Festival di Roma
‘Illusione’: la Forma opulenta, la sostanza smarrita
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3 mesi agoon
Francesca Archibugi. Un nome che, da solo, è sinonimo di una certa eccellenza autoriale italiana, scolpita dai trionfi ai David di Donatello, ai Nastri D’Argento e ai Globi D’Oro. Forte di questo blasone, la regista torna con Illusione, il suo ultimo, attesissimo progetto presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma.
Illusione Il Punto di Partenza: L’Enigma di Rosa Lazar
Periferia di Perugia. In un fosso viene ritrovata una ragazzina. Indossa un completo d’alta moda ed è bellissima. La polizia sta per portare via il corpo, quando un sospiro la svela ancora viva: si chiama Rosa Lazar, è moldava e non ha nemmeno 16 anni. La sostituta procuratrice Cristina Camponeschi e lo psicologo Stefano Mangiaboschi sono immediatamente chiamati a occuparsi del caso.
L’indagine è più complicata del previsto, perché Rosa non sembra avere coscienza delle brutali violenze subite e copre la verità dei fatti. Dietro la maschera di un’incessante gioiosità emerge un profilo psicologico molto disturbato. Come è arrivata a Perugia questa lolita che non sembra una normale prostituta e che si comporta come una bambina? Per la sostituta procuratrice Rosa diventerà la chiave per un’indagine internazionale su scenari inquietanti. Per lo psicologo sarà un altro tipo di indagine, interiore, che lo porterà a scoprire il vero enigma di Rosa Lazar. [sinossi ufficiale]
Illusione: il cast
Filippo Timi e Michele Riondino in ‘Illusione’
Il film si avvale di un cast composto da interpreti italiani di rilievo. Jasmine Trinca veste il ruolo della sostituta procuratrice Cristina Camponeschi. Michele Riondino è lo psicologo Stefano Mangiaboschi. Angelina Andrei interpreta la ragazza moldava Rosa Lazar, al centro della vicenda. Tra gli altri interpreti, Vittoria Puccini è Susanna Bormioli, Francesca Reggiani è Lavicentis, Aurora Quattrocchi è Suor Lucia, e Filippo Timi interpreta il vicequestore Pizzirò.
La molteplicità confusa
Il lungometraggio soffre di una patologia evidente: l’eccesso di anime e linguaggi che si sovrappongono senza mai trovare un punto di equilibrio. Il probabile intento di orchestrare un thriller corale si traduce in una vera e propria cacofonia narrativa, dove ciascun filo sembra alludere a qualcosa di significativo, ma finisce per smarrirsi nel caos complessivo. Si percepisce in ogni sequenza una fame vorace di temi e complessità, ma al contempo una strutturale incapacità di digerirli.
L’interrogativo che persiste alla fine della visione non riguarda il destino dei personaggi, né le loro scelte o i loro percorsi emotivi, bensì la natura stessa dell’opera. Abbiamo assistito a un film compiuto o a una mera vetrina di intenti? La molteplicità, anziché arricchire, si rivela dispersiva: i linguaggi si accavallano, le tensioni si sfaldano, e ciò che doveva essere un meccanismo calibrato di dramma e introspezione si riduce a una sequenza di frammenti scollegati.
Dinanzi a tanta confusione, cosa resta di quel cinema d’autore tanto acclamato: il capolavoro mancato o semplicemente il nulla mascherato da complessità?
La Dichiarazione d’Intenti: la regista come vettore silente
Nelle Note di Regia, Francesca Archibugi si dipinge come un “vettore silente”, un mero strumento che si limita a “stare zitta” e a farsi attraversare dalla vita dei suoi personaggi: Rosa Lazar, lo psicologo Stefano, la PM Cristina Camponeschi. La genesi del film è nobile: un “trafiletto” di cronaca, il mistero di una ragazzina nel fosso. La regista afferma di aver cercato “ciò che era probabile” e di essersi lasciata “trascinare dai personaggi”, i veri “responsabili o colpevoli della trama”. Eppure, è proprio in questa apparente sottomissione al flusso narrativo che risiede il più grande inciampo del film.
Se è vero che l’intenzione era evitare il “film sociologico” in favore della scoperta umana, il risultato finale è l’opposto: un affollamento di figure che, pur determinando ogni “luce, ogni spazio, ogni movimento di macchina”, finiscono per annullarsi a vicenda. Il vettore non è stato affatto silente, ma eccessivamente loquace e confusionario, travolgendo la fragile umanità del “germe” iniziale (quella “biondina di sedici anni”) in una meccanica di indagine grande e metallica che, di fatto, ha tradito la promessa di autenticità e la spontaneità del “fiotto bollente dei rapporti umani” tanto auspicato dalla regista.
Illusione
Illusione: cast tecnico, produzione e distribzione
Dietro la macchina da presa si conferma la regia di Francesca Archibugi, che firma anche il soggetto e la sceneggiatura insieme a Laura Paolucci e Francesco Piccolo. La direzione della fotografia è affidata a Francesco Di Giacomo, mentre il montaggio è curato da Esmeralda Calabria. Le musiche originali sono state composte da Battista Lena. Alla scenografia troviamo Giada Calabria, ai costumi Catherine Buyse.
Illusione è una produzione Fandango con Rai Cinema, in coproduzione con Tarantula (società lussemburghese), a conferma della dimensione internazionale che caratterizza diversi progetti recenti di Francesca Archibugi. Il film è stato realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, della Regione Lazio e del Lussembourg Film Fund, e girato tra Roma e Lussemburgo. La produzione esecutiva è curata da Domenico Procacci per Fandango, che consolida così il lungo sodalizio con la regista.
La distribuzione nelle sale italiane è affidata a 01 Distribution, mentre la vendita internazionale è gestita da True Colours.