Dialoghi della terra dei ghiacci, esordio nel lungo documentario del regista italiano Francesco Leprino, è un’opera intima e contemplativa che intreccia letteratura, poesia e paesaggio in un dialogo silenzioso con la natura islandese. Il film sarà presentato al Rome Indipendent Film festival, che si terrà dal 21 al 28 Novembre nella Capitale.
Una fuga a più voci e un dialogo con Leopardi
Presentato come una “fuga a più voci”, il film attinge al Dialogo sulla natura e l’Islandese di Giacomo Leopardi, estratto dalle Operette Morali del 1824, per confrontarlo con le parole evocative dello scrittore contemporaneo Jón Kalman Stefánsson, uno dei più celebrati autori islandesi. A queste voci si aggiungono le immagini primordiali di una terra “giovane”, modellata da vulcani, ghiacciai e venti incessanti, catturate in una fotografia che esalta la potenza indifferente della natura prima dell’arrivo dell’uomo.
Jón Kalman Stefánsson
Un flusso meditativo orchestrato magistralmente
Leprino non racconta una storia lineare, ma orchestra un flusso meditativo: la voce off recita i testi leopardiani, in cui l’Islandese – figura allegorica di una natura crudele e impersonale – dialoga con l’uomo ferito dall’esistenza, mentre le citazioni di Stefánsson aggiungono un tocco lirico e contemporaneo, evocando la solitudine e la bellezza fragile dell’Islanda moderna. Le sequenze visive, girate in location remote come i campi di lava e le coste battute dall’Atlantico, dominano lo schermo: non c’è narrazione esplicita, ma un invito a immergersi in un paesaggio che sembra sussurrare segreti geologici. La colonna sonora, minimalista e composta da suoni ambientali – crepitii di ghiaccio, rombi sotterranei, echi di onde – amplifica questa immersione, rendendo il film un’esperienza quasi sinestetica.
Una fusione unica tra parola e immagime
I punti di forza risiedono proprio in questa fusione tra parola e immagine: Leopardi, con il suo pessimismo cosmico, trova eco nelle lande desolate islandesi, trasformando un testo filosofico in un lamento visivo sul nostro rapporto con l’ambiente. Stefánsson, con la sua prosa poetica, aggiunge calore umano, suggerendo che la natura non è solo matrigna, ma anche musa. Il ritmo è volutamente lento, quasi ipnotico, ideale per un pubblico che cerca riflessione piuttosto che intrattenimento. Tuttavia, questa stessa lentezza potrebbe scoraggiare chi preferisce documentari più dinamici o narrativi; a tratti, il film rischia di perdersi in un’estetica contemplativa, senza approfondire appieno il contesto storico o ecologico dell’Islanda (ad esempio, il cambiamento climatico che minaccia i suoi ghiacciai).
Un antidoto poetico che invita ad ascoltare
In un’epoca di crisi ambientale, Dialoghi della terra dei ghiacciemerge come un antidoto poetico: non accusa, ma invita ad ascoltare. È un film per chi ama i paesaggi interiori quanto quelli esteriori, e che lascia lo spettatore con un senso di umiltà cosmica. Non è rivoluzionario, ma è autentico e toccante.
È un viaggio essenziale per gli amanti della letteratura e della natura. È un documentario che unisce Italia e Islanda in un abbraccio letterario.