Mentelocale. Visioni sul territorio

‘Domus de janas’: preghiera all’uomo

Tra passato e presente, eredità culturale e responsabilità collettiva

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Al Festival Mente Locale (27 ottobre – 2 novembre), rassegna cinematografica dedicata al racconto del territorio attraverso il linguaggio audiovisivo, approda la Sardegna nella sua dimensione arcaica e mitologica. È quella evocata da Domus de janas, cortometraggio di Maria Vittoria Daquino, con al centro le antiche “case delle fate” prenuragiche disseminate sul suolo sardo.

Domus de janas

L’incipit del film, introdotto dal gioco infantile “acqua, fuocherello, fuoco”, ci conduce anche sul piano visivo dal mare alle cavità rocciose — le domus de janas, appunto — proprio nell’anno in cui l’UNESCO ne ha riconosciuto il valore universale. Dure grotte scavate nella pietra, nate come sepolture collettive, quindi spazio di comunicazione tra questo e l’altro mondo. Dure, come le parole pronunciate dalle Janas, le antiche protettrici del luogo, che si rivolgono a un “voi” umano colpevole di averlo profanato.
Domus de janas si configura così come un duplice gesto: omaggio e ammonimento, preghiera e rimprovero rivolti a chi, negli ultimi decenni, ha violato quelle tombe millenarie spinto da avidità e distruzione. Una litania attraverso cui invocano rispetto, denunciano lo scempio, ammoniscono con la grazia e la ferocia del mito. Perché le fate, ci ricordano, sanno donare ricchezza ma anche vendicarsi del male, con la leggerezza di una carezza mortale.

Frammenti di memoria privata in dialogo

Il racconto di Daquino si costruisce su due piani intrecciati: materiali d’archivio provenienti dalla Cineteca Sarda — pellicole di famiglia, frammenti di memoria privata — si fondono con le riprese contemporanee delle grotte. Flash simbolici scandiscono il film: un cavallo ferito giace sul suo sangue, il fuoco divampa e consuma il verde. Immagini che condensano la violenza umana e la distruzione generata dal desiderio di possesso. Un dialogo visivo e narrativo tra antico e moderno, tra natura e progresso, che diventa riflessione sul nostro rapporto con il tempo, un invito a riconsiderare il significato di eredità culturale e di responsabilità collettiva. 

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