Trieste Science+Fiction Festival
‘Redux Redux’: la ripetizione della vendetta
Irene Kelly a caccia del serial killer della figlia.
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5 mesi agoon
In concorso al Trieste Science + Fiction Festival, Redux Redux di Kevin e Matthew McManus. Il loro terzo lungometraggio è anche la prima produzione della nascente casa di produzione Mothership Motion Pictures, assieme a Michael J. McGarry, Nate Cormier e PJ McCabe. Protagonista del film Michaela McManus, sorella del duo registico, e volto noto della serialità americana (One Tree Hill, The Vampire Diaries).
Il TRAILER – Redux Redux
Redux Redux
Irene Kelly (Michaela McManus) viaggia attraverso universi paralleli a bordo di una macchina del tempo simile a una bara metallica, acquistata sul mercato nero. In ogni dimensione, la sua missione è uccidere il serial killer responsabile della morte della figlia Anna, ancora e ancora, all’infinito. Con la pratica, trovare l’assassino diventa sempre più facile. Ma man mano che Irene si lascia consumare dalla sua sete di vendetta, mette in pericolo la sua stessa umanità.
Il neo-noir-sci-fi dei fratelli McManus
L’aspetto più interessante di Redux Redux risiede nella revisione e coniugazione tra due generi: il neo-noir e la componente fantascientifica del multiverso. Tale approccio consente ai McManus di collocare il film all’interno di una tradizione cinematografica che parte da Blad Runner anni ’80, in cui lo sci-fi amplifica dilemmi morali e, nel caso della protagonista, personali, per poi distaccarsene nel solco della fantascienza indipendente contemporanea.
Difatti nel film l’elemento sci-fi, la macchina del tempo usata da Irene Kelly, non è qualcosa di spettacolare che enfatizza la storia (come avviene in Ritorno al futuro), ma qualcosa di accessorio, un mezzo esplicativo per il fine dell’eroina: passare da un universo all’altro per scovare, trovare e ripetere l’uccisione del serial killer della figlia.
Questo uso contenuto ma cruciale della fantascienza rimanda a opere come Coherence di James Ward Byrkit e The Endless di Justin Benson e Aaron Moorhead, dove la costruzione dei mondi non viene affidata agli effetti speciali (come si nota, Michaela McManus si muove pressoché nella stessa location californiana) ma alla tensione drammatica e alla profondità caratteriale della protagonista.
Michaela McManus al ruolo della consacrazione
E qui entra in ballo il noir antieroico. La madre vendicativa di Redux Redux è un archetipo perfetto del genere: solitaria (fino a un certo punto), ossessionata dalla vendetta, pericolosamente efficace, ma emotivamente devastata. Il cambio di passo nel film, ossia l’incontro con il personaggio della giovane Mia, che richiama più la figura della femme fragile che quella della femme fatale (caratteristica del noir classico), inserisce un’umanizzazione che è la svolta per il viaggio interiore di Irina.
In questa dinamica molteplice tra le due (eroina-personaggio da salvare/madre-figlia), si concretizza la vera unicità del neo noir-sci-fi dei McManus: non più solo una discesa morale nell’abisso antieroico ma la lotta per recuperare quella umanità che la protagonista è costretta a perdere ripetutamente nella frammentazione dei passaggi multiversali. Ne corso del film, quindi, si assiste a una ridefinizione del fantascientifico classico in favore di implicazioni esistenziali più che su dettagli scientifici, e del noir come dispositivo attivato per indagare la perdita e la vendetta nelle molteplici declinazioni del reale.
Perdita e riacquisizione del sé nel multiverso
In Redux Redux, attraverso la sua “macchina-bara”, Irene Kelly attraversa multiversi e linee temporali nell’obbiettivo di vendicare sua figlia e il suo ricordo. Ciò pone il multiverso non solo come spazio del possibile ma anche come ciclo infinito di ferite e dolore, trasformando l’alter ego di Michaela McManus in un’eroina tragica che si alimenta in virtù della continua ripetizione della sua azione criminale. In questo circolo vizioso, il percorso di Irene è dentro un meccanismo narrativo che mira a farle perdere gradualmente umanità, sviando dalla “semplice” missione di vendicare in perpetuo sua figlia.
Affidandosi a un linguaggio proprio dell’horror, il duo registico incasella, tramite diverse sequenze del suo ricordo, il sadismo e l’efferatezza dell’azione sanguinaria della protagonista, concentrandosi, nella prima fase del film, sul suo punto di non ritorno. Un approccio che ricorre frequentemente in Kill Bill di Quentin Tarantino, qui amplificato dall’espediente multiversale.
L’eterno ritorno di Irene
La vendetta in Redux Redux non è solo un gesto, ma un viaggio di regressione e rancore che pian piano consuma la protagonista. Si può inoltre notare come il percorso di Irene nella prima parte venga strutturato come un “viaggio eroico maschile”, mentre nella seconda ripercorre un sentiero introspettivo e tormentato che ridefinisce la sua identità e il suo bivio materiale e interiore tra forza e vulnerabilità. Diversamente da eroine più tradizionali, (Jennifer Lawrence in Hunger Games), Irene Kelly è autoritaria ma spezzata, orientata non a una salvezza collettiva, ma a una continua ridiscesa nel proprio abisso personale.
Ed è l’incontro con la scapestrata Mia, salvata dalla protagonista dallo stesso serial killer della figlia, che riattiva nel film e in Irene un evoluzione-percorso diretta a salvarla dalla propria disumanità. La ragazzina ben presto diventa per l’eroina del film uno specchio, un catalizzatore emotivo, introducendo il ritorno all’affettività perduta che il dolore aveva sospeso, se non istinto. Questo rapporto tra le due, alchemico e pian piano embrionale, tanto da richiamare altre opere, seppur di stampo differente, come Room di Lenny Abrahamson, mette in scena una profonda tensione e poi un’unione tra autodistruzione e luce, dove il legame tra donne diventa il fulcro narrativo e morale del film.
Un film arthouse e audace
E mentre la “macchina-bara” è solo un mezzo, la sua destinazione, i vari multiversi, hanno la finalità di rimettere a Irene la capacità di superare il dolore nella ripetizione, o di negarlo, nei molteplici atti vendicativi contro il serial killer, richiamando il concetto dell’eterno ritorno di Nietzsche. Un uso autoriale dello sci-fi che si discosta dalla sua funzione tradizionale ludica e di intrattenimento, una science fiction, quindi, che diventa una cornice che riflette sul destino e l’etica individuale.
Redux Redux rielabora i codici del noir e dello sci-fi, facendo del multiverso non solo un raggio d’azione ma uno scenario etico-morale che indaga la disgregazione dell’identità e la fa riemergere. I fratelli McManus propongono una rivisitazione, e insieme un’attualizzazione del cinema di genere, dando un nuovo significato ai revenge-movies.