FilmMaker Festival

‘Il viaggio di ritorno’: la vita a volo d’uccello

Uno sguardo sulla vita, dall’alto

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Presentato in concorso al FilmMakerFest 2025 per la sezione Prospettive, Il viaggio di ritorno. Corto documentario del 2025 diretto da Alessandro Guerriero, prodotto da Marechiaro Film e distribuito da Allegorie Film.

Un corto semplice e diretto, che però cela emozioni più sottili. Ma cosa rende davvero unico questo viaggio?

Il viaggio di ritorno – La storia di Francesco

Alle pendici del Vesuvio sorge una piccola colombaia dove risiede la “famiglia Tito”, un gruppo di colombi da gara nutrito e allevato da Francesco Tito. Il documentario segue una sua giornata tipo, durante la quale l’uomo attende il rientro di alcuni piccioni che risultano scomparsi.

Due piccioni con una fava

L’impostazione del film è classica. Francesco introduce e conclude la narrazione, raccontando la sua passione con professionalità ma anche con affetto. In un paio di momenti compaiono riprese frontali, quasi da intervista, mentre illustra pregi e difetti dell’essere “allenatore” di piccioni. Le inquadrature alternano momenti più statici, simili a confessionali, ad altri decisamente più dinamici, esplorando sia l’una che l’altra tecnica.

Quando il regista segue Francesco, non appare come un osservatore esterno. Lo sguardo della macchina da presa media quello di un protagonista invisibile ma presente sul luogo: si sofferma su un piccione, poi sul volto di Francesco che parla, quindi si lascia attirare dai movimenti in fondo alla stanza.

Ne emerge una regia imprecisa, ma forse volutamente.

L’allenatore

Il documentario, prima ancora di descrivere e narrare, immagina. Particolarmente evocative sono le soggettive dei piccioni. Una visuale a volo d’uccello – letteralmente – permette allo spettatore di percepire il mondo dal punto di vista del piccione mentre sorvola i terreni attorno alla colombaia, prima di tornare a casa.

È inevitabile chiedersi se il titolo, in relazione all’essenza stessa del volare del piccione, possa rappresentare Francesco. La dialettica tra andare e restare è spesso osservata dall’uomo, che resta affascinato dalla capacità dei colombi di trascorrere anni lontano da casa riuscendo sempre a ritornarvi.

Da questo punto di vista, il documentario indaga anche la personalità di Francesco e la sua doppia identità: di giorno lavora come dipendente in un caseificio locale, di pomeriggio è allenatore di una squadra estremamente competitiva di piccioni da gara, ereditata dal padre.

Molte informazioni vengono trasmesse attraverso una narrazione visiva passiva, che ricorda alcune inquadrature di Rosi nel suo storico Sacro GRA. Alcune riprese suggeriscono che Francesco abiti ad Acerra, mentre la scritta “Caseificio Verazzo” sulla sua t-shirt conferma il contesto lavorativo. In questo modo lo spettatore è chiamato a mettere insieme i dettagli per ricostruire l’identità dell’uomo.

Uccel di bosco, uccel di gabbia

Nel complesso, Il viaggio di ritorno è un piccolo studio su un’attività inusuale e curiosa. Più che spiegare la professione, il film cerca di restituire in maniera evocativa la vita di chi la pratica e il legame profondo che instaura con essa. Attraverso immagini soggettive, inquadrature delicate e momenti di osservazione silenziosa, il documentario trasmette la dedizione e la passione di Francesco.

In definitiva, Il viaggio di ritorno invita lo spettatore a riflettere sul rapporto tra libertà e appartenenza, tra il desiderio di esplorare e il bisogno profondo di ritornare a casa.

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