Middle East Now

‘Têtes Brûlées’ : della Vita e della Morte

Al Middle East Now Festival

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Al Middle East Now,  Têtes Brûlées, avvincente debutto della regista Maja-Ajmia Yde Zellama, è il ritratto  di una gioventù multiculturale e unita, con cui ci confrontiamo ogni giorno nelle nostre città.

8 OTTOBRE 2025 – Middle East Now

Il film è stato presentato in prima mondiale nella sezione Generation 14plus della 75ma Berlinale 2025 dove ha ricevuto una menzione speciale della giuria. 

A Bruxelles, la dodicenne Eya vive una vita vivace circondata dall’affetto della sua famiglia musulmana di origini tunisine. Ha un rapporto molto stretto col fratello venticinquenne Younès, e trascorre le giornate al suo fianco circondata da un gruppo di amici che la considerano una di loro. Quando il fratello muore improvvisamente, il mondo di Eya crolla, e la giovane deve trovare un modo per superare questa prova, sostenuta dalla sua creatività e dai legami che instaura con gli amici del fratello.

Têtes Brûlées la rappresentazione del dolore

In Anteprima italiana, il primo lungometraggio di Maja-Ajmia Yde Zellama, immerge lo spettatore nel  doloroso viaggio di una bambina che affronta l’esperienza della perdita. Il racconto si concentra sulla rappresentazione del dolore e sul modo in cui viene affrontato nell’infanzia attraverso una capacità innata di trasformazione delle esperienze negative.

La quotidianità viene bruscamente interrotta (e di per sè questa è già una tragedia per un bambino) e il dramma assoluto irrompe nella vita di Eya, segnando l’inizio del suo processo di elaborazione del lutto.

Zellama gli dedica ampio spazio mostrandone ogni momento: il funerale  nella casa piena di amici, parenti e membri della comunità, il contesto sociale in cui  religione, musica, danza e canti religiosi contribuiscono ad alleviare il dolore . La catarsi avviene attraverso una sofferenza di gruppo e un dolore vissuto con ‘decoro’ e in modo collettivo.

Un film silenzioso

Qui vale il non detto: gli abbracci silenziosi, gli sguardi di empatia, le mani tese ad accogliere e condividere. Non c’è bisogno di dialoghi fitti per raccontare un dolore che annienta tutto il resto.

Zellama si muove discreta nella sofferenza di Eya e le ridona forza attraverso una maturazione graduale e naturale. E’ l’energia dell’infanzia, il superpotere dei bambini di trovare un barlume di serenità anche dove il buio ha invaso ogni cosa, di fare tesoro del dolore ricavandone una rinnovata intraprendenza e voglia di andare avanti nel nuovo. La tristezza non scompare ma impara a convivere con la volontà di creare ancora, di esprimere se stessa attraverso la danza e il proprio corpo ancora vivo.

Messaggio finale chiaro e diretto: l’esperienza della morte di chi  si Ama è soltanto una fase transitoria per chi rimane e la vita trova sempre il suo spazio .

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