FilmMaker Festival

‘Di Notte’: la montagna malinconica di Anouk Chambaz

In concorso al FilmMaker Festival un omaggio al paesaggio montano e ai suoi misteri.

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Anouk Chambaz è un’artista e regista nata a Losanna, in Svizzera. Il suo stile si basa sulla contemplazione del paesaggio e degli esseri viventi, così come sul loro rapporto reciproco. Con il cortometraggio Di Notte partecipa al FilmMaker Festival di Milano per il Concorso Internazionale, dedicato alle questioni sociali del nostro tempo.

Una strada di montagna al tramonto. Fredda, malinconica e silenziosa, se non per la ninna nanna intonata dalla protagonista femminile in auto, da sola. Una filastrocca dalle note tristi proprio come il paesaggio: “Oh montagna, ho paura. Piove qui di notte. Piovono le botte”.

La montagna ermetica

Di notte è un cortometraggio dal sapore retrò, girato in 16 mm con una Kodak e poi trasferito su un supporto digitale. La regista ci mostra le montagne goriziane, al confine tra la Slovenia e l’Italia, un paesaggio misterioso che sembra uscito da Twin Peaks. Mentre seguiamo il viaggio solitario della protagonista vediamo strade con tornanti e alberi in autunno che si colorano, oppure perdono già le foglie, mentre la donna guida incessantemente. Non sappiamo chi sia o dove stia andando ma intuiamo una tristezza profonda nel suo sguardo che talvolta incrocia il nostro.

Mentre da un lato la ninna nanna ci culla e sgomenta allo stesso tempo, dall’altro il ticchettio di un orologio scandisce il tempo e l’avvicinarsi del buio, la notte che dà il titolo all’opera. Di notte è un cortometraggio ermetico e dalla difficile interpretazione, proprio come il paesaggio montano crepuscolare. Anouk Chambaz crea un’atmosfera sospesa tra il sogno e la realtà, un’opera surreale carica di mistero e nostalgia.

Un’opera visiva evocativa

Il cortometraggio di Anouk Chambaz è un’opera visivamente suggestiva, che suscita ammirazione, sconforto e una generale malinconia per qualcosa di incerto. Tuttavia, al di là di mostrare il paesaggio del Friuli-Venezia Giulia in un’ottica non propriamente allegra o positiva per il territorio, il cortometraggio si perde forse un po’ troppo nell’estetica, senza approfondire alcun tema in particolare e lasciando lo spettatore interdetto su ciò che ha appena visto.

Detto ciò, l’atmosfera onirica assieme allo stile vintage creano un’opera artistica che, pur rinunciando a una narrazione esplicita, riesce comunque a lasciare un segno grazie alla sua forza evocativa. Di notte non offre probabilmente tutte le risposte che lo spettatore cerca alla fine della visione ma restituisce perfettamente il fascino misterioso della montana e dei suoi silenzi.

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