Attualmente in concorso al Film Festival dei Diritti Umani di Lugano, Whispers in the dabbas è un lungometraggio diretto da Garin Nugroho. Al centro della pellicola il regista indonesiano mette il tema della denuncia sociale verso un governo corrotto che appoggia i ricchi e sfrutta i poveri.
L’avvocata degli innocenti
Protagonista di Whispers in the dabbas è Puspa, giovane avvocato alle prime armi che si occupa di casi di poco conto. Lei sceglie di difendere persone povere accusate di reati minori, ma minacciate di pene spropositate. In particolare, la trama si concentra su quattro storie, tutti “clienti” della giovane. Puspa difende una donna condannata per un furto di noci di cocco, un contadino accusato di aver ostacolato il commercio del mais, un agricoltore a cui è stata espropriata la terra. Inoltre, la giovane si vede costretta a difendere il suo stesso fratello, un fotografo perseguitato perché combatte contro l’allevamento illegale di gamberi.
La vocazione di Puspa per la legge giusta ha radici profonde: suo padre era stato incarcerato durante il regime del nuovo ordine. Mentre, però, il fratello ritiene che tutto sia diverso, Puspa si rende sempre più conto che l’abuso giuridico vive ancora, nonostante le riforme.
Whispers in the dabbas, una scena del film
‘Whispers in dabbas’, un film che denuncia
Whispers in the dabbas è un film semplice solo in apparenza, in quanto si fa portatore di temi attuali e anche universali, seppur ancorati alla realtà indonesiana. La pellicola, attraverso la messa in scena di casi giudiziari reali e documentati, vuole muovere una denuncia verso il governo.
Il governo che viene rappresentato è, infatti, corrotto, e cura gli interessi delle multinazionali, sfruttando i poveri e le risorse naturali. Il suo fine ultimo non è il benessere del popolo, ma il potere politico ed economico. Il sistema politico indonesiano viene qui paragonato a una dittatura, anzi, al regime del nuovo ordine. Nonostante i passi fatti avanti, si riconferma quella massima generale che emerge in molti lavori della letteratura.
Come scriveva Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo: “tutto deve cambiare perché tutto resti uguale”. In Whispers in the dabbas, nonostante le riforme, nulla cambia davvero per i più indifesi.
Whispers in the dabbas, una scena del film
Puspa, un simbolo di resistenza
Puspa non è soltanto la protagonista, ma anche il filo rosso che unisce le diverse storie. Giovane, idealista e determinata, rappresenta la voce di chi non ha voce. Ogni episodio ruota intorno a lei e alla sua lotta per la giustizia.
Il film utilizza un espediente metacinematografico efficace: Puspa fotografa i suoi clienti, quasi a volerli presentare al pubblico come personaggi di una pièce teatrale. In questo modo, lo spettatore viene coinvolto in prima persona, come testimone diretto delle loro vicende.
Simbolicamente, Puspa porta ai suoi assistiti del cibo in una dabbas — il tipico contenitore metallico indonesiano — che diventa metafora di vita, cura e sopravvivenza.
Con uno stile sobrio ma potente, Whispers in the Dabbas è un film che sussurra alla coscienza dello spettatore, fino a trasformarsi in un urlo collettivo contro l’ingiustizia.