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Abbas Fahdel a Bari con ‘Tales of the Wounded Land’

La proiezione si svolgerà mercoledì 19 novembre al Cinema Splendor

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Nell’ambito della rassegna di Apulia Film Commission Registi fuori dagli sche(r)mi, il 19 novembre il regista e sceneggiatore Abbas Fahdel sarà a Bari per presentare Tales of the Wounded Land. La proiezione si svolgerà al Cinema Splendor alle 20:45. A introdurre il film e dialogare con il regista, già collaboratore dei Cahiers du cinéma, saranno Luigi Abiusi (il manifesto) e Giona A. Nazzaro, direttore artistico del Locarno Film Festival dal 2021.

Il film è valso a Fahdel il Pardo d’argento per la miglior regia al Locarno Film Festival 2025. In una nota, il regista ha descritto così il documentario: “Il mio film nasce dal bisogno di raccontare una guerra che ha distrutto le nostre case e le nostre vite e di mostrare che, nonostante tutto, anche tra le rovine continuano a fiorire umanità e resilienza”.

Tales of the Wounded Land

Come riporta il sito ufficiale del Festival, il film è una cronaca intima della guerra che per un anno e mezzo ha sconvolto il Libano. Tales of the Wounded Land cattura la vita quotidiana delle vittime della furia bellica: attraverso le voci di amici, parenti e vicini testimonia la perdita, la migrazione e i fragili sforzi per guarire, ricostruire e conservare la dignità nel dopo-distruzione.

Apulia Film Commission presenta Tales of the Wounded Land come “uno dei film politicamente più incisivi oggi in circolazione. L’opera si configura come una testimonianza lucida e poetica degli eventi e delle distruzioni raccontate nel film, ambientate nel sud del Libano a partire dal 2024 e legate agli avvenimenti successivi al 7 ottobre 2023. Il film restituisce immagini che – secondo la prospettiva dell’autore – non hanno trovato spazio nei media: un contrappunto serrato di esplosioni riprese anche in split-screen, distese di calcinacci, corpi e vite travolte dal crollo delle case. Un archivio visivo che non documenta soltanto, ma interroga. […] uno sguardo che si amplia fino a diventare riflessione sulla guerra, sulla violenza e sulla possibilità – fragile e indispensabile – di esorcizzarle attraverso il cinema, di opporre resistenza con il gesto del filmare”.

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