Rome Independent Film Festival

‘Magdalena Hausen: Frozen Time’: come fotografare il vento

Le fotografie non sono memorie del passato, sono ricordi di un sé che è andato per sempre perso.

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Come si fotografa il vento? Come si coglie la sua fugacità e come si trasmette la sua tempra, talvolta gelida e tagliente, altre volte calda e travolgente?

Nel passaggio secolare dell’immaginario fotografico di Magdalena Hausen: Frozen Time, il regista Yannis Karpouzis ricerca una forma artistica risolutiva all’enigma.

In concorso documentari al Rome Indipendent Film Festival.

Come fotografare il vento

Magdalena Hausen: Frozen Time ripercorre la vita della fotografa tedesca: una vita battuta dal ritmo della macchina fotografica e il rumore bianco della camera scura.

Karpouzis dirige una danza per immagini fisse che ricostruiscono un archivio immaginifico, una creazione finzionale di una vita minuta e al contempo straordinaria.

Seguiamo il passaggio del tempo nella vita di Magdalena, tra Berlino Ovest e i fiordi, tra amori familiari, artistici e sentimentali, nella costante ricerca di comprendere il filo nascosto che collega l’atto fotografico alla cattura mnemonica, lo scorrere del tempo al passaggio del vento.

Ho cominciato a fare fotografie sperando di poter tenere il mio presente in continuità con il mio passato. Più invecchiavo più capivo che non sarebbe stato questo il caso.

Recita nel film la voce immortale di Hanna Schygulla (Le lacrime amare di Petra Von Kant; Falso Movimento) che incorpora l’incoscio biografico di Magdalena, guidandoci in una ricerca di senso tra il passaggio biologico della vita singola e i grandi cambiamenti politici che attraversano la Germania del secondo dopo guerra, tratteggiati dalla lotta alla depressione singola e collettiva e a attimi di luce riflessa.

Il vento diventa così desiderio di controllare il proprio tempo, che ci sfugge costantemente. Tentare di fotografarlo per intercettarne il passaggio, per fermare l’inevitabile spostamento dall’atto presente al ricordo passato.

Il vento diventa però anche spinta di movimento politico: il tempo di tutti, un tempo che scorre comune, che non divide ma connette gli sforzi e le paure di ieri con le speranze di oggi.

Fotografare il vento come azione politica, della Hausen, come sforzo sperimentale, di Karpouzis, e come traccia narrativa che solleva e travolge, accompagna e accoglie.

Chi è Magdalena Hausen?

Magdalena Hausen era una fotografa tedesca diventata famosa per essere riuscita a immortalare il vento in una fotografia.

Recita così la sinossi di Magdalena Hausen: Frozen Time.

Se si cerca però chi fosse Magdalena Hausen nel tempo del racconto filmico le domande saranno più delle risposte.

Sembrerebbe che nei passaggi fotografici prevalentemente in bianco e nero, che vibrano come posseduti da energia propria, Magdalena voglia piano piano scomparire davanti ai nostri occhi. Svanisce nella lotta politica per dimenticare la lotta personale. Si mostra nelle sue zone d’ombra più intime, nelle sue relazioni e nel suo lavoro come scheletro di sè. Allo stesso tempo ci sembra che mai siamo stati così lontani dal comprenderne l’esistenza, il suo vero passaggio sulla terra, coperto da un ricostruzione completamente finzionale per storia, suoni e immagini.

E’ mai esistita la fotografa tedesca Magdalena Hausen? O è la sua stessa esistenza il passaggio del vento?

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