Rome Independent Film Festival

‘Arte Sciopero’: il gesto radicale di Galeazzo Nardini

Published

on

Il documentario ripercorre la vita di Galeazzo Nardini, artista italiano nato a Pescia nel 1938 e scomparso nel 2016.
La cifra della sua opera è rappresentata da un gesto-idea: lo “sciopero”, o meglio l’azione performativa quotidiana che Nardini avviò a partire dal 1976, quando chiuse temporaneamente la sua galleria “m³ 151 Spazio Alternative 2” a Montecatini Terme e smise di vendere opere tradizionali per dedicarsi a scrivere la parola “SCIOPERO” su qualunque supporto (fazzoletti, giornali, rotoli, tele).

Nel corso del film vengono utilizzati materiali d’archivio (fotografie, super 8, video) e vengono raccolte testimonianze di persone che lo conobbero o gli furono vicine, fra cui la figlia Hélène Nardini, che conduce il racconto.

 

Tra arte, politica e provocazione: il valore di Arte Sciopero

Arte Sciopero propone un artista di confine, non facile da incasellare, e mette in luce un concetto radicale: trasformare l’arte in pratica quotidiana, performativa, sovversiva rispetto al mercato dell’arte. Questa tensione fra “creare” e “non-vendere” apre lo spettro verso riflessioni sul ruolo dell’artista, sull’autonomia, sul rifiuto del sistema.

L’uso dell’archivio è ben calibrato: le immagini assistono la narrazione senza risultare didascaliche, permettendo di comprendere non solo il “cosa” ma anche il “come” dell’azione di Nardini. La presenza della figlia come guida narrativa dà una dimensione intima al racconto. Il documentario introduce uno sguardo che non è solo biografico, ma quasi poetico. Il gesto ripetuto di scrivere “SCIOPERO” assume il valore di mantra, di ossessione creativa che appare visivamente potente grazie alla varietà dei supporti utilizzati: dalla tela al tovagliolo.

Sebbene si tratti di un artista attivo dagli anni ’70, il tema dell’“art strike” : dello sciopero dell’arte come rifiuto, come disinnesco del mercato; ha ancora oggi una forte valenza critica, soprattutto in un contesto in cui l’arte viene sempre più interconnessa a speculazione, collezionismo, brand. Il film invita a interrogarsi sul valore stesso dell’arte e sulla sua libertà.

Arte Sciopero non è solo un documentario su un artista poco noto al grande pubblico: è un film che punta a risvegliare domande, provocazioni, riflessioni. Qual è il confine tra arte e vita? Quando l’azione diventa opera? In che misura il mercato influenza l’autonomia dell’artista? In questo senso, il film ha valore non solo culturale ma anche “politico” nel senso più ampio del termine.

Dal RIFF una vetrina per l’arte non convenzionale

La presenza in concorso al RIFF- Rome Independent Film Festival sottolinea anche la volontà di dare visibilità a opere che non sono mainstream, ma che apportano contributi originali alla narrazione cinematografica e culturale.

In definitiva, Arte Sciopero è un documentario che merita attenzione. È un’opera che apre finestre. Per chi è interessato all’arte contemporanea, alla performance, ai meccanismi che attraversano il mondo dell’arte e dell’espressione, è una visione stimolante. Può risultare più difficile per chi cerca un racconto “classico” con svolgimento lineare, ma proprio quella difficoltà è parte del suo fascino: l’artista viene mostrato nella sua radicalità, nella sua insistente ripetizione dell’azione.

 

Exit mobile version