaforme come Netflix, Amazon, ecc.) ritengono valido. Gli acquirenti seguono quasi ciecamente ciò che dicono gli algoritmi delle stesse piattaforme. Il festival può essere un antidoto, una piattaforma alternativa rispetto a queste dinamiche?
Sicuramente sì, non solo il RIFF ma anche tutti gli altri festival perché, come ben vediamo, alcuni titoli non riescono a trovare poi una distribuzione in sala e riescono invece a fare diverse proiezioni a diversi festival.
I prezzi dei biglietti sono alti, con le piattaforme streaming è logico che la gente preferisce pagare 6 euro al mese di abbonamento a vedersi i film su Netflix. In sala è difficile, il lavoro che noi cerchiamo di fare è creare veramente quell’atmosfera da festival, grazie alla presenza dei registi. Poter vedere un film insieme ad altre persone, poter dialogare con il regista, questo è importante, creare degli eventi all’interno della proiezione stessa anche con degli aperitivi, degli incontri.
Questa edizione del festival prevede speciali, incontri, masterclass?
Prima di tutto, si potranno incontrare tutti i registi che abbiamo in concorso e che saranno a Roma. Poi abbiamo delle masterclass gratuite, quindi la prima sabato con Roberto Forza, direttore della fotografia, poi c’è questo panel con Paul Haggis, abbiamo fatto un panel anche sull’intelligenza artificiale e per ultimo un pitch con i finalisti della sessione sceneggiature del RIFF e con Antropica.
Un festival per il pubblico
Qual è il tipo di accoglienza che si aspetta per questa edizione e secondo la sua esperienza, da parte dei giovani c’è l’entusiasmo di prendere parte a queste iniziative cinematografiche?
È molto difficile perché innanzitutto a Roma ci sono tantissimi eventi, tantissime cose da fare, poi perché i giovani, come ben sappiamo, ormai stanno tutti sul cellulare, però il nostro pubblico è molto giovane rispetto ad altri festival della capitale. Abbiamo coinvolto scuole di cinema, scuole pubbliche medie superiori con delle promozioni su riduzioni di biglietti e stiamo anche cercando di organizzare un servizio di babysitting al Foyer del Cinema per le giovani coppie o meno giovani che hanno dei bambini. Cerchiamo di fare quello che possiamo per coinvolgere un pubblico più ampio.
Parliamo di Roma, allora Roma che, per molti è il cuore del cinema. In questo momento come la colloca, cioè come vede la capitale… è sempre una fucina creativa interessante?
Forse anche troppo, perché soprattutto per alcune rassegne che si accavallano e non rispettano le necessità di altri festival. Diciamo che siamo tutti concentrati in questo periodo dell’anno, ottobre, novembre, dicembre, perché i finanziamenti per chi fa bandi di concorso si sanno solo in quest’ultimo trimestre dell’anno. Mentre invece il primo quadrimestre dell’anno, poche attività culturali, specialmente per quanto riguarda il cinema, perché non si sa se avranno dei finanziamenti o meno pubblici.
Una domanda personale e poi la lascio andare. Volevo sapere qual è il tipo di cinema con cui lei è cresciuto, o che lei ama seguire? C’è un genere, un autore particolare che ha anche influenzato la sua formazione, la sua vita?
Io amo moltissimo i film ispirati a storie vere, E poi amo molto Robert Redford, lo stesso Paul Haggis. Quando ha accettato questa offerta come direttore artistico , mi sono andato a rivedere tutti i suoi film bellissimi. Amo qualsiasi film che mi possa commuovere alla fine. Poi dipende dalle giornate, sai? Adesso che ho finito il festival non vedo l’ora di vedermi thriller o film di fantascienza. Mentre invece poi ci sono altri periodi in cui preferisco film con tematiche sociali e i film di Robert Redford.
Guardo tutto meno le commedie francesi, amo tutto. E comunque sia, da quando ho cominciato poi il festival, quindi nel 2000, ho scoperto i documentari. Nel programma del RIFF tra i documentari, abbiamo The Sami Song of Survival di Iara Lee, su questo popolo Sami, allevatori di Renne , che vive nel nord d’Europa, in Norvegia. Poi c’è She di Parsifal Reparato, che è stato Locarno, adesso sta girando questa settimana al Festival dei Popoli; è un documentario che parla di queste donne che vengono sottopagate e lavorano con degli orari osceni in Vietnam per delle fabbriche di telefonini. Insomma, un sacco di cose da vedere.