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‘Il Grande Gatsby’ di Clayton: il fascino di un adattamento fedele e malinconico

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L’operazione di Clayton è chiara sin dai primi minuti: la regia accompagna lo spettatore dentro un mondo fatto di memorie, dettagli e sguardi sospesi, adottando un passo narrativo lento, introduttivo e cerimoniale. E’ come se volesse far respirare ogni passo dei personaggi ancor prima di portarli al centro del dramma.

Clayton segue con rigore l’intelaiatura del romanzo, ma preferisce concentrarsi sulle crepe emotive dei personaggi più che sulla semplice successione degli eventi. Il rapporto tra Gatsby, Daisy e Tom diventa il fulcro pulsante del film: un intreccio di desideri, rimpianti e menzogne che porta a far emergere, scena dopo scena, l’illusione fragile su cui si regge il sogno americano.

Un triangolo amplificato senza tradimenti: il finale ritrova la sua verità

L’intensità del triangolo Gatsby-Daisy-Tom viene amplificata ulteriormente, ma senza mai tradire l’essenza del testo. Anzi, Clayton resta sorprendentemente fedele a Fitzgerald, tanto da includere anche la figura del padre di Gatsby nel finale, spesso dimenticata ma che fa riacquistare immediatamente il proprio peso emotivo.

La memoria dipinta: la fotografia come cuore emotivo

La fotografia di Douglas Slocombe è probabilmente il vero cuore del film. Le immagini richiamano la pittura francese di James Tissot e degli impressionisti americani: con interni luminosi, superfici che brillano, figure ritratte come se emergessero da un ricordo più che da una scena reale. C’è una qualità pittorica che trasforma ogni gesto in un frammento congelato nel tempo. Basti pensare alle tazzine che brillano nella scena del tè tra Gatsby e Daisy: un luccichio che non è estetismo fine a se stesso, ma il riflesso di un desiderio che sta per riaccendersi.

In questo modo, il film diventa un ricordo fatto di immagini e parole. Ogni inquadratura suggerisce più di ciò che mostra; ogni sguardo e ogni dialogo sono carichi di un passato che è lì, esiste e lo spettatore – che può solo immaginarlo – ne è consapevole. Questi elementi rendono la pellicola come uno degli adattamenti più fedeli e malinconici del romanzo, rendendolo un film dal fascino immortale.

 

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