Una voce narrante ci racconta una storia che la maggior parte delle donne conoscono ormai molto bene, per sentito dire o in prima persona: una storia d’amore all’apparenza idilliaca che finisce per trasformarsi in un incubo di umiliazione e violenza.
The Land of Wanting More è un cortometraggio in concorso alla ventiquattresima edizione del Rome Indipendent Film Festival, nella categoria International Short Competition. Scritto e diretto da Marianna Rantou, attrice e regista di origine greca, l’opera propone un’intima riflessione su cosa vuol dire essere donna, sull’amore, sulla violenza e sulla sessualità. Come se stesse leggendo le parole di un diario privato, la regista dà voce a tutti quei pensieri che tormentano la condizione femminile, dalle aspettative sociali al desiderio sessuale.
Un cinéma vérité personale e femminile
Lo stile registico di Rantou si pone a metà tra il cinéma vérité e gli home videos dal sapore retrò: attraverso le riprese a mano la regista mostra degli spaccati di vita quotidiana al femminile, in compagnia o in solitudine, con primissimi piani di volti reali carichi di storie ed emozioni.
Per una manciata di secondi entriamo nella vita di una serie di donne che vediamo ridere con amiche o colleghe, lavarsi i denti, ballare, piangere o semplicemente uscire dalla doccia. I loro corpi, spesso nudi, sono mostrati senza vergogna e malizia, come semplice contemplazione della normalità e dell’accettazione. In The Land of Wanting More non vi sono attrici che recitano ma donne riprese in momenti intimi, quotidiani o addirittura in imbarazzo davanti alla telecamera; giovani, anziane, diversamente abili, insomma Venere nei suoi mille volti e corpi differenti.
Un amore come una gabbia
Quando la persona che ami e sostiene di amarti inizia a farti sentire una prigioniera all’interno della relazione, il desiderio di libertà diventa un bisogno essenziale per la sopravvivenza.
È questa la storia raccontata in The Land of Wanting More, una favola che pian piano non si fa solo distorta ma addirittura soffocante quando il partner si rivela possessivo, violento e pieno di rabbia. La protagonista della storia sogna di volare via da questa gabbia, godendosi la propria libertà, distante dalla persona che un tempo desiderava più di sé stessa. Un amore che non si può chiamare tale e che fa riflettere sulla condizione reale che migliaia di donne sono costrette a vivere e dalla quale non tutte riescono a uscire.
La sessualità femminile
Un tema centrale affrontato in The Land of Wanting More è il desiderio sessuale femminile, ancora oggi ritenuto da molti impudico, se non addirittura un tabù della nostra società. È sconveniente parlarne al di fuori dei discorsi femministi e a lungo non è stato considerato possibile a livello biologico.
“If lust provokes fear, female lust provokes terror. It makes people uncomfortable.”
Il cortometraggio riflette proprio sulla natura di tale desiderio, definito primordiale, aggressivo, verace e senza limiti, una forza insopprimibile ma silenziata dalle convenzioni sociali. Queste ultime dettano, ad esempio, il numero di uomini con i quali una donna può andare a letto prima di essere considerata una poco di buono, la cosiddetta “normalità”, giudicando anche il suo corpo, il suo aspetto e i suoi errori.
The Land of Wanting More è una confessione da parte del genere femminile, una rivendicazione del suo diritto di libertà, andando contro convenzioni e restrizioni. Un cortometraggio che fa riflettere su cosa noi definiamo “normale” o “sconveniente”, che non ha paura di affrontare apertamente questioni delicate come l’abuso e il desiderio. Marianna Rantou racconta con coraggio le verità violente che si celano dietro agli amori apparentemente perfetti in un’opera dal carattere artistico quanto reale, uno specchio della condizione femminile nella società odierna.