Si tratta di una produzione indipendente nata nella regione di Puebla, in Messico, e girata tra paesaggi rurali e le coste di Acapulco. Tutto in un perfetto equilibrio tra realismo e poesia visiva.
Dopo essere stato selezionato in diversi festival internazionali, tra cui Shorts México, il film approda anche nella capitale italiana, confermando la forza e l’universalità della sua storia.
Una fuga verso la libertà e verso se stessi
Calvo firma un lavoro intimo e universale, capace di parlare a tutti attraverso immagini silenziose ma evocative. Il suo sguardo, tenero e crudele allo stesso tempo, si posa sui gesti più semplici: camminare, toccare, abbracciare, per rivelare la potenza dell’amore e del perdono.
Il cortometraggio segue il cammino di un uomo evaso dal carcere che intraprende un viaggio per ritrovare suo figlio e portarlo a vedere il mare per la prima volta. Un gesto semplice, ma carico di significato. Il mare diventa simbolo di libertà, redenzione e riconciliazione.
Il film non parla solo di un’evasione fisica, ma soprattutto di una fuga interiore. Quella da una vita spezzata, da un passato pieno di colpe e silenzi. Padre e figlio si ritrovano nel cammino, imparando lentamente a conoscersi, a fidarsi, a condividere un affetto che non ha bisogno di parole.
Attraverso un racconto essenziale e intimo, il cortometraggio affronta il tema della paternità, del perdono e della ricerca del contatto umano, in una società che spesso reprime le emozioni maschili.
Il regista definisce la sua opera come un “road movie dell’incontro”. Un viaggio che unisce due persone divise dal destino, ma legate da un amore profondo e silenzioso, rappresentando un padre che impara ad amare non attraverso la forza, ma attraverso la vulnerabilità. È un tema raramente affrontato nel cinema latinoamericano con tanta delicatezza e sincerità.
Uno sguardo poetico sul Messico rurale
Girato tra le montagne di Puebla e le spiagge di Acapulco, Pies, manos cattura la bellezza e la malinconia del Messico rurale.
La fotografia naturale, firmata da un piccolo team indipendente, trasforma ogni paesaggio in un riflesso emotivo. La terra arida rappresenta la durezza della vita, mentre il mare finale è la promessa di un nuovo inizio.
L’autore utilizza un’estetica sobria e un ritmo contemplativo per raccontare emozioni che vanno oltre le parole. Le immagini delle mani e dei piedi, come suggerisce il titolo, diventano metafore del contatto e del movimento: due strumenti che ci permettono di toccare, camminare, ritrovare la strada verso gli altri e verso noi stessi.
Il progetto nasce come tesi universitaria di Paco Calvo, realizzato con risorse minime ma con grande determinazione. Il regista ha scelto di lavorare con una piccola troupe di attori locali, tra cui il giovane Antonio Villa, interprete del figlio, la cui recitazione naturale conferisce al film un forte senso di autenticità.
L’anima indipendente del film
la priorità del film era preservare la libertà creativa, evitando imposizioni esterne e mantenendo intatta la purezza del racconto. Un approccio che rispecchia perfettamente lo spirito del Rome Independent Film Festival, da sempre dedicato alla valorizzazione del cinema indipendente e dei nuovi autori emergenti.
La selezione di Pies, manos al RIFF rappresenta un momento di svolta per il giovane autore messicano. Il festival romano, punto di riferimento internazionale per il cinema indipendente, accoglie ogni anno film provenienti da oltre cinquanta Paesi, dando spazio alle voci nuove e ai linguaggi più coraggiosi.
In questo contesto, il corto emerge come una perla di sensibilità narrativa, in grado di emozionare il pubblico con la sua semplicità. La storia, pur radicata nel contesto messicano, ha una potenza universale: parla del legame familiare, della possibilità di un perdono anche quando sembra troppo tardi.
Al centro di Pies, manos c’è la ricerca di libertà. La libertà fisica del protagonista, ma anche quella interiore di chi cerca di ricostruire un legame spezzato. Attraverso i gesti, il regista ci ricorda che la libertà non è solo un luogo da raggiungere, ma un sentimento da riscoprire dentro di noi.
Il mare, ultimo orizzonte del film, diventa così un simbolo di rinascita. È un finale che commuove senza parole, lasciando allo spettatore il tempo di respirare, di riflettere e, forse, di perdonare.
Alla fine, Pies, manos è una carezza visiva. Un film che invita a camminare, a perdonare e a sentire. Con pochi mezzi e molta sensibilità, PacoCalvo realizza un’opera che ricorda perché il cinema esiste. Per raccontare l’umanità nella sua forma più semplice e vera.
La sua partecipazione al Rome Independent Film Festival non è solo un riconoscimento artistico, ma un segnale importante: il cinema indipendente continua a essere la voce più sincera e necessaria del nostro tempo.