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50 giorni di cinema Firenze

Lo schermo dell’arte 2025: Firenze tra cinema e confini

Dal 12 al 16 novembre il festival di cinema e arte contemporanea da non perdere!

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La 18ª edizione de Lo Schermo dell’Arte, festival di cinema e arte contemporanea, torna alla “50 Giorni di Cinema a Firenze” con una selezione di film d’artista e documentari sull’arte contemporanea.

50 Giorni di Cinema a Firenze: svelata l’edizione 2025

Modalità di svolgimento

Il Festival Schermi d’Arte, uno degli appuntamenti più attesi nel panorama della cultura italiana, aprirà i battenti dal 12 al 16 novembre 2025, trasformando le sale del Cinema La Compagnia e vari spazi urbani in un laboratorio vivace di immagini, narrazioni e riflessioni critiche. Diretto con passione da Silvia Lucchesi, il festival non è solo un ciclo di proiezioni, ma un ponte tra cinema e arte contemporanea, che quest’anno dedica un’attenzione speciale all’artista marocchina Randa Maroufi, esplorando temi di confine, genere e migrazione attraverso il suo potente linguaggio visivo.

Per chi non potrà raggiungere Firenze, il festival offrirà una finestra digitale: dal 12 al 23 novembre, le proiezioni saranno disponibili in streaming sulla piattaforma MYmovies ONE, tramite il canale dedicato “Lo schermo dell’arte”. Un’opportunità che democratizza l’accesso all’arte contemporanea, permettendo a un pubblico globale di immergersi in un programma che intreccia documentari, film-saggi, installazioni e realtà virtuale.

Focus su Randa Maroufi

Il Focus su Randa Maroufi: Voci dal Confine

Cuore pulsante dell’edizione 2025 è il focus sull’opera di Randa Maroufi, artista nata a Casablanca nel 1989 e oggi basata a Parigi. Maroufi, che ha partecipato al programma VISIO nel 2022, utilizza video, fotografia e installazioni per dissezionare le dinamiche politiche dei corpi nello spazio pubblico, con un’attenzione particolare alle questioni di genere e alle migrazioni forzate. I suoi lavori, spesso radicati in contesti postcoloniali, diventano specchi di tensioni globali, dove l’immagine si fa strumento di resistenza e denuncia.

Cinque film della Maroufi saranno proiettati in anteprima italiana o mondiale, offrendo un viaggio cronologico dalla sua opera d’esordio alle produzioni più recenti. Si parte con The Park (2015), un ritratto ipnotico di giovani intrappolati in un parco divertimenti abbandonato a Casablanca: le immagini, ispirate ai flussi dei social network, catturano un senso di sospensione tra infanzia e disillusione, in un paesaggio urbano decadente che evoca le promesse tradite del modernismo africano. A seguire, Stand-by Office (2017), presentato per la prima volta in Italia: qui l’artista documenta la vita precaria dei rifugiati del collettivo We Are Here ad Amsterdam, confinati in un ufficio fatiscente. Le inquadrature claustrofobiche e i suoni ovattati amplificano l’assurdità burocratica della loro condizione, trasformando uno spazio di lavoro in una prigione invisibile.

Il trittico del 2019 esplora confini fisici e simbolici. Bab Sebta ricostruisce con maestria le dinamiche al valico di Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco, epicentro di traffici illeciti di manufatti e sogni di passaggio. Le donne, protagoniste silenziose, incarnano la resilienza contro le barriere geopolitiche. In Barbès, invece, Maroufi ribalta gli stereotipi di genere: figure femminili occupano piazze parigine storicamente maschili, adottando posture e atteggiamenti “mascolini” per rivendicare lo spazio pubblico. Infine, L’MINA, ambientato nella città mineraria di Jerada, segna il debutto mondiale dell’artista alla Semaine de la Critique di Cannes, dove ha vinto il Leitz Cine Discovery Prize for Short Film. Questo ultimo lavoro, un saggio visivo sulle eredità coloniali del lavoro estrattivo, fonde archivi storici e testimonianze orali, rivelando come il sottosuolo marocchino custodisca memorie di sfruttamento ancora vive.

Il focus non è mera celebrazione, ma invito al dibattito: Maroufi ci costringe a interrogare chi detiene il diritto di muoversi, di occupare, di narrare. In un’epoca di muri e flussi migratori, i suoi film sono atti di cartografia emotiva, dove l’arte diventa strumento per ridisegnare i confini dell’umano.

