È potente, intenso e commovente, il corto Choice, del regista Crnogoroski, presentato il 7 ottobre, a Sedici Corto International Film Festival (Forlì 3-12 ottobre 2025).
Choice
Ana (Sara Sandeva), una giovane donna, in compagnia di Eva (Eva Velic), la deliziosa figlioletta, entra in un ospedale e, trafelata, chiede della sala esami. Le indicano un corridoio e, giunta allo sportello, un’algida impiegata le dice di attendere.
Ana entra in una stanzetta, si sdraia e la ginecologa, la sottopone ad un’ecografia. Mentre digita stancamente al computer la informa che una settimana fa sono cambiati i protocolli che regolano gli aborti e che, in nome delle nuove disposizioni, lei è di quattro giorni oltre il termine stabilito dalla legge e pertanto non può più abortire.
Ana ribatte che ha dovuto attendere la disponibilità dei medici a visitarla e, con forza, ribadisce che vuole abortire.
La dottoressa le comunica che l’unica chance che le si offre è attendere che sia convocato un comitato etico-medico.
“Loro devono dare a me il permesso sulla mia vita, sul mio corpo?”
Mai doma, Ana si reca a uno sportello e ritira il modulo per il comitato. L’impiegata le comunica che, in ragione della nuova legge, il comitato si deve ancora formare e che impiegheranno almeno due mesi per valutare le richieste arretrate. Le suggerisce, infine, di rivolgersi a un assistente sociale.
Con Choice, Crnogoroski mostra il dramma di una donna che lotta per affermare il suo diritto ad abortire
Ana entra in una stanza e trova l’assistente sociale che sta placidamente riposando su un lettino. L’uomo la interroga e le formula alcune domande di rito. Infine, taglia corto e le comunica che non ha i requisiti per abortire, previsti solo se la gravidanza è conseguenza di uno stupro, di un incesto o di malformazione fetale.
Ana comprende che è inutile insistere e firma la rinuncia a voler abortire.
Nonostante dentro le stia scoppiando il cuore, Ana si prende cura di Eva, è dolce con lei, le regala timidi sorrisi e quando la piccola le dice che ha fame, estrae dalla borsa una succosa merendina.
Nella scena successiva, si reca con lei, in uno scantinato, dove l’accolgono due medici che, dopo averle chiesto di pagare anticipatamente, si apprestano a praticarle un aborto clandestino.
Il finale non può essere che tragico.
Un corto che vede sfilare un campionario di disumanità
Con pochi tocchi, Crnogoroski racconta il dramma di una donna, vittima di una nuova legge, che le impedisce di essere sottoposta all’aborto già programmato.
La memoria non può che non andare ai film che raccontano altre donne che decidono di abortire (Trust di Hal Hartley, Le cose che so di lei di Rodrigo Garcia Marquez, Sunlight Jr. di Laurie Collyer).
La bellezza di questo corto non è solo nella palpitante recitazione della Sandeva, ma nella netta contrapposizione tra il dramma che sta vivendo la protagonista e l’insensibilità e la mancanze di empatia del personale con il quale è costretta a interfacciarsi.
La ginecologa, algida come un ghiacciolo, non prova ad accogliere il suo dolore e, al termine della visita, la saluta con un sarcastico: “Buona giornata”.
Campione di freddezza è, poi, l’assistente sociale che quando Ana gli dice che non è sposata, commenta con uno sferzante “Mi dispiace”. Non pago, le si rivolge e aggiunge:
“Lo sa quante mamme aspettano anni prima di avere un bambino?”
Il finale duro, disarmante e disperato non può che rimandare, inevitabilmente, a 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni di Christian Mungiu.
A coronare, infatti, questa galleria di spiazzante disumanità, i medici che l’accolgono in una stanzetta spoglia e disadorna, difforme da quella di una camera operatoria, che, senza neppure salutarla, le chiedono brutalmente dei soldi.