Mentelocale. Visioni sul territorio

‘Ci sedevamo sul tappo – Porto Rotondo il borgo inventato’ di Anna Testa

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Di che parla Ci sedevamo sul tappo – Porto Rotondo il borgo inventato di Anna Testa, presentato al Mente Locale Visioni sul territorio?

Antico porto romano, per secoli, quest’area marina della Gallura, era rimasta incontaminata. Isolata dal mondo, come il resto della Sardegna, era una zona considerata dagli stessi sardi, legati alla tradizione contadina, una zona povera, poco redditizia per l’agricoltura, al punto da essere data in dote alle donne.

Bonificata dalla malaria, la zona circa sessant’anni fa attira l’attenzione dei conti Luigi e Nicolò Donà Della Rosa e dell’Aga Khan, che acquistano i terreni, che appartengono ai Deiana, famiglie galluresi, tutte con lo stesso cognome.
Dotati di gusto e amanti della bellezza, i conti Luigi e Nicolò Donà Della Rosa affidano ad Andrea Cascella il compito di creare la piazza, divenuta poi famosa per il “tappo”, una costruzione circolare, in granito.

I conti invitano, poi, Emmanuel Chapalain a costruire una strada – che lo scultore arricchisce con la raffigurazione di enormi pesci colorati – e danno mandato all’architetto Gamondi di erigere delle abitazioni,  arricchite con una vegetazione, tipica della macchia mediterranea.
Porto Rotondo nasce così, sessanta anni fa, senza alcuna inserzione pubblicitaria. I Donà Della Rosa, regalano  un appartamento in piazzetta a Ira Furstenberg, nipote di Gianni Agnelli, e un altro a Virna Lisi.

In breve tempo,  sul finire degli anni ’60 – ’70, Porto Rotondo diviene meta di vip: Tognazzi, Gassman, Villaggio, Salce, Ferreri, Monicelli, Wertmuller, Panatta, Pietrangeli, Florinda Bolkan

Da area incontaminata a colossale operazione immobiliare

In quegli anni, il mare diventa un formidabile veicolo economico per i sardi, e quelle terre sulla costa, nei pressi del neo-nato Porto Rotondo, considerate infruttuose, da un punto di vista agricolo, acquistano un valore economico cinque volte maggiore di quelle dell’entroterra.

In realtà, al tempo, quei terreni furono acquistati per niente, anche perché in quell’area bisognava portare l’acqua, la luce elettrica, e costruire le strade. I detti antichi dicono:

“Vendi, guadagna e pentiti.”

Nonostante la mondanità, gli intervistati descrivono Porto Rotondo come un luogo caratterizzato da un’atmosfera rilassata, lontana mille miglia dalla confusione tipica di Porto Cervo e della Costa Smeralda.

A rompere questa atmosfera, definita idilliaca, l’ondata di rapimenti, organizzata dall’Anonima Sequestri, tra il 1976 e il 1996, ad opera del banditismo sardo, (su tutti quelli di Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi), fenomeno che spinse molti vip ad abbandonare Porto Rotondo.

A dare il colpo definitivo all’area, il faccendiere Flavio Carboni, che, per conto di terzi, compra i terreni intorno, dando vita a una cementificazione selvaggia.

Un archivio geografico

Un doc ricco da interviste, foto d’epoca, materiali di repertorio, con da due scene tratte dall’episodio La camera, tratto dal film Le coppie, diretto da Alberto Sordi che, con la moglie Erminia, in vacanza, fa tappa a Porto Rotondo.

La regista lascia molto spazio alle testimonianze di Luigino Donà dalle Rose, di Chiara Donà dalle Rose – figlia di Nicolò, scomparso dopo la tragica morte del figlio -, di Carolina Rosi e dello scrittore Marcello Fois, che racconta come la creazione di Porto Rotondo, ha lasciato in molti sardi, l’amaro in bocca.

Un doc gradevole e interessante che ha, però, il limite di ammantare di un alone quasi mitologico una colossale operazione immobiliare.

 

 

 

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