Appena 2 minuti e 24 secondi bastano al regista francese Nicolas Russeil per costruire una favola fantascientifica brillante e vorticosa, resa ancora più sorprendente dalla sua genesi: l’intero film nasce, infatti, dall’immaginazione del figlio Alexandre, 6 anni, che ne è autore, narratore e persino compositore della colonna sonora.
Russeil utilizza l’intelligenza artificiale non come scorciatoia tecnica, ma come strumento creativo per dare forma visiva alla fantasia inesauribile del bambino, trasformando un gioco nato tra le mura di casa in un’opera cinematografica selezionata nella sezione (R)Evolution AI del RIFF2025.
Space Falls on Earth: un’apocalisse a misura di bambino
La trama è semplice: la Terra viene minacciata da alieni ostili, i Demorthunetians, gigantesche cavallette dorate capaci di controllare lo spazio stesso. Convinti che gli esseri umani siano creature malvagie, vogliono far crollare lo spazio sulla superficie terrestre.
Ma, come in tutte le fiabe per bambini, intervengono i buoni: i Tatsylvians, alieni dalle sembianze di orsi viola, che proteggono la Terra avvolgendola in uno scudo. Lo spazio collassa, esplode, si ricompone. Il pianeta è salvo per sempre, e gli orsi-alieni possono lasciare la Terra.
È un’apocalisse che non fa paura, perché raccontata attraverso la voce limpida e spontanea di chi vede il mondo senza minacce: un bambino.
Lo sguardo infantile come cuore narrativo
Questo punto di vista infantile è il cuore del film. Alexandre non cerca coerenza narrativa o realismo, ma costruisce il racconto con la stessa libertà con cui disegna o inventa storie: nel suo immaginario di bambino un orso viola è buono, mentre l’oro metallico degli alieni cattivi richiama probabilmente immagini assorbite da film, videogiochi o cartoni animati, come Star Wars.
Non c’è desiderio di perfezione né volontà di spiegare: tutto è raccontato così come appare nella sua mente, in un flusso naturale che Russeil conserva il più possibile intatto. Anche la musica, intonata dal bambino stesso nella narrazione, è parte integrante di questo universo ingenuo e potente.
L’AI come strumento di espressione creativa
Il cortometraggio diventa così una riflessione implicita sul potenziale dell’intelligenza artificiale, soprattutto per i più piccoli.
Space Falls on Earth mostra come la tecnologia, lungi dall’essere solo un rischio o una minaccia, possa diventare uno strumento accessibile, capace di abbattere barriere tecniche e trasformare l’immaginazione di un bambino in un oggetto filmico vero e proprio.
La micro-narrazione sci-fi (alieni, minaccia cosmica, salvataggio finale) si presta perfettamente a questo esperimento: condensata, immediata, fulminea, eppure sorprendentemente efficace nel suo ritmo serrato.
Una piccola apocalisse che fa brillare l’immaginazione
Russeil dimostra che l’animazione contemporanea non ha sempre bisogno di grandi budget né di lunghe durate per funzionare: basta un’idea chiara, la freschezza dello sguardo infantile e l’uso consapevole degli strumenti digitali.
In un’epoca in cui il cinema sembra ossessionato dalla fine del mondo, Space Falls on Earthrestituisce l’apocalisse alla sua dimensione più umana: quella del gioco, della fantasia, del “vincono sempre i buoni”. Ricorda agli adulti ciò che spesso dimenticano — che lo stupore è ancora possibile, e che vedere il mondo attraverso gli occhi dei bambini è un esercizio creativo fondamentale, oggi più che mai.
Breve, tenero, immaginifico, il cortometraggio di Russeil è un esempio concreto di come l’AI, se guidata dalla sensibilità umana, possa diventare un ponte tra generazioni e un motore di creatività pura.
Per scoprire Space Falls on Earth e gli altri titoli selezionati, è possibile consultare il programma completo del Rome Independent Film Festival 2025.