Domenica 16 novembre il FilmMaker Festival ha presentato il cortometraggio Unidentified, diretto dal regista italiano Francesco Zanatta.
Il film racconta il Progetto Blue Book, uno studio sugli avvistamenti UFO compiuto dall’Aeronautica americana tra il 1947 e il 1969. Le ricerche, che avevano analizzato tra le mille e le duemila segnalazioni, avevano trovato una spiegazione alla maggior parte di queste, ma circa settecento erano rimaste irrisolte, appunto “unidentified”.
Il film come metafora della ricerca
Zanatta raccoglie la documentazione ufficiale delle indagini e divide il film in tre parti: osservazioni, analisi approfondita, spiegazione. Così facendo, ricrea la struttura degli studi americani, in modo tale che lo spettatore possa sentirsi partecipe, come se avesse un ruolo all’interno del progetto. I documenti sono prevalentemente mostrati tramite frasi scritte e disegni, nessuna spiegazione vocale li accompagna: questo crea confusione nel pubblico, che osserva le informazioni senza poter giungere a una conclusione. L’obiettivo del regista, infatti, è proprio quello di sottolineare il velo di mistero che le ricopre, l’impossibilità di una vera delucidazione.
Immagini conviviali disturbate
Gli studi sono accompagnati da immagini e video del quotidiano dell’epoca, famiglie che mangiano allegramente a tavola, bambini che giocano, ragazzi che posano divertiti davanti alla macchina da presa. Questa scelta registica vuole sottolineare il contesto nel quale avvennero le ricerche, gli anni ‘50 e ‘60: periodo di cambiamenti, di scoperta, ma anche di grande paura per tutto ciò che non si conosceva, che era diverso dall’ordinario. E proprio il modo in cui le informazioni compaiono sullo schermo, andando a coprire quelle immagini conviviali, indica questa presenza misteriosa, qualcosa che esiste, che interferisce, ma che nonostante tutto non si riesce a identificare.
Il vero protagonista: il mistero
Il montaggio gioca in questo film un ruolo fondamentale: le immagini, i testi e i disegni si alternano e si sovrappongono in maniera confusa, talvolta lo spettatore non riesce nemmeno a capire cosa sta osservando. È la rappresentazione dell’ignoto, del segreto, del non identificato. Così come molti avvistamenti restano ancora oggi inspiegabili, anche il film resta nell’oscurità, a simboleggiare tutto ciò che abbiamo davanti agli occhi, ma che non riusciamo a capire.
Una domanda senza risposta
Unidentified offre uno sguardo al passato, a quella voglia e allo stesso tempo paura di conoscere la verità che ha caratterizzato gli anni del dopoguerra, ma che non ha mai veramente abbandonato l’essere umano. È un film che cerca di raccontare un’indagine senza soluzione, quell’ossessione di rispondere a a una semplice, eppure così complicata, domanda: c’è qualcun altro nell’universo oltre a noi?