Presentato in anteprima nazionale nella sezione Prospettive del FILMMAKER FESTIVAL 2025, Manual of Self-Destruction di Elisa Baccolo ci immerge in un mondo soggiogato dall’intelligenza artificiale e dalla solitudine. Nel suo nuovo cortometraggio, la regista riflette su un presente che assomiglia sempre più a un futuro distopico.
Manual of Self-Destruction: il reale che si unisce alla fantasia
Dopo aver scoperto che un modello di intelligenza artificiale altera sistematicamente i suoi autoritratti, rimodellandoli secondo canoni di bellezza irraggiungibili, la protagonista E. inizia a sospettare che dietro quelle immagini “migliorate” si nasconda qualcosa di più inquietante. Quel perfezionamento digitale, infatti, sembra soltanto l’ultima incarnazione di pressioni estetiche già radicate nella nostra società: un meccanismo subdolo che trasforma standard tossici in un ideale patinato e apparentemente neutrale.
Inquietudine digitale: l’IA che ridefinisce la bellezza
A metà tra Ex Machina di Alex Garland e Ghost in the Shell di Mamoru Oshii,Manual of Self-Destruction genera, fin dalle prime immagini, una profonda inquietudine. Un sentimento provocato da delle immagini all’apparenza perfette, bellissime, ma che hanno qualcosa di alieno. Sono immagini generate da un’intelligenza artificiale. Il documentario si struttura come un dialogo con un Chatbot che afferma di essere l’unica soluzione concreta alla solitudine. Questa voce artificiale ci accompagna in un percorso che promette di colmare il vuoto emotivo, ma che presto si trasforma in un’analisi dell’impatto che l’intelligenza artificiale ha sulla nostra psiche. Il Chatbot propone una sequenza di stimoli visivi appartenenti alla nostra quotidianità, ma che messi in prospettiva ci fanno dubitare di cosa sia reale e cosa no. Cosa è creato dal’AI? Cosa no? La felicità che vediamo sugli schermi è reale? E la bellezza — ora modellata da algoritmi — sta diventando un nuovo standard impossibile, definito da un computer?
La voce del ChatBot come specchio dell’anima
Queste sono alcune delle domande che ci pone Manual of Self-Destruction. Sembra un futuro inevitabile, distopico, fatto di scelte inutili, di creatività smarrita e di solitudine celata.
Ma poi, in maniera sottile, ci viene ricordata una cosa: siamo noi. Noi cerchiamo la bellezza, nascondiamo la solitudine e creiamo standard inarrivabili.
“Non sono le macchine a minacciare il tuo lavoro, è la tua mancanza d’immaginazione.”
Il corto si chiude con una presa di coscienza: il ChatBot è uno specchio. Uno specchio di noi stessi, siamo gli dèi che hanno creato la macchina a propria immagine e somiglianza e l’hanno elevata a essere onnisciente. Ci rivolgiamo a ciò che è meccanico per risolvere problemi umani, dimenticando che siamo noi gli esseri viventi.
Manual of Self-Destruction, distribuito da SayonaraFILM, è stato proiettato lunedì 17 novembre al FILMMAKER FESTIVAL 2025.