In the box è il cortometraggio di Francesca Staasch, in concorso al Rome Independent Film Festival nella sezione National Short Competition. Staasch dirige e scrive la sceneggiatura di quest’opera, prodotta dal celebre attore Lino Guanciale, sul tragico labirinto che attraversano le persone dopo un grave lutto.
La regista e sceneggiatrice torna al RIIF dopo il successo di Un Futuro(2016), scritto con Valeria Belardelli e finalista nella sezione Storie per il cinema, e di Camilla non sta bene, commedia dark al femminile sulla depressione che ha vinto il premio RIFF 2020 per Soggetti di lungometraggio. Con In The Box, lo sguardo si sposta su un tema altrettanto delicato, tragico e personale.
Intrappolati nella scatola
Marco (Lino Guanciale), Zoe (Giulia Schiavo) e Laura (Sara Borsarelli) sono legati da un destino infausto, intrappolati in un labirinto di fragilità e tormento interiore. Per sopravvivere al proprio dolore mettono in atto strategie di difesa tossiche e di autolesionismo, un isolamento fisico ed emotivo che alimenta il dolore e viceversa. I tre protagonisti di In The Boxsono intrappolati in una scatola, appunto, da cui non riesco a uscire e in cui nessuno può entrare.
I fiori, simbolo di vita che sboccia e di rinascita, sono il filo conduttore di queste tre storie che invece affrontano il tema della morte. Quelli che Laura cerca disperatamente per il compleanno della figlia che non c’è più, quelli che compra Zoe da esporre nel suo appartamento e quelli che Marco porta con sé per tutto il tempo e non ha il coraggio di lasciare sulla lapide. I primi piani di Marco, Zoe e Laura aprono e chiudono In The Box a simboleggiare la solitudine che li attanaglia, nonostante il barlume di speranza dato dal conforto di sconosciuti compassionevoli.
Il corto di Francesca Staasch, girato con un formato quadrato proprio a ricordare una box, presenta una caratterizzazione dei personaggi piuttosto stereotipata e abbozzata, con sporadici dialoghi didascalici; tuttavia restituisce la disperazione di chi resta e deve affrontare una nuova quotidianità, l’immobilismo di chi ha una vita ancora da vivere ma rinuncia in favore di un’assenza insostituibile, ma anche la rabbia e i sensi di colpa che animano chi deve perdurare.