Body Freak è un cortometraggio realizzato dal regista colombiano Jorge Luis Velandia, insieme a Santiago Pérez e Andrés Felipe Cifuentes. Presentato nella sezione (R)evolution AI del Rome Independent Film Festival, esplora il potenziale creativo dell’animazione generata dall’intelligenza artificiale, proponendosi come una piccola incursione in un territorio in cui tecnica e immaginazione iniziano a sovrapporsi in modi sempre più sorprendenti.
Body Freak
Due astronauti pelosi e colorati viaggiano nello spazio alla ricerca di casa. Quando la loro navicella rimane senza carburante, i protagonisti chiedono aiuto alla centrale di controllo, ma qualcosa va storto: vengono risucchiati in un vortice di salti dimensionali che li trasforma in modi sempre più bizzarri. Alla fine riescono a raggiungere la loro destinazione, ma il viaggio costa loro una metamorfosi indesiderata: hanno assunto la forma di creature tristi e detestabili, ossia gli esseri umani.
Body Freak come nuovo linguaggio dell’animazione
Il cortometraggio di Jorge Luis Velandia si configura come un esperimento pionieristico sull’uso dell’intelligenza artificiale applicata all’animazione.
L’obiettivo, come dichiarato dagli autori, è testare come la tecnologia possa liberare il cinema dai suoi limiti materiali, aprendo nuovi orizzonti espressivi. L’AI non è qui un semplice supporto tecnico, ma un mezzo per superare vincoli produttivi e abbattere barriere operative, consentendo di concentrarsi sull’immaginazione pura e trasformando la macchina in un’estensione della mente creativa.
Il corto esplora le potenzialità espressive dell’intelligenza artificiale e la sua capacità di generare forme, mondi e metamorfosi altrimenti irrealizzabili. Body Freaksuggerisce un possibile futuro cinematografico in cui immaginazione e algoritmo convivono in modo sempre più stretto, soprattutto nel campo dell’animazione, da sempre terreno privilegiato per la sperimentazione tecnologica.
Un universo estetico psichedelico e in continua mutazione
Sul piano visivo, Body Freak colpisce immediatamente: un universo che mescola pulsazioni psichedeliche e fantascienza pop di nuova generazione. L’immagine prodotta è accattivante, densa di texture digitali, e le mutazioni continue trasformano il viaggio dimensionale in un’esperienza estetica ipnotica.
La qualità visiva dimostra concretamente ciò che l’intelligenza artificiale può offrire all’animazione contemporanea, soprattutto in termini di velocità produttiva e libertà formale.
Tuttavia, a fronte di una resa visiva che cattura l’attenzione e di un concept che mostra del potenziale, il corto lascia intravedere i limiti di una narrazione ancora embrionale: la trama, infatti, è ridotta all’essenziale.
Se la qualità visiva fosse stata accompagnata da una storia più strutturata, Body Freak avrebbe potuto ampliare la portata simbolica della metamorfosi finale, rendendola più incisiva e significativa.
Una sperimentazione promettente, ma ancora incompiuta
In definitiva, Body Freak è una sperimentazione interessante ma incompiuta, un piccolo manifesto sulle potenzialità dell’intelligenza artificiale nel cinema d’animazione.
Se in futuro l’immaginazione visiva trovasse una controparte narrativa più solida, potremmo trovarci davanti a nuove forme di racconto cinematografico, in cui tecnologia e creatività si fondono davvero.