Bab Sebta

L’Opening Night: Echi Coloniali e Archivi Ribelli

La serata inaugurale del 12 novembre promette un’immersione profonda nella memoria storica. Aprirà Non-Aligned Newsreels: Fragments di Mila Turajlic, un documentario live prodotto appositamente per il festival. Turajlic, regista serba nota per il suo approccio archeologico agli archivi, scava nei cinegiornali jugoslavi degli anni ’60 e ’70, intrecciandoli con storie orali dei movimenti di liberazione africani. Il risultato è un collage frammentario che illumina i legami non allineati tra Balcani e Africa postcoloniale, celebrando solidarietà perdute in un mondo sempre più polarizzato.

A chiudere la serata, la prima italiana di L’arbre de l’authenticité (2025) di Sammy Baloji, artista congolese che trasforma la ricerca storica in poesia visiva. Il film-saggio ripercorre le spedizioni scientifiche belghe nel bacino del Congo negli anni ’30, focalizzandosi sull’albero di mogano – simbolo di “autenticità” coloniale – e sul suo ruolo ecologico odierno. Baloji, con la sua estetica ibrida tra animazione e found footage, denuncia l’estrattivismo passato e presente, legando deforestazione a narrazioni razziali. Proiettato alla presenza dell’autore, questo lavoro apre una riflessione urgente sul decolonizzare l’immaginario ecologico

L’arbre de l’authenticité (2025) di Sammy Baloji

VISIO 2025: Giovani Visioni in Movimento

Ma non on manca il consueto spazio per le nuove generazioni. VISIO 2025, curato da Leonardo Bigazzi, è il programma dedicato ad artisti under 35 che sperimentano con le immagini in movimento. La XIV edizione introduce il VISIO Production Fund, un fondo da 35.000 euro per finanziare nuove opere, in partnership con il Centro Pecci, In Between Art Film, FRAC Bretagne e Human Company. Tra le anteprime, spicca La Defense III-Demons to Diamonds (2024) di Valentin Noujaïm: terzo capitolo di una trilogia, questo film indaga i suicidi nel quartiere finanziario de La Défense a Parigi, trasformando statistiche tragiche in un’indagine poetica sul capitalismo alienante. Le immagini, tra glitch e slow-motion, evocano diamanti forgiati dal dolore urbano.

Ancora più atteso è Afternoon Histories (2025) di Peng Zuqiang, in prima mondiale. Una meditazione sulla storia del formato cinematografico 8,75 mm in Cina, che mescola memorie personali e archivi dimenticati. Zuqiang, con il suo approccio minimalista, riflette sulla fabbricazione delle immagini come atto politico, in un contesto dove la censura plasma la memoria collettiva. VISIO non è solo proiezioni: include workshop e incontri, favorendo un dialogo generazionale che potrebbe plasmare il futuro dell’arte audiovisiva.

Visio 2025

Realtà Virtuale e Mostre: Un Immergere Totale

Per chi cerca esperienze immersive, il festival propone installazioni in realtà virtuale firmate da Valentina Furian e Claudia Losi. Le opere saranno esposte alla Strozzina di Palazzo Strozzi per tutta la durata dell’evento. Nate dal progetto PNRR “ONFOODS” e dal Centro studi Officine Creative dell’Università di Pavia, queste opere indagano il nesso tra umani, animali e sistemi alimentari. Furian esplora catene trofiche virtuali, mentre Losi crea paesaggi sonori interattivi: un invito a ripensare l’alimentazione come ecologia relazionale, in un’epoca di crisi climatica.

Il programma dei film si arricchisce di ulteriori titoli. Da documentari su migrazioni a sperimentazioni narrative – che, pur non dettagliati qui per brevità, completano un mosaico di voci globali. Orari e sale precisi saranno annunciati prossimamente sul sito ufficiale.

Realtà Virtuale e Mostre: Un Immergere Totale

Non solo un festival

Schermi d’Arte 2025 non è solo un festival: è un manifesto per l’arte che osa interrogare il presente. In un mondo saturo di immagini effimere, eventi come questo ricordano il potere del cinema di fermare il tempo, di dare voce ai silenziati. Firenze, crocevia di storie millenarie, si conferma tempio dell’innovazione, dove il passato illumina le urgenze del domani. Non perdete l’appuntamento.

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